Carmela Baricelli.
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I Vinti.
Ovvero
. Il genio oppresso.
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Parte 2.
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1907. Tipografia Succ. Ottani-Bernasconi, PAVIA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da: Paolo Alberti e Catia Righi per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
Aperto a chiunque voglia collaborare, realizza la pubblicazione e la diffusione gratuita di opere letterarie in formato elettronico. Ulteriori informazioni sul sito: http://www.liberliber.it/
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Nota: A questo volume fa seguito un altro romanzo della stessa autrice IL POEMA VENDUTO. OSSIA La vendetta della Giustizia. nel quale si vedr la punizione toccata ai tristi conosciuti in questo volume.
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Indice di questa parte.
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CAPITOLO 16.
 Durante le elezioni.
CAPITOLO 17. Aria pura.
CAPITOLO 18. 
L'insidia.
CAPITOLO 19.
 Il Fato.
CAPITOLO 20. 
Parassita d'anime.
CAPITOLO 21. 
La Conquista.
CAPITOLO 22. Ultimo sogno.
CAPITOLO 23.
 La Gelosia.
CAPITOLO 24. 
La rivelazione.
CAPITOLO 25. Il destino.
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FINE Indice.
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CAPITOLO 16. 
Durante le elezioni.
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Nei giorni seguenti, in Genova, non si parlava che della nuova inaspettata rivelazione d'un genio fino allora disconosciuto, forse deriso; i giornali, cominciando dal Caffaro gi gi fino ai piccoli locali delle provincie, riportavano le lodi, il ritratto di Xenio e squarci di poesia del grande lavoro. Naturalmente, anche i giornali conservatori recavano quei passi che pi esaltavano gli eroismi e i dolori del popolo: finch si tratta di poesia, non fanno tanto gli schizzinosi!
Gli operai del porto, delle officine, dei grandi stabilimenti, gli impiegati d'ogni specie, che avessero avuto l'abitudine di scorrere un giornale qualunque, vi trovavano magnificato il nome di Xenio, e tanto pi il giornale era di minor importanza, tanto pi gli aggettivi erano altisonanti, superlativi. A poco, a poco, si connatur nella mente dei ventimila lettori, che tutta la virt d'eroismo, la generosit e grandezza d'animo mostrata dagli eroi del poema, fossero anche nello stesso autore, che aveva saputo rappresentarle in que' cento personaggi; ed un po' alla volta, la figura del creduto poeta giganteggi cos, nella mente del vulgo grande e piccolo, ch'egli divenne sinonimo d'ogni merito a d'ogni virt.
Xenio stesso ne era confuso. Ma il pi strabigliante si , che ci che avveniva nell'animo de' suoi adulatori succedeva pure in lui: a furia di sentirsi esaltare, si sent davvero degno di esaltazione; si sent e si credette grande al punto, di rammaricarsi d'essere sceso al mercato per comperar la Fama, mentre colle sue sole forze, egli si diceva, avrebbe potuto tanto da trarla a s senza cercarla per altre vie.
Lo potevo fare anch'io un lavoro simile ed anche migliore, pensava nell'intimo de' suoi pensieri, ed oggi queste lodi sarebbero veramente mie; mentre invece.... Maledetti i giuocatori, maledetti i ladri, che trascinano gli uomini onesti nei loro errori. Quel Valerio perverso mi ha cacciata nel cuore una spina eterna; non l'avessi mai visto!
Cos, il tristo, nella sua coscienza deviata, capovolgeva giudizi e fatti, ed incolpava la stessa sua vittima del piccolo turbamento che poteva venire alla sua coscienza, per la vilt di cui era stato capace. Simile all'assassino, che, dopo aver ucciso, insulta la vittima perch si trova macchiato del suo sangue!
Ma.... erano turbamenti passeggeri quelli di Xenio, egli aveva la coscienza troppo corazzata, per poter sentire punture esteriori e in quanto alla sua vita interiore, oh, entrava ben poco in essa! Come tutti i malfattori di qualche intelligenza, non si ripiegava mai su se stesso per trovare la verit e la giustizia ne' fatti suoi ma guardava sempre nel mondo, cercando le colpe altrui per scusare le proprie; trovando vero, buono e giusto solo ci che gli faceva comodo; falso, cattivo e ingiusto tutto ci che poteva contrariarlo od attraversare il suo egoismo; e di giudizi cos formulati nutriva la propria coscienza.
Il rimorso? Che rimorso! Per tanti e tanti, esso non  che una fola, giacch tutto quello che facciano di bene o di male  per essi loro diritto, e quindi, sempre giusto e corretto per la coscienza cieca.
Xenio stabilito, dunque, in se stesso ch'egli non era stato che una vittima di quel giocatore e ladro, ch'era Valerio, si dispose a raccogliere il frutto del valore altrui.
Armida, sempre fredda, incerta, titubante circa la fedelt che doveva serbare o meno al suo fidanzato, leggicchiava, un giorno, come soleva distratta, i giornali che, dopo la delusione provata per Valerio, aveva quasi preso in odio; quando scorse il nome di Xenio. Anch'ella strabigli, non d'incredulit, ch essa non poteva valutare qual fosse pi o meno il valore intrinseco di Xenio, ma di sorpresa, parendole d'essere stata ben sciocca a non aver saputo, fino allora, conoscerne il vero ingegno.
 Ed io che lo credevo vuoto e scimunito come tanti altri suoi pari? Esclam! Chi l'avrebbe detto? Oh se tutte queste belle lodi fossero state tributate a Valerio! Pure un giorno, io le ho lette anche per lui; e me ne sono invaghita; perch dunque non le ho sentite pi? Non le sentir, dunque, pi?
E, se avesse potuto, avrebbe voluto graffiar quel nome di Xenio, per sostituirvi quello che essa preferiva ancora. Il peggio poi fu quando, un supercritico volle far sfoggio di erudizione.... filosofica, confrontando l'opera di Xenio con quella di Valerio, e ne trasse la peregrina deduzione che in Valerio non c'era stato che un getto di fosforescenza luminosa, una specie di meteora senza fonte perenne, lampo fuggevole che abbaglia e passa, per non risplendere mai pi: mentre in Xenio esisteva, come nel sole, la fonte della vita perpetua, splendore di luce propria, effetto e causa insieme della sorgente inestinguibile della vera virt intrinseca.
Dove vanno mai, a cacciarsi le similitudini, eh? Fatto si  che questa ed altre pi strampalate ancora del supercritico genovese e di altri, persuasero Armida che Valerio era finito, e che Xenio incominciava l'ascesa della fama per non finire mai pi. Ma siccome, in fondo in fondo, ella avversava sempre Xenio, cos, quel giorno leggendo quei giudizi se ne mordeva le dita per davvero, dimentica della sua coroncina di contessa.
In quel mentre, un servo le port un biglietto da visita; era Xenio che si annunciava.
Introducetelo, disse Armida, e dite alla contessa che venga qui.
Il servo s'inchin.
Xenio, seduto devotamente dinanzi ad Armida che fingeva di ricamar fiori ad un fine telaio, cura speciale d'una operaia artista che faceva di notte quel che la contessina simulava di fare nel giorno, porgeva galantemente i suoi omaggi alla sfinge:
 Siete venuto per ricevere le mie congratulazioni, nevvero, Conte? Diceva Armida sempre cogli occhi all'ago, che metteva dei punti.
 No, contessina, sono venuto unicamente per dirvi quanto mi dolse di non avervi veduta quella sera tra le invitate; un'amatrice di poesia e d'arte, come voi, mi sarebbe stata d'incoraggiamento e di timore insieme.
 La signora Dei Verington venne colle altre in casa mia, ma io non andrei in casa sua, perch non conosco la sua famiglia. Del resto, Conte, io credo a quel che dicono gli intenditori, e gusto l'arte da profana, secondo l'impressione che ne riceve il mio spirito.
 Ma questo gusto  infallibile, perch emana da un senso fine del bello ed  figlio d'una natura eletta qual  la vostra.
 Oh l'adulatore! ripete Armida profondamente lusingata, e che desiderate da me? perch si direbbe che cerchiate di aprirvi una strada tra i rovi, per giungere ad una meta.
 L'avete detto, signorina, ricorderete quel che avvenne l'ultima sera che fui in casa vostra.
 Pur troppo, e non ho ancor perdonato a Valerio.
 Fate male, signorina, bisogna perdonargli subito, che volete? noi poeti siamo irascibili di nostra natura; abbiamo momenti psicologici terribili, ma in fondo siamo pur sempre i grandi sacerdoti delle idee generose.
 Va bene, soggiunse Armida, perdoniamogli dunque, e poi?
 E poi, desidero sapere da voi se siete contraria alla mia candidatura.
 Io? disse ridendo Armida, e tralasciando di guastare quel bel lavoro, prosegu: Che vi pu importare di me? Che c'entrano le donne? Sapete bene che non sono elettrici!
 Piano, piano, le donne, gi, per fortuna non sono elettrici; ahim! allora avremmo contro di noi tutte quelle furie gialle che escono la sera dai nostri stabilimenti.
 Dite meglio, ergastoli industriali, a piede libero.
Xenio se ne mostr spiacente.
 Ma scherzo, riprese Armida, del resto, che vogliono esse? Sono nate nella miseria e per la miseria, non  gi molto che si dia loro e da mangiare?  I due interlocutori andavano su ci pienamente d'accordo.
 Dunque dicevo, riprese Xenio rincuorato da quell'unisono di sentimenti, fortunatamente non tutte le donne sono elettrici; ma alcune s.
 Oh bella, quali?
 Voi per esempio, voi che avete tanti amici pronti al vostro cenno, tanti contadini sulle vostre terre; tanti servitori nelle vostre case, tanti aderenti, tanti ammiratori della vostra grazia, voi siete elettrice per tutti costoro. Vedete bene, signorina, che siete una potenza elettorale.
A questo punto, entr donna Paola; dopo brevi convenevoli, Armida, come continuando un suo pensiero, esclam:
  vero,  vero, non ci avevo mai pensato; come mai, Valerio non me ne parl sinora?
 Perch non ha ancora i trent'anni, voluti dalla legge e me ne duole, giacch in questo caso, avrei fatti tutti i miei passi in suo favore; ma fra qualche anno, gli ceder il mio posto e quello che io potr, e allora potr assai, per lui sar mia cura e mio orgoglio il farlo per amor vostro, contessa.
 Adagio, conte, interloqu la madre, io non sono stata mai contenta di questo matrimonio, e potrebbe darsi che, allo stringere dei nodi, intervenissi, per il bene di mia figlia, un po' pi energicamente.
Armida, che in altri tempi avrebbe scattato d'ira ribelle contro la madre, questa volta si limit a rispondere:
 Sai, mamma, ormai  tardi, ci che ho promesso, ho promesso; e io ci tengo sopratutto, a mantenere la parola data.
E dando uno sguardo rassegnato a Xenio, prese l'espressione di una vittima della piet e del dovere.
Xenio s'inchin, ma comprese che la fortuna dell'amico volgeva anche qui al tramonto; per non era quello il momento di fare riflessioni diverse: egli allora non voleva che essere deputato, ed alla futura deputazione consacr un sospiro di rammarico per quella condizione di Armida, e uno sguardo ben significativo alla desolata madre. Questa l'accolse e lo pose in serbo per le future battaglie contro la figlia.
 Ebbene, concluse risolutamente Armida, voi dunque volete che diventi vostra elettrice? Giuratemi eterna gratitudine e lo far.  vero, avete detto bene, Conte: se voglio posso qualche cosa; la mamma mi aiuter nevvero?
 Oh! tutti i miei servi, disse costei, se vorranno ancora mangiar del mio pane, e poi tutti i loro amici e parenti saranno per voi, Xenio.
 Grazie, signora, a me basta il saper che loro mi sono amiche e non contrarie nella battaglia che dovr imprendere contro nemici formidabili.
 Oh! I vostri nemici, disse la contessa madre, li conosciamo, sono i capi-banda della gente scamiciata, ed avranno certo per loro Duce qualche amico di.... basta, ma noi opporremo, loro, con tutte le nostre forze, il nobile capo, qual siete voi, della gente per bene; state sicuro, conte, che la vittoria sar nostra.
Xenio trionfava, s'alz, stese la mano alle signore, ed usc coll'aria di chi si accinge, con grande coraggio, a salvare la patria in pericolo.
 Meno male che questa volta sei stata ragionevole  disse la contessa madre alla contessa figlia.
 Non so che tu voglia dire, mamma, credevi forse che dovessi essere scortese in casa mia, e con un gentiluomo del valore di Xenio?
 Ah! non ti par pi quello sciocco scimunito che disprezzavi tanto qualche mese fa?
 No, mamma, ora egli s' rivelato,  un genio, almeno stando a quello che ne dicono i giornali.
 Davvero? Qual fortuna! ora egli , dunque, ricco, nobile e glorioso, che si pu desiderare di pi?
 Ti ripeto, mamma, disse Armida quasi in tono canzonatorio, indovinando il pensiero taciuto di sua madre, ti ripeto che io sono legata dalla mia promessa a Valerio, ed  inutile che tu fantastichi su questo e su quello.
La madre si alz sdegnata, e con un  La vedremo  usc, sbattendo l'uscio dietro le spalle della figlia, che s'era messa di nuovo ad agucchiare lentamente, quasi scherzando co' suoi pensieri, col ricamo, con Xenio, colla madre, con tutti.
Xenio non perdeva tempo, debellata questa rocca, si rec al castello sul quale aveva un assoluto dominio: il palazzo della vedova. Ilda lo attendeva, da pi giorni, con ansia; dopo quella sera, essa non l'aveva pi visto; aveva comperato a decine di copie tutti i giornali che parlavano di Xenio, li aveva letti, riletti, studiati a memoria, come usano fare delle lettere amorose, giunte loro pi care, le nostre buone fanciulle popolane. Poi li aveva inviati, come lieti messaggeri, ai quattro venti della terra, ove ella appena avesse contato un amico, un parente, una semplice, conoscenza.
Non contenta, s'era recata da tutte le amiche vecchie e nuove; le vecchie non le disdegnava perch formavano il coro delle sue ammiratrici pi devote; le nuove la insuperbivano, perch le facevano meglio sentire la sua alta condizione a cui era pervenuta. E a tutte parlava di Xenio, non sapeva parlare che di Xenio, tesserne le lodi, esaltarne i meriti con le parole stesse che aveva lette sui giornali. Ed arrossiva ed ansimava ed impallidiva, cos che, ce n'era anche pi del bisogno per far sapere a tutti ch'ell'era perdutamente innamorata del nuovo poeta.
Intanto per, ella accaparrava voti dappertutto pel suo protetto, promettendo, in pegno, la sua amicizia e quella del conte, il che voleva dire: inviti a pranzi, a feste, a balli; protezione alta e potente per tutti i casi possibili della vita.
Ilda era un galoppino elettorale prezioso, non c'era che dire: sapeva fare la sua parte opportuna con tutti, con donne e con uomini; con patrizi e popolani. L'amore inspirava, e le insegnava la furberia, l'astuzia che spesse volte vince, nella rivalit e nelle lotte, lo stesso ingegno.
Xenio le aveva scritto. Verr fra poco a vedere quanto avete fatto per me, e ve ne sar grato. Ilda si sarebbe fatta in quattro, se l'avesse potuto, affine di meritare la maggior gratitudine che fosse possibile; gratitudine ch'ella immaginava potesse diventare amore.
Quando il conte una sera and da lei, essa quasi svenne della gioia; ei la domin con quello sguardo suggestivo ch' sempre potentissimo in chi, non amando, sa di essere amato.
Appena la vedovella riprese fiato, narr all'amatissimo per filo e per segno, quanto aveva fatto per lui; poi cav da uno scrigno segreto una lista interminabile di nomi; erano tutti voti accertati, assicurati, giurati.
 E come ve li siete acquistati?
 Ma.... in tanti modi diversi, secondo i casi e la condizione delle persone, ora mi sono raccomandata alle mogli, se povere, donando loro un abitino pel figlio; ora ho promesso la vostra protezione per l'impiego, cui aspirava il giovane. A qualche padre, l'aumento dello stipendio. Ai contadini, gnocchi al burro inaffiati di quel buono; ai pi esigenti, ai mediatori specialmente, qualche biglietto di banca.
 Ma non sono andata io dappertutto, sapete? Oh no! ho amiche, servitori; agenti elettorali, guardate, venite con me! Lo condusse, attraverso due o tre sale, ad una porta, dietro la quale si udiva un rumore di piatti, voci basse e risate sommesse.
 Guardate, disse, per questo pertugio.
 Xenio guard: era una specie di tinello, ove una decina di uomini, dai trenta ai sessant'anni, mangiavano avidamente, serviti da quattro donne grassoccie, che accettavano, scherzando, lazzi e pizzicotti. E mano mano, i bicchieri si vuotavano e si riempivano.
Xenio, allevato finamente, per quanta basso di animo, ne sent nausea, e s'allontan con ripugnanza. Ilda comprese:
 Caro Xenio, conchiuse, per arrivare, questa  la via; se non li pigliamo cos noi, li pigliano gli altri, in questo od altro modo, lo so, perch mio padre, prima che io andassi in America, serviva i signori del paese come fanno questi e guadagnava assai, specialmente quando riuscivano eletti, e lo erano quasi sempre.
Cos dicendo, parendole omai d'essere padrona della situazione, cerc la mano di Xenio per stringerla tra le sue; ma egli, proprio in quel momento, port il fazzoletto al naso, e la evit. Ilda, senza addarsi, lo ricondusse nelle sale addobbate di seta, e, vestendosi della poesia dell'ambiente, colse un calicantus fragrante e glielo mise all'occhiello, posandosegli coi profumati capelli sul petto, e intanto gli diceva:
 Faccio tutto per voi, tutto, anche la mercantessa di voti, anche l'amica di quella gente nauseante; amica, s'intende, d'affari, non nel senso che intendete voi poeti. Oh! per voi, Xenio, per vedervi contento, e in alto in alto, io farei ogni cosa che mi fosse possibile e che non vi spiacesse.
Lo guard negli occhi; per la prima volta, Xenio si vedeva dinanzi, personificata in un umile e simpatica donnicciuola, la fedelt del cane; per la prima volta, egli si sentiva idolo stimato e temuto. Tutta la volutt cesarea, della potenza assoluta gli pass dinanzi col profumo di quella schiava adorante, quasi prostrata a' suoi piedi. Si ricord dell'Arbiter elegantiarum del Quo Vadis? di quel famoso patrizio romano, che gust l'amore verace solo quando si sent amato dalla sua bellissima schiava greca; e rievocando tutta quella grandiosa maest romana, si sent in una condizione psicologica analoga a quella del grande Petronio, e se ne inebbri. Dimentic il tinello, la gozzoviglia, i sensali de' suoi voti, la femmina galoppina elettorale; e non vide che la bella schiava del potente romano, abbandonata a' suoi piedi. Si chin su lei: Ilda fremette.
 Mi vuoi bene, adunque? le disse.
 Oh! troppo, rispose la donna, quasi gemendo.
 Non voglio troppo, mi basta cos!....
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Quando la donna si riebbe dal suo svenimento passionale, volle riabbracciare l'amato, ma le linee del volto di lui erano, d'un tratto, divenute rigide; pareva che dopo il soddisfacimento, ella gli fosse d'un tratto divenuta straniera; pareva che un abisso insuperabile si fosse posto tra loro, o che si trovassero ora su sponde opposte, avviati ciascuno su strada diversa.
Perch mai, pensava la donna, ora la guardava con quell'aria di superiorit, quasi di sprezzo? non erano dunque ora divenuti pari? Non era pi, essa, la sua buona amica?
 Parti subito, gli disse?
 Ho fretta, sono aspettato dagli amici; continuate pure cos, Ilda, va bene, ma occorrono voti a migliaia e migliaia, capite?
 Perch quel capite? Di'... dite: capisci.
 Niente affatto, non dobbiamo andare tropp'oltre, non bisogna crearsi troppe illusioni; pur troppo la societ ha le sue esigenze, ed io sono suo schiavo; poi, la gente non deve saper nulla di nulla; guai se ci sfuggisse un tu in pubblico, cadrei nel ridicolo.
 Oh! perch mai nel ridicolo? chiese Ilda timida e sgomenta.
 Basta, siamo intesi, altrimenti non ci vedremo pi. Concluse Xenio stendendole aristocraticamente la mano. E se ne and.
L'innamorata, alla sorda minaccia, non ci rivedremo pi non ebbe pi fiato.  Ho fidato troppo presto, disse, ora  meglio che me lo tenga legato cos; poi..... poi mi amer; e allora, parler diversamente. Certo, certo, dovr pur amarmi; non l'amo anch'io? Non accetta egli il mio amore? non gli son piaciuta? Dunque....?
Cos l'illusa, dopo aver tutto concesso, senza nulla aver chiesto; schiava d'amore senza essere amata, credeva di poter debellare l'orgoglio, l'egoismo, l'ambizione, per forza d'amore e di giungere, per la via dei sensi, ad un cuore, che dell'amore intendeva solo la materia, senza esser capace di sentirne l'intima, profonda essenza, figlia dello spirito e della materia insieme.
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CAPITOLO 17. 
Aria pura.
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Valerio, assistito dalla buona e forte sorella, si era riavuto interamente dal suo abbattimento morale.
 Tu non hai promesso formalmente nulla, gli aveva detto Bianca, e s'anche.... nessuno di noi  tenuto a mantenere promesse che non sono oneste, che sono contrarie alle nostre convinzioni, ci sieno pur esse state strappate in un momento di debolezza e di obblio. Tu non puoi assolutamente sostenere la candidatura di Xenio; egli non  uomo onesto, e non  dei nostri. Neppure possiamo starcene in disparte a vedere; non siamo degli accidiosi noi, noi siamo combattenti, e l'arma al piede non dobbiamo tenerla mai, finch tanti soffrono sperando in noi. Noi abbiamo gettate nel cuore del popolo le speranze, dobbiamo perci coltivarle, sostenerle, nutrirle, appagarle almeno in parte: altrimenti la speranza delusa diverr odio, e l'odio corromper i cuori e li porter alla rovina, mentre noi saremo stati la causa prima dello sfacelo! No, Valerio, se di qui si demolisce, di l si riedifica, solo le forze cieche della natura abbattono le case e lasciano i poveri senza tetto; noi no, noi dobbiamo essere gli angeli ricostruttori della nuova civilt sulle rovine della vecchia, che frana ogni giorno pi sotto i nostri colpi di critica. Ti pare?
 S.
 E dunque ?
 Dunque io non posso impedire che Xenio si presenti agli elettori; posso bene lavorare per i candidati che i partiti popolari gli opporranno.
 E lavorer anch'io, Valerio; non sono elettrice, e non posso parlare ad elettrici, ma ricercher ugualmente molti cuori, e inspirer loro l'amore e la fede nell'avvenire.
 Tu non hai denari da offrire, disse con amarezza Valerio.
 Io dir loro la parola dell'onest, dester in loro la coscienza di cittadini. Oh! Valerio, avessimo anche denari non ne offriremmo, lo sai! Noi vogliamo formare degli uomini di carattere, dei cittadini, non dei docili strumenti del potere.
Valerio aveva nascosto la testa fra le mani; Bianca cap che non ascoltava pi, che pensava forse ad Armida!
 Valerio, disse affettuosamente la sorella, temi per Armida?
 S, ma  mio dovere, rispose il giovane con morale fermezza, fare quanto tu hai detto.
 S'ella t'ama davvero, comprender e perdoner; poi.... come potresti essere felice con lei, s'ella continua a sentire in un modo diverso dal tuo? Tu non puoi assolutamente respirare nel suo mondo, ch' quello di Xenio, quello del principe di Val di Scalve, di Mimosa, della vedova, dei don Juos dei Verington; bisogna bene che tu la tolga di l, che tu la faccia entrare dove vive e pulsa il tuo cuore; ti pare? E questa sar la gran prova s'ella ti ami o no.
 E sar fatale; ma non importa, cos dev'essere! Grazie Bianca, tu prepara la cena, io vado a vedere alla Lega che cosa si decide.
Mezz'ora dopo, un fragoroso nutrito applauso accoglieva l'entrata del giovane poeta nella gran sala, stipata di persone d'ogni condizione ed et, n mancavano le donne. Un oratore, continuando il suo discorso, gridava:
 Noi non vogliamo un deputato che voglia essere deputato per propria ambizione od interesse. Vogliamo un candidato che accetti la carica per lavorare, per far del bene al popolo ed al paese. Che non manchi alle sedute, che sia istruito, abbia una volont ferma e sia onesto, cos nella vita privata, come nella pubblica.
 Vivaaaa!
Un altro oratore aggiungeva: E che ci porti qui un programma di opere da compiersi, ma che siano cose possibili, non promesse da pazzi.
E qui l'oratore si diffondeva a dimostrare le opere che occorrevano al paese, i vantaggi che una buona legislazione sul lavoro avrebbe recato ad operai e contadini; e conchiudeva:
 Compagni, voi avete fame, avete sete e troverete chi in questi giorni vi dar da mangiare e da bere; ricordatevi che quello che oggi vi si dona varr forse poche lire, mentre il vantaggio che ricaverete dall'aver dato il voto a chi andr a cercare non il bene proprio ma il vostro, vi frutter un sollievo, sia pure leggero, ma che vi consoler per tutta la vita. Senza contare che voi tramanderete lo stesso bene ai figli vostri, e sarete stati uomini onesti, dignitosi, non degli asini che portano i proprii padroni al mercato, per ritornarsene pi carichi e pi asini di prima.
 Il Conte Xenio, grid un interruttore, ci promette una ferrovia fra tutti i paesi vicini e che hanno i mercati pi grossi; poi il permesso di far legna ne' suoi boschi.
 Uuh!
 Quali? Quali?
 Poi....
Un urlo coperse le parole dell'intruso.
 Poi, tu sei un venduto, concluse il primo oratore.
 Per una minestra di lenticchie.  Soggiunse un terzo.
 La ferrovia, se occorrer, la metteremo anche noi, Se no, adopreremo i milioni a bonificare le terre.
 Il Conte ha promesso di estendere il Porto, s'arrischi un altro pi coraggioso.
 Compagni, purificate l'aria, grid Valerio.
E gl'imprudenti leader di Xenio furono messi tumultuosamente alla porta.
Si era in famiglia, diamine non potevano essere tollerati estranei.
Dopo tanti altri bei discorsi, pi o meno forbiti di forma, sal al banco Valerio.
Si fece un religioso silenzio; la sua parole dolce, convinta e convincente ritrov la via dell'intelletto di tutti e commosse i cuori.
Dobbiamo soffrire, diceva! per noi e per i figli nostri; ma dobbiamo soffrire per ottenere un bene generale, e non gi colla passivit dello schiavo rassegnato nella misera speranza che al mondo di l si debbano invertire le parti; bens colla fermezza dell'uomo che combatte per un bene conosciuto e combatte senza odio, ma deciso a non cedere; a vincere od a morire.
Non preoccupatevi di oscure e paurose minacce. Dio  assai pi grande di quel che lo facciano i suoi ministri, Dio non  un vendicatore dei mali che permette; egli vi ha data la ragione e la volont, perch vi liberiate voi stessi dei vostri mali; se questo voi non volete o non sapete fare, la colpa  tutta vostra.
L'universo  tutto ordine e bellezza perch governato da leggi di armonia; anche la societ, se vuole ordinarsi a bont e bellezza, deve darsi proprie leggi, ma leggi di giustizia, di equit, di amore per tutti. Vogliate, compagni, queste leggi, ottenerle per mezzo di rappresentanti onesti, buoni, miranti alla felicit materiale e morale di tutti i lavoratori, a costo di sacrificare tutti gli egoismi, le ingordigie particolari e gli imperialismi delle caste. Eleggeteli questi uomini capaci ed onesti, allora i vostri figli vi benediranno.  La guerra?
Vediamo: supponete che domani i Re d'Austria e d'Italia si dichiarino ancora la guerra; ma supponete anche che gli uomini dei due Parlamenti, Austriaco ed Italiano, di comune accordo, perch tale sia il mandato ricevuto dai rispettivi elettori, si alzino e dicano: NO.
Che possono fare i Re? Chi far mai pi la guerra? Cos si pu dire d'ogni altra deliberazione. La volont di ciascuno, e l'unione di tutte le volont, dirette ad un solo fine, ecco il mezzo pi sicuro e pacifico di vincere e stravincere.
L'assemblea tutta, in piedi, commossa, sventolava i fazzoletti attaccati in cima ai bastoni: se i due cacciati prima fossero stati presenti, forse si sarebbero convertiti essi pure. Tutti quegli uomini l rinchiusi, non avrebbero dato il loro voto a Xenio, neppure per una scodella di monete d'oro.
Ma per disgrazia, non erano tutti l, anzi la maggior parte erano in ben altri luoghi; nelle osterie, nelle case, sulle piazze, nelle officine, trattenutivi apposta, oltre l'usato, con assegno di doppia mercede.
Se qui, mille coscienze si formavano o si purificavano sotto la parola logica, incisiva di Valerio e compagni, altrove si promettevano beni immediati che non sarebbero mai venuti, e si faceva scorrere l'argento, e si aprivano tinelli, e si distribuivano buoni per accorrervi.
Era la corruzione esercitata su vasta scala, in alto e in basso, sfruttante l'ingenuit o la miseria; la buona fede o l'iniquit.
I partiti popolari, su proposta di Valerio, avevano proclamato Andrea loro candidato e ne erano entusiasti, perch molto simile a Valerio nell'intelletto ed uguale a lui per cuore ed onest.
Bianca ne ebbe piacere perch ella amava che il valore e la virt dessero i loro frutti; l'ambizione, ella la vedeva solo l ove mancassero la capacit e il merito.
Chi sapeva e poteva doveva guardare in alto ed aspirare alle vette per le quali sentivasi l'ali; e ci anche per l'amore stesso del bene e del vero, ch guai se di essi, se ne fanno paladini i corrotti e gl'incapaci!
Ella amava moltissimo Andrea e il fratello, ma amava pure grandemente la lotta per il trionfo di ogni giustizia, perci i suoi cari, ella li abbracciava nel grande unico amore del giusto, n sapeva separare il pensiero di loro dalla lotta morale, inevitabile nel mondo a tutte le anime buone, che ne vogliono il trionfo. Ell'era, dunque, l'amica, la confidente, la consigliera del fratello e dell'amante in tutte le loro lotte morali e politiche.
Un giorno, vedendo Delfi entrare nella cartiera, lo chiam:
 Amico, gli disse, c' lotta elettorale, a Genova.
Egli sorrise, non credeva nell'efficacia delle leggi sociali, perch diceva esserci sempre modo di eluderle. Io, soggiungeva, me le faccio da me, e le osservo, e se me ne dimentico, i miei operai hanno la libert di ricordarmelo e di chiamarmi all'ordine.
 Ebbene, le rispose, per quel giorno, per chi volete che io voti, Bianca? ditemelo, perch, certo il vostro candidato  anche il mio.
 A voi, caro amico, non dico nulla, voi siete un carattere, ed avete una volont vostra. Io vorrei parlare agli operai della cartiera, radunandoli qui nel cortile.
 Fate ci che volete, Bianca, la vostra parola non potr che renderli pi buoni e pi uomini.
 Grazie.
 Domani passer a trovare il povero Malli; arrivederci, state di buon animo, Bianca, e non affaticatevi troppo.
Gli operai della cartiera, cinquecento circa, erano tutti elettori, perch Delfi non accettava mai alcuno che non avesse il suo bravo attestato degli studi elementari compiuti. E siccome molti ci tenevano a collocare i loro figli nella cartiera, cos quasi tutti i genitori del quartiere facevano compiere ai loro figli tutto il corso elementare, prima di metterli ad un mestiere.
Quella sera, quando furono tutti riuniti nel cortile dinanzi alla villa, Bianca rivolse loro poche ma sentite parole, che qui non ripeteremo, somigliando esse presso a poco, a quelle di Valerio.
Disse fra l'altro: Andrea  ricco s, ma non vi distribuisce denari, perch sarebbe una vilt per s, e un far scuola d'immoralit a voi. Se alcuno ha bisogni o desideri, si rivolga a lui come amico, non come elettore; egli lo aiuter, potendolo, senza chiedergli conto del suo voto, come fa il vostro padrone che non vi chiede mai la vostra fede o politica o religiosa. Se voi, nella vostra coscienza, trovate che Andrea pu rappresentare e fare, non solo gl'interessi vostri, ma anche quelli della giustizia e di tutto il popolo che lavora e che  vostro fratello, dategli il vostro voto; se no, datelo a chi credete possa far meglio di lui l'interesse dei poveri, che  l'interesse vero della nazione, nessuno ve ne chieder conto, n vi vorr meno bene per questo. Badate per di non lasciarvi ingannare dalle parole.
Gli operai la ringraziarono, nessuno di loro avrebbe, dopo quelle parole, dato il proprio voto a Xenio, anzi, d'allora, formarono, in favore d'Andrea, il vivaio della propaganda spicciola e rude che si fa sempre, tra lavoratori, nei giorni affannosi delle lotte elettorali.
Andrea era stato bruscamente tolto a' suoi studi dal voto dell'assemblea, ch'egli accett come un mandato, come una missione della vita; e l'accett nel nome di Valerio, pensando di trasmetterlo onorato a lui, non appena il poeta-filosofo avesse raggiunto i trent'anni voluti dalla legge.
Bianca gli diceva:
 Siamo qui per far del bene a tutti, il non pensare che a s pare molto saggio agli egoisti; ma il poco bene, di cui gode il mondo, non lo si deve certo a loro. Gli egoisti stessi debbono ringraziare, dei molti nuovi vantaggi ch'essi godono, coloro che un giorno essi deridevano come esaltati, come ambiziosi, come turbolenti. Oh! se al mondo non vi fossero stati che i saggi egoisti, la pi crudele barbarie graverebbe ancora sulla terra e poserebbe dolorosamente sui milioni di umili, che pur formano la maggior parte dell'umanit.
 Diranno che sono ambizioso,  rispondeva Andrea.
 Che te ne importa? Ebbene, s, siamo ambiziosi, ma ambiziosi di mostrare il nostro ingegno, la nostra forza di volont consacrando l'uno e l'altro a quell'attivit, che non ci frutta capitali ma soddisfazioni e benedizioni.
 Far come vuoi, Bianca, la lotta  aspra, ma appunto per questo sar pi bella e pi degna di noi.  Detto ci abbracci affettuosissimamente la sua fidanzata, e da quel giorno si cacci a corpo perduto, nell'accanita battaglia.
Genova, la citt dei grandi affari, dei banchieri e degli schifiltosi burocratici, attaccati alle grandi ricchezze nobiliari e industriali, non aveva mai visto un candidato popolare ne' suoi vari collegi. La lotta, molto platonica in verit, era sempre stata tra famiglie padronali, e si era sempre fatta tra nomi potenti e solo per rivalit di ambizioni; mai fra le diverse classi sociali; anzi, queste ancora non esistevano nei concetti della gente per bene. I varii individui, di qualunque condizione, erano asserviti a questo o a quello dei contendenti, a seconda delle relazioni, parentele, dipendenze o simpatie di ognuno. Un rappresentante del partito operaio parve quindi prima una burla, poi un non senso, in fine, un delitto contro l'ordine sociale.
N'erano tutti indignati; ed Andrea, che avrebbe potuto servire alla casta aristocratica, e mettevasi invece, come essi dicevano, ai comandi della piazza, Andrea pareva loro un traditore.
Non  a dirsi, quanto Xenio soffiasse in quel foco aristocratico, dicendosi pronto a cedere il mandato a chiunque avesse potuto vincere pi facilmente di lui, purch fosse impedito, ad ogni costo, l'avvento della piazza al potere. Ma tutti gli rispondevano acclamando ancora lui, chiamandolo salvatore della patria!
Tutti i signori erano in moto, non solo, ma anche angustiati. La loro oziosa fantasia, trovando finalmente un oggetto su cui sfogare la pletora dei vani fantasmi, accumulati nell'inattivit del pensiero, immaginava Dio sa quali cataclismi prossimi, terribili che avrebbero colpito la loro classe, se la vittoria avesse arriso agli avversari.
Le pi strane accuse, le pi mostruose calunnie sorgevano come funghi da putrido terreno ed andavano a colpire gli strenui campioni della parte popolare.
La cartiera, la tranquilla e laboriosa cartiera, era divenuta, per gli avversari, un covo di ladri, di assassini che aspettavano l'ora di dar assalto alle Banche, ai palazzi, alle Borse. Poi.... serpeggi una voce sommessa.... timida come un frusco di foglie; la voce non veniva da alcuna persona determinata, non si sapeva da dove fosse partita, pareva un sospiro dell'aria, ma intanto, entrava in tutti gli orecchi, penetrava in tutti i cuori:
Valerio, il pi forte combattente, il pi amato dagli operai, il pi temuto dai signori, il pi ascoltato degli oratori, era accusato d'essere stato un ladro; il padre n'era impazzito dal dolore! E su questo tema, buttato al vento che ovunque si spande, da qualche gufo della notte, ognuno faceva il proprio svolgimento, cos, che, non uno, ma pi delitti venivano attribuiti all'anima pi pura e pi intemerata che fosse esistita.
E fu arma terribile, brandita nell'ombra da qualche anima che stacc da Valerio tanti cuori, tanti di quelli che sono buoni in fondo, ma mediocrissimi d'intelletto; di quelli che, nella lotta, non sanno scernere l'accusa dalla vendetta, dall'accusa della giustizia, e sovente, mentre non tengono conto delle lodi che sono date a chi combatte ed  combattuto, danno per grande peso alle accuse ed ai biasimi, non pensando che chi  in guerra  esposto, necessariamente, ai colpi del nemico, e che, talvolta, il pi ferito  anche il pi valoroso, e spesso il pi puro e pi grande eroe.
Ma che! Stupida e cattiva, su tutta la linea, questa gente piccola, accetta, per buona, ogni moneta, e come buona la spende.
Andrea, calmo sempre e ragionatore, si accorse del vuoto che si faceva intorno a Valerio anche di persone che non avversavano le sue idee politiche, e volle scoprirne le cause. Si rec un giorno da un amico, molto mediocre d'intelletto, ch'egli aveva visto uscire da una sala, con visibile disdegno, appena entrato Valerio, e cos lo prese:
 Carlo, quanto mi spiace che Valerio non abbia i trent'anni sarebbe lui il candidato, e la vittoria, nostra sicuramente.
 No, no, non augurartelo, Andrea,  meglio sii tu; almeno la caduta sar onorata.
 Come? questo  un insulto a Valerio, il fratello della mia fidanzata, il sostenitore della mia candidatura; che puoi tu dire di lui? Dimmelo.
L'amico formul un sorriso di piet, poi rispose: Nulla, ti compiango.
 Questo non  un nulla; parla.
 Che ti debbo dire? non sono cose chiare.
 Comunque, parla.
 Ormai  troppo tardi,  inutile.
 Non  mai tardi per i galantuomini. Parla che puoi dire di Valerio?
 Io? nulla; domandalo a suo padre.
 Suo padre  pazzo.
 Domandalo alla sua pazzia, cercane le cause, forse.... Valerio stesso (aggiunse con petulante sarcasmo) te le sapr dire.
 Le conosco anche io quelle cause, e non toccano per nulla l'onorabilit di Valerio, anzi....
 Ma che ne sai tu? ah, ah, ah!
Andrea non ci vide pi, s'avvent su Carlo, lo prese alla strozza e con faccia terribile gli grid: Se le sai tu, tali cause, parla o ti strangolo come un cane.
L'altro si dibatteva, ma Andrea aveva una forza nervosa strapotente; e, infuriato com'era, per poco che il paziente avesse taciuto, egli l'avrebbe strozzato davvero.
 Non aspettare pi, parla, o ti finisco.
Il misero, cos preso, mormor nella strozza:
 Si dice..... che sia un ladro, un falsario di Banca, di Borsa, che so io.
Andrea lasci di botto la sua vittima e la guard come si guarda una macchina infernale, nel cui seno si nascondano il tradimento e la morte.
L'altro, ancor tremante e livido, non osando neppure, per paura, rimproverare il suo assalitore, gli mormor quasi volesse vendicarsi lui, piccolo cane, contro un mastino:
 Gi, gi  ladro, lo dicono tutti; e suo padre, dopo aver speso tutto il suo avere per mettere le cose in silenzio,  impazzito dal dolore.
 Rospo infame, non  che una vile calunnia cotesta.  Gli grid, con faccia orrenda, Andrea, e fugg per non ripigliarlo, alla gola.
Da chi poteva venire quella malvagia insinuazione? Non da altri che dall'avversario, da Xenio stesso; e gi Andrea si avviava al caff per incontrarlo e schiaffeggiarlo; quando il pensiero gli vol al delirio del vecchio Malli, nel quale c'era un ladro e qualcuno che non doveva essere svegliato.
Si sent stringere il cuore come in una morsa, ed evoc il caro volto di Valerio, que' suoi occhi limpidi ed onesti, e quel suo sorriso di piena bont, che dicevano tutta l'intemeratezza dell'animo suo, incapace neppure di pensare una colpa.
 Chi, chi, dunque?  Rifletteva ed, in mezzo a tanto tumulto di pensieri, si trov in faccia alla casa di Bianca. Entr, attraversando il cortile, incontr Delfi che stava per recarsi in casa Malli; s'un a lui ed entrarono insieme. Coll'usata confidenza, che loro consentiva l'amicizia per i due giovani, non trovando nessuno in anticamera, si avviarono verso la sala e propriamente a quella ove stava sempre la vecchia Cassaforte vuota.
Quivi si trovarono dinanzi ad un ben triste spettacolo: Valerio si teneva abbracciato il padre, premendogli con un fazzoletto la bocca, perch le grida di lui non fossero udite. Bianca, pallida come una morta, badava a chiamare babbo, babbo quasi che sperasse, colla sua voce dolcissima, richiamare il povero uomo alla ragione.
Appena Andrea e Delfi entrarono, Valerio, instintivamente, lasci il padre, allora questi, libero, emise l'urlo che gli veniva, da qualche tempo, soffocato in gola dal figlio e url:
 Ladro! ladro!
Bianca ebbe un singhiozzo e mormor: Oh amici miei,  una terribile follia.
 Ladro! ladro!  ripeteva furiosamente il pazzo; ma pareva parlasse ad un essere invisibile.
Delfi ebbe un lampo di genio; prese con una forza ferrea Malli per le due breccia, e guardandolo fissamente negli occhi, quasi per trasfondere in lui la ragione, gli grid:
 Chi, chi, ladro; tu? sei tu?
 No, non voglio, s'interpose energicamente Valerio,  inutile chiedergli ragione di parole, di cui non ha la coscienza; vi prego, Delfi, non voglio.
Ma Pietro Malli era stato gi profondamente scosso dallo sguardo e dalle parole del suo antico socio; poi la superiorit morale di Delfi, la sua ferrea volont avevano sempre avuto una grande influenza suggestiva sull'animo suo; per il che, il pazzo ne fu come ammaliato, e senza badare al figlio, seguendo il corso delle immagini disordinate, suscitate in lui della potenza dell'imperio di Delfi, mormor, sgomento: Lucifero, Lucifero, ladro.
Poi si scosse, si picchi la fronte, quasi a ridestarne un pensiero ricalcitrante, e grid:
 Ah! no, no, pi, ladro! No? Lavorare! Lavorare? Ebbene, s, lavorare e?
Guard Bianca, come smarrito, guard Valerio, e parve che i suoi occhi snebbiati, vedessero, per un momento, la verit.
 Sapete? disse ai due amici, allora entrati, ma senza dar segno di riconoscerli, sapete? Si lavora sempre qui, sempre si lavora; mattina e sera, giorno e notte. Io no! io no? Voglio lavorare anch'io, io pi di tutti, datemi lavoro; lavoro, voglio! voglio essere ricco! ricco! Voglio la mia casa! La mia casa; dove , dov' la mia casa?
 Oh babbo siamo in casa nostra, gli disse Bianca.
 Taci tu, e dammi lavoro; vuoi lavorare sola? tu sola? Son galantuomo, no ladro? Non voglio. Qui, qui, lavoriamo.
E, seguendo con moto automatico le abitudini di una volta, corse allo scrittoio e si mise a sfogliare alcuni volumi di Valerio, come un giorno faceva coi registri della cartiera.
 Lasciate fare, diceva Andrea ai due fratelli angustiati, lasciate fare, nulla  pi giovevole agli alienati, quanto il tornar della memoria.
Malli prese una penna, la guard fisso, poi si cacci le mani nei capelli, urlando di nuovo. Ladro, ladro, Lucifero!... lavora, lavora; bisogna lavorare sempre, sempre, sempre!
 Che strana demenza!  Disse ancora sgomenta Bianca, nel timore che quelle parole dovessero far comprendere ai due suoi amici la verit.
 Lasciatelo dire, ripet Andrea, se pu riannodare i suoi pensieri, pu darsi che torni in s.
Andrea si accostava al vero, ma la giovane, simulando incredulit, rispose:
 Che volete ch'egli riannodi, se tutto ci che dice  pazzia? E quel Lucifero chi volete che sia, per lui, se non l'immagine tetra e trista della donna che gli travi il senno?
Andrea l'ascoltava, ma non che prendere alla lettera le parole di Bianca, desumeva da esse, che le oscure immagini del demente dovevano certamente staccarsi da un fondo di verit. Un ladro c'era stato sicuramente; ed i due giovani perci erano poveri, ma perch ne facevano un mistero? Perch rifiutavano gli aiuti, non gi di elemosina, ma di lavoro, che Delfi offriva?
Il pazzo scatt di nuovo, e la luce parve farsi strada definitivamente nel suo cervello, quando grid:
 La cartiera, la cartiera, libri, registri, lavoro, voglio lavoro, sono povero io, voglio lavoro!
Si volse d'un tratto, guard la Cassaforte, e, facendosi truce in volto, riprese!
 Son l, l nascosti, son l: ladri, ladri, grid agli astanti, ladri; fermate, fermate! Oh Lucifero! Lucifero! maledetto!
Urlava, e dava in tale furie e convulsioni, che si dovette toglierlo a viva forza da quella sala e ricondurlo nella sua serena stanza, in faccia al cielo e al mare, nella quale, per solito, dopo le furie, ricadeva nell'obblo di tutto, e s'addormentava. E cos, avvenne anche quel giorno.
Tornata la quete, Delfi si volse ai due fratelli, e, con piglio severe di autorit paterna, disse loro:
 In nome dell'amicizia che sempre mi leg a vostro padre, aspettatemi qui, fra un'ora, liberi da ogni impegno: debbo parlarvi a lungo.
Ed usc con Andrea. Era nervoso, taciturno, preoccupato; il buon industriale aveva in un lampo, colla praticit che lo guidava nella vita, compreso il vero; e, mentre lo scienziato-poeta studiava nella sua mente lo strano prodursi dei fantasmi nei cervelli ammalati, e cercava scrutare nel mistero d'un impenetrabile fenomeno psico-fisiologico, la pazzia, Delfi aveva capito che il pazzo aveva rubato e ridotto in povert i suoi figli; i quali, generosissimi, simulavano e tacevano per amore del padre, per orgoglio di famiglia.
Condusse Andrea sino alla porta della sua casa, quasi senza pi nulla dirgli, quivi lo guard in faccia e, come conchiudendo un suo discorso, gli disse salutandolo:
 Pare impossibile che neppure le pi grandi amicizie come la mia e la vostra non possano inspirare tanta fiducia, da far confidare in esse, anche nelle pi tremende sventure!
 Credete che i Malli ci nascondano la verit?
 S, tutta la verit, addio; ho una missione da compiere.
E lo lasci. D'allora, per, avvenne questo fenomeno, che mentre il delirio del vecchio Malli aveva fatto comprendere al padrone della cartiera come il suo ex socio dovesse essere stato causa di rovina ai figli e avesse sulla coscienza qualche atto criminoso; la mente, invece, dello scienziato si rabbuiava maggiormente nell'intricata matassa, seguendo una sua teoria, la quale asseriva avere gli alienati la tendenza di attribuire i fatti propri di s, o di altri, a personaggi estranei al fatto stesso; oppure quella di attribuire i fatti compiuti da altri a se stessi.
E, cacciatosi in questo labirinto, scendeva di errore in errore allontanandosi sempre pi dalla realt; vedremo, in seguito, quali conseguenze dovessero derivare da questo suo divagare, nelle ipotesi; ora seguiamo Delfi.
Il buon uomo, tornando su' suoi passi, arriv alla casa dei fratelli quasi trafelato, avendo camminato con passo serrato e fatti nella sua mente i pi vibrati discorsi.
Trov i giovani seduti nel salotto da lavoro, apparentemente tranquillissimi; nella sua assenza, essi si erano preparati alla battaglia che presentivano.
Sedette, senza tanti complimenti, si asciug la fronte, butt il cappello sulla seggiola pi vicina e, stringendo le mani, giunte nervosamente, tra le ginocchia, disse senz'altro:
 E fino a quando, signori miei, questa commedia che rovina voi e fa piangere gli altri? Vostro padre moralmente non  pi; io ero suo socio, suo fratello, perci non gli torcerei un capello, per tutto l'oro del mondo, ed ora ho anche il diritto di assumermi la parte de' suoi doveri. Io non ho moglie, aggiunse con voce tremante, non ho parenti prossimi, e i lontani sono pi ricchi di me! I miei parenti, i miei figli siete voi; un giorno, sarete anche i miei eredi, perch dunque non volete oggi ricevere, a quel titolo che pi vi piace, tutto quello che posso offrirvi e che  gi vostro? Perch volete logorarvi l'esistenza, morire in un lavoro improbo, faticoso, di ora per ora, guadagnando miseramente a furia di notti vegliate, di polmoni sfruttati, le poche lire occorrenti per con-durre, di giorno in giorno, una vita appena decorosa; mentre io qui, vicino a voi, guadagno le centinaia, le migliaia di lire in un'ora, colla semplice conclusione di un contratto? Ma credi tu, Valerio  e ti do del tu, perch oggi sento che sei mio figlio,  ma credi tu che in mezzo a queste angustie economiche, a questo lavoro dissanguatore, il tuo genio possa splendere ancora come una volta?
 V'ingannate; disse Valerio rispettosamente ma fermamente, noi non lavoriamo tanto!
 Eh? non mentite pi,  ora di finirla, grid quasi irato Delfi, quante volte, a notte tarda, sono entrato nella cartiera ed ho visto il lume nella camera ora dell'uno ora dell'altra, ora di tutti e due; e quel lume non si spegneva, per lasciarvi forse riposare qualche ora, che all'alba.
 Gli  perch caro amico, not dolcemente Bianca, noi, scrittori, usiamo lavorar di notte, per dormir di giorno; il silenzio, la calma profonda della notte ci piace e ci inspira.
 Niente affatto, grid di nuovo Delfi scattando in piedi e mettendosi a passeggiare nervosamente colle mani unite dietro la schiena; niente affatto! di giorno, qui, si torna daccapo, vengono i mocciosi con tanto di libri sotto il braccio, pi grossi di loro e si lavora sempre fino all'ora del pranzo, e cos via. Infine, perch, perch volete nascondere il vostro vero stato a me? Son proprio un estraneo come gli altri io? Non si potrebbe tra noi tre intenderci? aiutarci a vicenda? chi ne saprebbe qualche cosa fuori di qui?
Valerio sorrise:  Che potremmo mai fare noi per aiutar voi? Non sappiamo nulla di commercio, n abbiamo attitudini per impararlo.
 E chi ve ne cerca? Non ci sono io che pu far tutto? Non ho impiegati quanti ne voglio, io?
 Si tratterrebbe, dunque, aggiunse mestamente Valerio, di un'elemosina che noi riceveremmo, velandoci di ipocrisia; no no, soggiunse energicamente il poeta, no, no: noi siamo giovani, abbiamo dell'ingegno, dobbiamo sentirci alti nella dignit nostra; si tratta delle prime lotte, vinceremo e arricchiremo ancora, ma quella ricchezza sar pura di vilt e gloriosa di merito. No, amico Delfi, ho gi accettata la vostra casa, e ne ho rimorso; lasciatemi soltanto questo rimorso, che pur non avrei, se mia sorella, troppo attaccata alle pareti che la videro nascere, non l'avesse voluto. Grazie, Delfi, grazie; io vi ammiro, ve ne sono gratissimo, ma non posso accettare; del resto, le cose, credetemi, non stanno proprio nei termini disperati che immaginate voi!
Delfi, a questo punto, non si trattenne pi; nel suo umano semplicismo gli parve che quel rifiuto ostinato fosse un'offesa fatta al suo cuore, alla sua sincerit, all'umanit stessa.
 Voglion morire, grid quasi ruggendo di rabbia, voglion morire costoro, morire di superbia, morire a mio dispetto, quasich io li avessi offesi, oltraggiati, umiliati. Ma sono io, capite, l'umiliato! io l'impotente a compiere il bene che ho il dovere di fare! io, il rigettato da voi quale un intruso ne' vostri affari! Gi, un ficcanaso, nevvero?  vero che sono un ficcanaso? Gi, gi! Dal momento che mi si respinge come amico, come padre, non posso considerarmi che un intruso, un importuno.
 No, amico nostro, no!  andavan ripetendo i fratelli.
Ma Delfi non li ascoltava pi e nel parossismo dell'ira, per non poter essere loro utile in tanta sventura, divenne crudele.
 Ah! no? disse, ah no? Ebbene, allora, se non posso far nulla per voi, far quello che debbo fare per vostro padre: egli  pazzo, non ha una volont, voi non vorrete, credo, sostituire alla sua, la vostra; in questo caso, i diritti, tra me e voi, sono pari. Voglio aiutarlo io, voglio togliergli il rimorso della colpa che ha commesso; egli  pazzo per rimorso.
 Quale rimorso?  chiesero allarmati i fratelli.
 Quello d'aver... d'aver rubato.
 A chi?  ripet fierissimo Valerio   mancato qualcosa a voi?
 No, rispose sgomento Delfi, ma un fallo l'ha commesso di certo, voi l'avete nascosto; perci siete poveri.
 Non  vero? ripet Valerio, pronto a sostenere il suo proposito sino alla morte.
 Ah! non  vero? Vostro padre, fra titoli e contanti, possedeva circa duecentomila lire; centomila dei quali erano sempre a disposizione del nostro commercio; se ci fossero ancora, voi, Valerio, non avreste quegli occhi cerchiati di nero, quella faccia pallida e quel colore pavonazzo che pare vi conduca sulla strada di Staglieno1. Vostra sorella, non sarebbe non meno di voi sofferente e pallida; in venti mesi, dalla disgrazia in poi, so io quel che avete fatto, e quel che fate, e tutto ci dinota le angustie economiche contro le quali lottate invano; esse vi stringono, vi opprimono da ogni parte. Sono ritorte terribili, io le comprendo, e pi vi movete per liberarvene e pi esse vi tirano il nodo scorsoio alla gola. Ebbene, fate pure tutti e due ci che volete, morite pure se volete, uccidete il vostro genio, soffocatelo nell'anemia, nel lavoro; che importa? purch la vostra superbia sia paga? Per s padroni di voi e del vostro cervello, ma di vostro padre, no, non siete padroni.  Vostro padre vuol lavorare? ebbene, lo far lavorare io, io gli dar ancora lavoro.
 Ma  demente, esclam Bianca.
 E voi due credete di non essere due dementi? Ci devo pensare io, io ci penser. S, s lo far lavorare io.
In quel mentre, qual demone aveva mossa la mente di Pietro Malli? Egli, svegliato forse da quel rumoroso alterco, in cui dominava una voce a lui ben nota, approfittando del momento in cui tutti l'avevano obbliato, credendo ch'egli, come il solito, dormisse, estenuato dalla recente crisi, si era invece avvicinato alla porta, da dove uscivano le grida.
Sentendo quelle parole, lavoro, lavorare, che gi gli danzavano, come fantasmi notturni, nella mente ottenebrata, ebbe ancora un lampo di vita intellettuale, dovuto per pi ad effetto meccanico della memoria, che ad un vero risveglio della ragione. Tuttavia, parve, per un momento, che pensasse davvero; spalanc con violenza l'uscio, e grid:
 S, lavorare voglio: ho sempre lavorato, sono galantuomo voglio lavorare! Anche in prigione lavorano, ed io non lavoro. Chi, chi lavora per me?
Poi voltosi a Delfi: Amico, dammi, dammi lavoro, sono galantuomo, sono galantuomo, lavorer!
 Oh babbo, babbo! grid Bianca, credendo che il povero pazzo si riafferrasse alle verit, e si svelasse, babbo lavoriamo noi per te, tu sei vecchio e stanco!
 Stanco io? No, il lavoro  galantuomo! Guai ai ladri! guai ai ladri, non possono pi lavorare, son cacciati via, cacciati via!
 No, gli disse Delfi, afferrandolo con le sue robuste braccia; no, io non ti scaccio, vieni con me, vieni, lavorerai; sarai galantuomo, no, ladro, no!
 No? chiese quasi lagrimoso il vecchio, frugando dolorosamente nel suo cervello.
 No!  rispose Delfi energicamente  no, nessuno, nessuno ladro, vieni, andiamo, andiamo al lavoro.
 Mai! mai! s'oppose Valerio, noi non lo lasceremo mai con altri, nostro padre, in questo stato.
Delfi ebbe in questo momento una forza straordinariamente dominatrice, squadr severamente il giovane da capo a piedi, ed ebbe per lui il gesto di non curanza che ha il gigante per il pigmeo che la provoca: Voi, povero illuso, disse con solennit tremenda, uccidete voi stesso e la sorella: vi basti questo delitto. Vostro padre, qualunque sia la sua colpa o la sua pazzia,  mio fratello; ed io ho un cuore fraterno ed un tesoro a mia disposizione per guarirlo, per sollevarlo dall'incubo che schiaccia la sua ragione. Non una parola uscir della mia bocca; e c' bisogno di dirvelo? Ma cure e spese, tutto consacrer alla sua guarigione! Avreste coraggio di opporvi? Lo vorreste pazzo per tutta la vita? Qual coscienza  dunque la vostra?
Valerio si trov nel momento pi terribile della sua vita; forse.... s..... per il suo amore irresistibile alla illibatezza del nome, avrebbe preferito alla rivelazione del delitto commesso dal padre, la pazzia di lui; ma ci era un crimine!
Valerio lo sent, e non pote pi profferire verbo; pallido come un morto, sentivasi il cuore come stretto in una morsa, e non sapendo pi che rispondere, si gett col capo tra le mani sulla poltrona.
Delfi accett quell'atto come un assentimento, e preso Malli per mano, che apparve docile come un bambino, usc, mentre la porta si chiudeva dietro lui con forza.
Bianca si chin sul fratello: Coraggio, gli disse, non si pu a meno, meglio cos; aspettami, torno subito, confida, in me.
Dette in fretta queste parole al dolente, raggiunse Delfi: egli stava parlando col pazzo, intanto che un servo attaccava il Cavallo alla carozza. Appena l'industriale vide la fanciulla, le sorrise:  Bianca, le disse, lo conduco a Napoli, lo affider ad un grande alienista, il quale, mi dissero, sa guarire molte specie di pazzie con suoi metodi speciali, fra i quali quello di assecondare molti desideri dell'ammalato. Io devo fermarmi col, in quella cartiera, parecchio tempo; al mio ritorno vi porter notizie, forse chiss torneremo a casa insieme, sani tutti e due. Intanto vi scriver.
 Amico, disse lei dolcemente, non vi spaventa la compagnia d'un delirante?
 No, rispose il buon industriale con passione, no, poich  vostro padre!
Poi, preso da tenerezza affettuosissima, le strinse la mano:  Se mai, se mai, per voi o per Valerio, vi occorresse qualche anticipo sulla eredit che vi appartiene, ricordatevi l'indirizzo della mia casa in Napoli. E.... se mai, se mai..... sposaste Andrea, state felice; per non invitatemi a nozze, io avr sempre pi caro vostro padre, la sua presenza mi.... mi far compagnia.
 Grazie, disse Bianca asciugandosi una lagrima.
 E torner dopo, torner quando avrete un bimbo, sar il suo padrino, mi volete?
 Non dite cos, mio buon amico, non dite cos.
 Non mi volete dunque?
 Oh s s!
 Siamo d'accordo; vi scriver tutte le settimane per darvi notizie di vostro padre, e voi?
 Io vi risponder sempre.
 Va bene, e quelle poche righe saranno una gran consolazione per me. Qui ho ordinato ogni cosa, io non torner che fra qualche mese; consolate vostro fratello, fatemi perdonare la mia rozzezza e scrivetemi anche di lui. Addio Bianca.
 Arrivederci, rispose Bianca, baciando il padre immobile.
Potenza del denaro! Delfi in un batter d'occhio aveva disposto tutto. La partenza egli l'aveva gi disposta solo per s; ma in dieci minuti, pot disporre tutto anche per l'amico. Non aveva bisogno di tante valigie lui; il denaro poteva provvedere a qualsiasi bisogno, e trovare uomini sempre pronti ad ogni cenno.
Delfi era munifico anche nel ricompensare.
La carrozza, a quattro posti, col cocchiere a cassetta, si avviava al cancello; quivi due uomini stavano pronti per accompagnare il padrone ed assistere Malli durante il viaggio.
Ogni ostacolo che avesse potuto ritardare l'improvvisa partenza era stato rimosso come d'incanto.
I quattro uomini presero posto sella vettura; Delfi stese la nano a Bianca che aveva, piangendo riabbracciato il padre, sempre docile e insensibile.
 Spedir tutti i suoi abiti subito oggi, disse questa.
 Fate come volete, rispose indifferente Delfi, state di buon animo e sperate. A Napoli guariscono tutti, in quel luogo che vi dissi; guarir anche vostro padre, state sicura.
 Addio, babbo, torna presto, torna il mio babbo di prima.
Malli, perseguendo la sua idea fissa, mormor: Vado a lavorare e guardando nel vuoto, avanti a s, come uomo che s'avvii all'avvenire, non si mosse neppure, quando i cavalli impazientiti, scalpitarono.
Il cocchiere li mosse, essi attraversarono dapprima lentamente il cancello, poi si misero a correre al trotto sullo stradone bianco e polveroso.
Bianca stette l a guardare, finch la carrozza scomparve dietro uno svolto della via, lontano; allora, asciugandosi gli occhi che avevano pianto di dolore per il padre che si allontanava, e di tenerezza per quel grande cuore d'amico, ch'essa non poteva consolare, rientr in casa, dove un'altra anima pi dolorante aspettava la sua voce consolatrice.
...
.
...
CAPITOLO 18. 
L'insidia.
...
.
...
Il giorno dopo la partenza di suo padre con Andrea Delfi, Valerio ricevette un biglietto d'Armida, nel quale ella lo invitava a recarsi da lei.
La contessina non aveva mai permesso ch'egli entrasse in casa sua  eccetto che nei giorni ed ore di ricevimento  senza un invito di lei, oppure un preavviso di lui.
Il biglietto era dunque un fatto ordinario, ma questa volta impression maggiormente Valerio, perch dopo l'ultima scena, diremo, del tacito patto, non aveva pi osato recarsi dalla sua fidanzata, avendo egli solennemente contraddetto ai desideri della donna, che pur tanto amava.
Tuttavia, dietro quel bigliettino, che recava solo tre parole Venite oggi, ore sedici, Valerio, manco a dirlo, accorse, ma col cuore tremante; si sentiva colpevole, e ripensava, tra s, strada facendo, le giustificazioni pi eloquenti colle quali avrebbe potuto difendersi.
Per una malizia raffinatissima, Armida aveva fatto in modo che Valerio arrivasse proprio nel momento in cui Xenio, che spesso si recava da lei, uscisse dal suo palazzo; essa voleva cos vendicarsi della disobbedienza di Valerio e vedere quale dei due avrebbe avuto un gesto pi altero di sfida, incontrandosi con l'altro.
Quel giorno, riceveva in un salotto rosso prospicente il portone, cos che, dai vetri, si poteva vedere le persone che passavano sotto l'atrio interno. Una fida cameriera venne a dire ad Armida una cosa che questa sola comprese; la contessina, che da mezz'ora circa teneva a bada Xenio, lo salut allora improvvisamente, egli s'inchin ed usc. Proprio in quel mentre, appariva nell'atrio Valerio; la sfinge, dietro lo seriche cortine, osservava.
Xenio s'arrest un istante come chi inciampa, e guard il soffitto, il muro, tutto, fuorch l'avversario. Valerio lo squadr da capo a piedi con supremo disprezzo, fermo su due piedi, quasi provocandolo; ma vedendo che l'altro, girando al largo, non se ne dava per inteso, infil la linea retta e s'avvi all'anticamera. Quivi un servo l'introdusse subito nel salotto rosso.
 Bravo, gli disse tosto cordialmente la signorina, che vi ha fatto quel povero Xenio, che ve lo mangiate cogli occhi? E la vostra promessa, che mi faceste l'ultima sera ove se n' andata?
 Armida, rispose fermo il giovane, dopo averle baciata la mano, ch'ella gli offriva, non fu promessa, perch nulla risposi, e non dovevo quindi mantenerla.
 Bravo, questo si chiama parlar sibillino, ma non ve ne chiedo alcuna ragione; voi vi siete messo coi popolari, ed  naturale che siate contro il conte Xenio; ma, ditemi, non vi siete mai domandato, se un Conte non potrebbe mai, in nessun caso, nutrire, nobilmente, idee democratiche quanto le vostre, quanto quelle del candidato del vostro cuore?
 No, rispose fermo Valerio, non mi sono mai fatta questa domanda, per trattandosi del conte Xenio, non avrei mai potuto avere alcun dubbio, che la risposta potesse non essere negativa.
 Quanto vi accecano, poveri uomini, i vostri antagonismi di partito! leggete queste pagine e sentirete.
Cos dicendo, gli pose dinanzi gli occhi un bellissimo volumetto rilegato in oro.
 Chi scrive e sente in questo modo, non pu che abbracciare nel suo amore tutta l'umanit; lo disse il Secolo XIX, e non ha detto molto, a parer mio  soggiunse Armida.
Valerio fremette: era il suo Poema!
 Ve lo ha offerto lui? chiese ironicamente.
 No, no, non ci ha pensato, me lo port Mimosa. Io, del resto, l'avrei comperato senz'altro, ne parlarono tanto i giornali! e con quanto entusiasmo, non ho mai letto nulla di simile, fuorch ai vostri bei giorni, Valerio!
Lo guard, egli era rosso come di fiamma ed aveva un sorriso di sprezzo a fior di labbra.
 Come? non lo guardate neppure?
 Lo conosco.
 Che ne dite?
 Nulla.
 Non siete del parere della critica entusiasta?
 Non lo so.
Armida lo fiss in faccia, cap che soffriva, e lo attribu ad amor proprio offeso e ad un sentimento esasperato di emulazione, forse d'invidia. Ne fu quasi lieta, perch sperava che ci valesse a scuotere l'ingegno intorpidito di lui:
 Voi soffrite, gli disse, non se ne parli pi; sedete ed ascoltatemi.
Valerio obbed.
 In grazia vostra, mi trovo in un grande conflitto con mia madre; essa  in moto tutto il giorno per assicurar voti a Xenio; voi fate grandi discorsi per Andrea; capite bene che fra questi venti contrarii io non posso essere tranquilla. Mia madre, in verit, non si  mai occupata di tali cose, ma ora il Conte l'ha cos conquistata, che essa mi tormenta....
 E che dovrei fare io, Armida?
 Ecco se Andrea, fra tre anni, cede a voi il Collegio, a me poco importa che vinca Andrea, perch non sono certa, checch se ne dica, se Xenio farebbe altrettanto, ma....
 Ma a voi, Armida, importa assai che io sia Onorevole?
 S assai, perch io sogno per voi giorni luminosi di gloria; voglio essere la sposa di un grande, o....
 O....? chiese Valerio con sguardo penetrante.
 Non vi spaventate, soggiunse Armida, rimessasi sull'attenti, tanto, ormai, vi ho data la mia parola.
 Ma questa parola io la terr solo, se sar accompagnata dal cuore.
 Via, via, soggiunse la giovane ridendo, non fatemi il poeta tragico; sapete che ho un cuore e lo serbo per voi, e sapete che sono padrona assoluta de' miei atti. Vediamo come va a finire questa battaglia, poi riordineremo le file; intanto, vi dico, dacch non me lo chiedete, che vi ho perdonato la vostra infedelt, diremo.... politica, e ch'io, sapendovi tutto per il vostro amico Andrea, mi sono ritratta completamente dal campo. La mamma... lasciamola fare, intanto occupa i suoi giorni e qualche volta mi fa ridere colle sue trovate.
 Grazie, Armida, non mi aspettavo tanta fortuna, grazie.
E torn a baciarle affettuosamente le mano, trattenendogliela poi tra le sue.
 Ed era ditemi, Valerio, sapete che impallidite assai, e che avete gli occhi cerchiati? si lavora dunque troppo? Che scrivete ora di bello?
 Non scrivo, penso.
 Poi?
 Poi scriver, sono in debito verso l'arte.
 Va bene, questo mi piace, dovete vincere Xenio nell'arte prima, nella politica poi; io mi aspetto questo da voi.
 Grazie, ci vuol poco a vincere il Conte, nell'arte, disse con sorriso amaro.
Armida, naturalmente, non lo comprese, ma credette ancora ch'egli potesse superare il suo rivale: per il che, divenne tenera e delizi coi pi dolci vezzi il povero innamorato, che se ne part poco dopo coll'anima profondamente commossa e tremante di passione.
Le sorti volgevano favorevoli ad Andrea, le parole di Valerio tenaci, incisive, piene di sincerit e di ardente affetto per i diseredati, non solo appassionavano gli umili ma avvincevano, penetravano anche gli abbienti. Tutti erano commossi alle sue parole e tutti simpatizzavano per il candidato proposto da lui.
Andrea, dal canto suo, era certo meno eloquente e meno appassionato di Valerio, ma appariva tanto onesto e sincero, tanto compreso e capace della missione sua, che sollevava anch'egli un'onda d'entusiasmo ovunque si presentasse. La partita dei reazionari poteva dirsi perduta; e non mancavano che tre giorni! Quando all'attacco contro i vincitori furono sguinzagliati i rettili, il corpo delle imboscate, la solita armata di riserva, che vince nelle tenebre perch alla luce non  capace di coraggio.
Chi sono, per solito questi rettili? Mah!
Gente senza alcun valore, di mente mediocrissima, ma piena di albagia: essi hanno l'astuzia della volpe e l'anima del coniglio; mentiscono per far piacere al padrone, adulano chi pi li paga o li dona; son pronti a tradire, a denigrare domani chi pi hanno esaltato oggi: e tutto ci colla massima incoscienza della propria iniquit, della volubilit e incoerenza dei loro giudizi, perch la loro nullit psicologica non presenta mai loro un quadro retrospettivo di ci che hanno detto e che hanno fatto nel passato.
La loro vita  fatta di attimi fuggenti, e vivono successivamente, in ciascuno di essi, una vita intera, cos come fanno i bruti, guardando, come muli imbrigliati, solo innanzi a s: semoventi in mezzo alla natura animata, con parvenza di uomini, ma in verit, senza cuore, senza ragione umana, senz'altro amore che quello per s stessi.
Questa gente, che  il deus ex machina in certe elezioni politiche od amministrative, per nuocere all'avversario, coglie a volo una parola, afferra il fatto di un incontro fortuito, si vale del vanto insulso di qualche sciocco, s'attacca alle parentele, alle omonimie dannose, alle stesse sventure che han colpito l'antagonista, a tutto, per fabbricarne accuse, calunnie, denigrazioni.... indeterminate contro di lui, e indeterminate appunto, perch manca loro il fatto concreto da denunciare al giudizio pubblico. Ma tale indeterminatezza dell'accusa aggrava l'accusa stessa.
 Che cosa ha fatto il tale?
 Ma! certo qualche cosa di grosso, molte cose brutte.
 Quali?
 Oh tutti le sanno, sono notorie!
E allora, l'altro:  Sar questo, sar quello?
 Gi, sicuro, lo san tutti!
Poi, viene il cantastorie che raccoglie i vari si dice vaghi e nebulosi, ne forma una fantasiosa e aggrovigliata leggenda, e sotto quella, seppellisce per sempre l'onore e la stima di persona, che ha l'anima molto pi pura e onesta di tante altre che pur si venerano per la loro intemeratezza. Guai a chi vuol salire ed ha troppi invidiosi attorno a s; meglio sarebbe stato per lui il deserto, se  suo destino che nella lotta contro tali forze brute debba soccombere!
Abbiam gi visto, nell'incontro di Andrea con quel tale suo conoscente, come i rettili gi avessero incominciato ad insozzare, della loro bava velenosa, la figura morale, fino allora purissima, di Valerio. L'opera decompositrice si fece pi accanita e intensa negli ultimi giorni, la calunnia ha la facolt di produrre i suoi bacilli velenosi con progressione geometrica. Ovunque Valerio parlava, destava ancora entusiasmo ed acquistava centinaia di proseliti alla causa che difendeva; ma l'arte subdola che lo minava a sua insaputa, sminuiva i suoi successi altrove, e, facendolo credere, con mille perifrasi che provavano niente, ma dicevano un mondo di tristi cose, un venduto, un disonesto furbo, toglieva molta efficacia alle sue parole e a' suoi successi.
Molti amici si staccavano da lui, dicevano ad Andrea che aveva scelto male i suoi propagandisti, ed andavano ad ingrossare la schiera di Xenio. Per, se Valerio nulla sapeva dell'opera demolitrice che si operava sotto il suo onorato piedestallo, il buon Andrea l'aveva capita appieno; e poco curandosi della sua vittoria, ma assai preoccupato delle macchinazioni tenebrose che si facevano intorno all'onore dell'amico suo, volle cercarne le cause e gli autori. Ricordando i deliri di Malli, ed applicando ad essi le sue teorie scientifiche, ne cav che qualcuno aveva rubato in casa Malli e che il vecchio demente attribuiva tale crimine, ora all'uno ora all'altro di quei di casa.
 Errore completo di allucinazione circa la realt dei fatti, pensava Andrea.
 Chi dunque il ladro? Malli no, perch attribuisce il fallo a s, o ai figli; Bianca no, Valerio no! E poi, chi ha rubato arricchisce, invece i Malli sono poveri; ma in casa Malli non poteva rubare che uno della famiglia, altrimenti il crimine sarebbe state conosciuto e denunciato. Ora i Malli sono poveri. Chi  dunque il ladro? E perch Valerio tace? O lo ignora, od egli  vittima di una ineffabile generosit! Quale mina dunque si attenta contro l'illibatezza del mio amico? Infami! Infami! Le spegner io le vostre miccie: io disperder le vostre armi vili!
Il sabato sera and al Caff dei Letterati con una febbre negli occhi che lo rendeva irrequieto, truce, violento: non aveva affatto l'aspetto dimesso e obbligante d'un candidato, ma la sdegnosit e la baldanza di un provocatore. Entrato, pochi lo guardarono, i pochi saluti furono freddissimi. Andrea s'appoggi al tavolo di quattro che giuocavano a tarocchi.
 Uno di noi perder  disse allora un giuocatore.
 E chi perder, rispose Andrea prendendo la stoccata per s, sar certo pi onesto di chi vincer.
Tutti si misero a ridere.
 Perch ridete?
 Perch ci fai celia? tu, certo, non parli di noi.
 Di chi dunque?
 Di voialtri stessi.
 Ah! intendete di me e dei miei amici, per la battaglia di domani?
 Come vuoi.
 Ebbene s, noi perderemo, perch gli onesti siamo noi!
Altra omerica risata: Andrea non si era mai visto preso tanto a gabbo; allib nell'impotenza di difendersi, perch quella non era per lui lotta aperta, ma una schermaglia; comunque si voltasse, sentivasi colpito senza comprendere n come, n da chi; sentiva il nemico ma non lo vedeva.
Ad un tratto, visto un giovanotto che sogghignava, biondo lungo e smilzo come l'ultimo rampollo d'una razza decaduta; dalle gambe elastiche, elegantemente fasciate da due calzoni bianchi attillati; dai lunghi baffetti gialli, che sapevano tutte le torture notturne, per essere obbligati da certi apparecchi ad ergersi ben diritti verso le orecchie allungate, Andrea gli disse a bruciapelo:
 E tu perch ridi?
L'altro non rispose, ma si mise a ventarsi il naso con un giornale che portava appunto la candidatura di Andrea.
Questi, invasato dalla voglia di attaccar briga con qualcuno, gli strapp quel giornale, ed allungatosi attraverso al tavolo, avanzando il mento presso il naso del suo schernitore, gli disse con piglio minaccioso:
 Vorresti forse che t'insegnassi qualche cosa?
Tutti si volsero sorpresi: il bellimbusto, che si chiamava Pilade, scatt in piedi, e raccattando la sfida, dall'alto de' suoi trampoli ossei, rispose:
 Che cosa vorresti insegnarmi? forse a perdere le partite dei galantuomini.... come voialtri, aggiunse con tono sarcastico.
 Galantuomini, s, siamo noi, ai quali tu non sei neppur degno di toccar gli stivali.
 No no, perch me li imbratterei, toccando con essi qualcuno de' vostri pi famosi..... propagandisti, anzi, ciarlatani. Purgate le vostre file e poi.... forse potrete chiamarvi galantuomini.
L'allusione era troppo feroce ed evidente, perch Andrea potesse non intenderla; se l'avversario gli avesse detto: Esci tu dalle tue file e poi saranno oneste egli non si sarebbe infuriato tanto, quanto a quello sfregio potente fatto a' suoi amici, forse, a Valerio. Non aveva ancora, l'insolente, finito di parlare che Andrea, reso cieco dall'ira, afferr una seggiola e la brand sul capo del Golia in sessantaquatresimo, e l'avrebbe certo colpito a morte, se non fosse stato trattenuto rapidamente dagli astanti alle vedette, che lo afferrarono dietro le spalle, mentre il lungo fellone gli si avvicinava alla faccia coi pugni stretti. Andrea, tenuto per gli omeri a viva forza da sette eroi, non potendo fare che sforzi inutili vedendoselo addosso, gli sput sonoramente in faccia; l'altro gli misur un manrovescio che per gli mosse appena l'aria sul volto, perch anche il percussore era gi stato preso, alla sua volta, dai soliti pacieri, che, com' uso nella nostra bella civilt, sanno talora reprimere colla forza le liti, ma non sanno mai, pur essendo presenti, impedirne lo scoppio con una parola di prudenza o di perspicacia.
Tuttavia, i due ultimi atti dei litiganti erano stati tali, che, se per l'umanit degli astanti, fu impedito, l per l, un plebeo spargimento di sangue, si rese, per necessario un olocausto cavalleresco sull'altare del dio onore, che pure  schiaffeggiato impunemente, ogni giorno, da ogni sorta di maldicenti e calunniatori senza che alcun sangue redima gli offesi. Sgombrato il caff, in mezzo agli sparsi cocci dei bicchieri e ai rovesciati tavolini alle sedie capovolte alcuni, amici dell'uno e dell'altro dei contendenti si riunirono in altro luogo a fraterno convegno!
Bisognava riparare oh! Alcuni ufficiali del regio esercito, passati di l per caso, vedendo che si trattava di gente per bene, dopo aver aiutato a sedare la lite, avevano offerta la loro opera di padrini, per definire la seria questione dell'onore! Ed ora, davano i loro consigli sapienti sulle norme del duello. Prima di tutto, si bilanciarono le due onorabilit; il lungo Pilade era degno discendente, forse del suo omonimo greco; e fu riconosciuto essere intemerato lui, intemerata la sua famiglia, intemerati i suoi amici; la sua personalit era dunque integra e senza macchia come l'eroe cavalier Bajardo.
Anche Andrea presentava molti lati buoni, per la sua condizione, il suo nome, l'onorabilit della sua famiglia; ma ahim! in quel momento, egli rappresentava la plebe ed era amico di tale, il cui onore era macchiato da molti si dice. I suoi secondi sudarono quattro camicie per difenderlo, cio, per dimostrare ch'egli era degno di farsi ammazzare dal primo farabutto che l'aveva insultato! Oh se Andrea fosse stato presente egli stesso avrebbe tuttavia fulminati i suoi padrini con uno de' suoi pi aspri disprezzi, tanto la difesa era indegna di lui e della sua anima veramente eletta.
Alfine, fu convenuto che Andrea, non essendo propriamente bacato come Valerio, era degno di battersi coll'avversario Pilade Degli Inanti, e ci sarebbe avvenuto il giorno dopo, al tramonto, coll'arma scelta dal provocato, la sciabola!
Il lungo Pilade, che durante i suoi anni di Universit, si era specialmente istruito pi che nella giurisprudenza, nell'arte della scherma, quasi presentendo la sua futura grandezza, aveva ora scelto senz'altro l'arma sua familiare, per consiglio anche da' suoi secondi, giacch, essendo egli pi alto della persona, avrebbe avuta maggiore probabilit di vittoria. Venne deciso per, di tacere con chicchessia sino a cosa fatta, affinch la legge, che proibisce il duello, potesse lasciar consumare il crimine, e mandare poi i suoi rappresentanti ad arrestare i morti e i fuggiti.
Cos il giorno dopo, proprio quando al cader del sole si faceva lo spoglio delle schede elettorali, mentre che un ultimo lievissimo sforzo, nelle poche ore prima, avrebbe assicurata la vittoria al pi degno, questi doveva gettare la sua vita sul campo della pi falsa e stupida riparazione d'onore, che una schiatta ignava e finta finge di condannare nelle sue leggi, mentre poi rende ancora necessaria ne' suoi costumi e nei sentimenti schiavistici di un passato d'ignoranza del quale dovrebbe vergognarsi, ed invece, stolta, ne mena vanto.
Andrea, quella notte, dorm tranquillissimo, ed alla mattina, quando i suoi due mandatari gli annunciarono l'esito delle trattative e ci che era si era stabilito, egli croll sprezzantemente le spalle, a rispose loro un secco Verr.
Egli aveva sempre scritto contro il duello, l'aveva chiamato una cavalleria carnevalesca che spesso finisce in un ammazzatoio; aveva ne' giornali deplorati e duellanti, e padrini e funzionari che giungono a festa finita! Ed ora si vedeva trascinato, per forza di cose, a quella stessa gogna, cui egli aveva posti gli altri.
 E poi dite, se non ci persegua talora, nella vita, una fatalit!  Diceva fra s.
Subito corse col pensiero a Bianca; se l'avesse saputo! povera Bianca! Egli aveva fisso di volerla sposare ad ogni costo, appena fuori da quella baraonda elettorale: la famiglia di Andrea era degna di lui, ed amava la giovane, ma ora che sarebbe avvenuto? si chiedeva. Pens a fare un testamento in favore di Valerio, ma come poterlo fare, se essendo viventi ancora i suoi genitori, egli non poteva disporre del proprio patrimonio?
Poi sorrise: Ohe! si disse, andiamo ad un balletto di marionette, non andiamo gi alla morte. E si rec allegramente a visitare il suo pi caro amico Valerio, per accertarsi se nulla si sapesse col dell'accaduto.
Quella notte Valerio, affranto dell'improbo lavoro della giornata, aveva avuto la febbre; per questo solo, egli non era ancora a cognizione di nulla, e Bianca, che non si era mossa dal suo capezzale, ne sapeva quanto lui.
Andrea non si impression gran che per la indisposizione dell'amico, anzi la trov opportuna, pensando che, per quel giorno, Valerio non sarebbe uscito e perci, nulla avrebbe saputo; e che il domani, finito tutto, e elezioni e duello, l'amico, ormai bell'e guarito, avrebbe ritrovati intorno a s la calma e la serenit dei quali aveva tanto bisogno.
Sedette anche lui, con Bianca, vicino al capezzale dell'ammalato; Valerio, punto aggravato, non trattandosi che di una febbriciattola di raffreddore bronchiale, presa certo scalmanandosi sulle piazze, sorrise a tutti e due; riun le loro mani e le baci insieme:
 Quando siete felice voi due! esclam, pensando a quella dolce armonia di volti e di sentimenti.  Qualunque sieno i dolori della vita, aggiunse, per voi essa avr sempre un sorriso, sempre un angolo di cielo. Essere grandi, grandi, esser re, comandare ai re ed ai popoli, dominar la natura e gli esseri, non pu dare una dramma di felicit, se manca l'amore! L'amore come  l'anima di tutta la natura, nella quale esso informa e attragge le create cose, parimenti,  la forza, la vita di tutto il nostro essere; il resto.... d fumi al cervello, non d un raggio di felicit, nevvero?
 Quanto v'invidio! E quando vi sposate dunque?
I due, a quell'uscita improvvisa, nuova in bocca a Valerio, ch'era sempre stato su ci delicatissimo, considerando egli Andrea pi che altro come fratello ed avendo egli dell'amore una idea cos alta e pura d'ogni interesse  da considerate il matrimonio pi necessit sociale, che una conseguenza necessaria dell'amore,  fece meravigliare i due amanti, che si guardarono in faccia e sorrisero, mentre Bianca arrossiva.
 Caro Valerio, rispose Andrea, ci dipende da tua sorella;  lei che continua a rispondermi aspettiamo! aspettiamo!
 Povera Bianca, disse malinconicamente Valerio, si sacrifica per me; sempre cos le donne: o per il padre, o per il fratello, o per il marito, o per il figlio, sono sempre le sacrificate al nostro bene; ma ora basta, nevvero, Bianca? Domani, Andrea sar deputato, aggiunse scherzando, perch poco fidava nella vittoria,  poi candidato al ministero, gli occorrer la signora, per poter trovarsi au complet nevvero?
 Non scherzare ti prego, Valerio, su oggetto troppo sacro a me per poter unirvi immagini men care al mio cuore, e per nulla grandi agli occhi miei.
 Poveri ministri, disse Valerio ridendo di gusto, poi si fe' serio, quasi dolente e con gli occhi quasi chiusi:  Quanto sei felice tu, Andrea, d'avere accanto al tuo cuore una donna che ama, che sente come te; s, s, amanti e fratelli d'anima siete. Ma son poche, sai, son poche queste donne.
 Oh! Valerio, aggiunse Bianca, sarai felice tu pure, felice come noi, vedrai!
E lo guardo profondamente negli occhi. Valerio li chiuse e parve assopirsi nel mistero doloroso del cuore. Bianca poco dopo gli pos la mano sulle tempia; scottava, ma egli non riapr gli occhi, dormiva o sognava?
 Lasciamolo riposare, disse Andrea piano, ed ambedue si ritrassero, in punta di piedi, nella stanza attigua, lasciando aperta la porta per sentire, caso l'ammalato avesse emesso qualche sospiro pi greve, s'affacciarono quivi alla finestra, di fronte al mare che mai avevan visto tanto bello, tanto dolce. Sembrava un cielo riverso, palpitante in mille piccoli sussulti, scorso da bianche colombe scherzanti per il suo azzurro infinito, coprente, come un velo mistico di pace, gl'infiniti dolori mortali. Andrea cinse col braccio la cara amica.
 Oh Bianca, se si potesse viver soli, soli sulla terra, e solamente con pochi cari, vicini a noi, come si sarebbe felici! Non vi sarebbero ire, odi, invidie; non armi, non uccisioni, tutto amore, tutto amore; oh, il paradiso, che i credenti aspettano, non sar esso infine che l'amore, nient'altro che l'amore lasciato tranquillo a se stesso?
 Forse, rispose Bianca, ma quest'amore dovrebbe esistere fra tutti gli uomini!
 Oh Bianca, disse Andrea, pensando al suo imminente duello, gli uomini odiano, gli uomini uccidono, gli uomini infrangono la nostra felicit, quanto pi le siamo d'appresso.
 Uh! che fantasia nera, esclam Bianca, impressionata da quel pessimismo insolito dell'amico suo, ma non son tutti cattivi gli uomini! quanti, quanti sanno amare! Credi tu che tutti gli uomini che oggi per esempio, voteranno per te, e non per una moneta ricevuta, n per un'esca qualsiasi, e neppure per una speranza di bene immediato, ma solo per il desiderio del bene generale, del bene delle future generazioni, non amino? Oh! il loro cuore  tutto amore pei figli, per te, per i fratelli, per l'umanit! E se hai sofferto, Andrea, se dovrai soffrire un giorno, un anno, pi anni, non ti sar degno compenso questo grande amore degli uomini!
 S Bianca il popolo  buono ma gl'individui son cattivi, spesso ingrati, e spesso ancora pi stupidi, che cattivi: l'amore io non l'aspetto che da te; al mondo io do tutto, ma non chiedo nulla.
Ci detto, l'abbracci teneramente, essa abbandon, come la Psiche amorosa, il bel capo al bacio dell'amante e cos allacciati sembravano entrambi bersi l'anima dagli occhi, tanto il loro grandissimo, verace amore compenetrava i loro esseri; quell'amore ch' figlio della terra e dell'infinito; che sgorga possente dal mistero dello spirito e della vita, per unire due cuori pulsanti di vivido sangue, due anime e due intelligenze fatte di coscienza e di amore.
Dopo un lungo tenerissimo bacio, a cui parevan far festa il cielo ed il mare, simpatizzanti nello stesso azzurro ineffabile, si volsero a guardar l'ammalato, quasi richiamati insieme ai doveri sacri dell'esistenza da una sola voce.
 Domani star meglio, disse Bianca ad Andrea, vedendolo oscurarsi in fronte.
 S, aggiunse Andrea, e seguiremo il suo consiglio nevvero? disse ancora, accarezzandole la rossa guancia.
 Faremo il possibile  rispose Bianca, con un celestiale assentimento.
Andrea fu preso da una felicit troppo intensa e appassionata, per poter fermarsi ancora a dar spettacolo della propria gioia all'amico dolente pi per amore che per dolore fisico; perci stretta la mano a Bianca e baciato, contro il suo costume, l'amico ancora assopito sulle tempia, usc.
Appena fuori, il mare ebbe un fremito, ed un buffo di vento quasi rabbioso urt la fronte ardente di Andrea:
 Ecco l'ira degli uomini mormor, ecco il mondo che ci turba il paradiso del cuore, ecco l'inferno ed il purgatorio, insieme congiunti. Aggiunse: maledetto il male, maledetto l'odio, maledetto il destino che li perpetua sulla terra! Ci vorrebbe tanto poco a volerci tutti bene! A cedere ognuno la parte che spetta a quell'altro! Non ci sarebbero partiti, lotte, duelli!
E cos, sacramentando, per la prima volta in vita sua, contro la cattiveria umana, s'avviava al suo destino.
...
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...
CAPITOLO 19. 
Il Fato.
...
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...
L'avversario di Andrea spese il tempo ben diversamente; stupito di vedersi d'un tratto alle porte della celebrit, passeggiava le vie, pi tronfio e pi elegante del solito. Non consum mai tanti sigari come in quel giorno; fece prima una visita a tutti i principali caff, non parlando, come s'era convenuto, del suo imminente duello, ma tutto pieno di esso dalla testa al piedi: s che, vedendolo, chiunque avrebbe detto:
 Costui oggi  un grande uomo.
Alcuno, che sapeva qualche cosa, lo guardava con una specie di riverenza, di soggezione, e se era un po' suo amico, gli si avvicinava subito, gli stringeva con effusione la mano, come a persona che deve partire per un viaggio eroico, e gli diceva a fior di labbro: coraggio.
Pilade allora si stringeva nelle spalle, come uomo sicuro di s, ma anche noncurante della vita, e mandava all'aria enormi globi di fumo, emblemi dell'anima sua evanescente nel vuoto del suo cervello piccolo e mal costituito. Quando si fu persuaso d'essere ormai un uomo celebre, un grand'uomo, si rec finalmente alla sua casa per fare una elegante toilette, accuratissima d'occasione. Quivi l'aspettava una sorpresa: trov uno sconosciuto, strano, che l'attendeva da qualche tempo.
Pilade non l'aveva visto mai; costui aveva gli occhi nerissimi quasi nascosti dalle lunghe sopracciglia; il volto rosso bronzeo di linee piuttosto corrette, ma dall'espressione dura; la persona, senz'essere energumena, dimostrava per una buona robustezza ed una forza spesso esercitata. Somigliava insomma a certe sdegnose e forti guardie di questura, d'ignota provenienza, che hanno in s un rammarico iroso contro il mondo che le disprezza, mentr'esse sentono di fargli tanto bene, dando la caccia ai ladri e i furfanti, in difesa dei galantuomini, se ne vendicano, talora perci; lasciando in pace ladri e furfanti, per badare, assai pi ai politicanti, a quelli che parlan male di loro e dei potenti, loro padroni.
Lo sconosciuto, appena vide entrare Pilade con quell'aria spavalda:  Oh gli disse, con tutta famigliarit e autorit insieme, pare che il signor conte butti via il suo tempo!
Cotesta gente, forte materialmente, sicura di s, nel suo legale potere, allora che si mostra tracotante, suscita di solito la ribellione nelle nature generose o impetuose o disperate, ma ammansa invece, chi ha natura vile, o tome la forza occulta.
Pilade apparteneva a questo ordine di uomini e rimase perci subito soggiogato dal misterioso visitatore.
 Chi siete?
 Sono un mandatario.
 Sta bene, ma il mandante?
Lo sconosciuto pronunci un nome.
 Ah! esclam l'eroe, subito soggiogato, che si vuole da me?
 Che il duello sia definitivo, e voi m'intendete. Un duello non  un delitto,  una battaglia.
Pilade si sent un brivido. Sapeva d'essere forte, fortissimo nell'arma prescelta, la sciabola; mentre il suo avversario doveva saperne pressoch nulla; ma se non poteva temere per s, non aveva per, neppure, la voglia di uccidere: una graffiatura leggera, di quelle che fanno solo arrossare un po' la fasciatura, magari sopra le costole, tanto per finire con gloria, era l'ideale del nostro spadaccino. E, signore della spada, come egli era, per abilit acquistata, sentivasi sicuro di scherzare al primo assalto, graffiare l'avversario al secondo, e metterlo fuori combattimento al terzo, senza tuttavia fargli gran male.
Si strinse quindi molto eloquentemente nelle spalle, come a dire: siete pazzi.
 No, no; dev'essere come si vuole, disse l'altro sagace interlocutore, che aveva compreso benissimo il pensiero del suo uomo; no, no, la partita d'armi dev'essere di esito decisivo:  necessario. Quindi, disse un lungo discorso, interrotto da sottintesi, pieno di reticenze, nel quale, la minaccia, la promessa, la lusinga, il disprezzo, l'adulazione sorgevano mano a mano e sparivano per dar posto gli uni agli altri, cos come fanno, per la mano del burattinaio, i suoi rispettabili burattini alla ribalta della baracca, dalla quale pende allucinata la mente rozza dei semplici spettatori.
Pilade ora arrossiva, ora tremava, or s'accendeva d'ira, ora brandiva il braccio pronto ad uccidere, ora tornava daccapo a sentire orrore per il delitto fosse pure, nel duello, larvato di legittimit. Finalmente, non si sa per quale imposizione, consiglio o preghiera o minaccia, fatto sta che Pilade promise!
All'ora stabilita, ecco il fino a quel giorno innocuo Pilade, pi che mai nevrastenico e in preda ad una visibile eccitazione nervosa, parte vera e parte artificiale, arrivare sul terreno dello scontro. I due suoi padrini, uno ufficiale maggiore, l'altro conte come lui, gli diedero in fretta gli ultimi suggerimenti! Lo spazio era stato trovato in un vasto giardino annesso ad una villa, le cui finestre, ermeticamente chiuse, indicavano l'assenza dei padroni.
A pian terreno, per, vedevasi socchiusa una porticina, in cui entrarono due medici e due aiutanti, perch il duello era di lusso!... Quindi, sui tavolini della stanza deserta, in mezzo al vecchio mobiglio, punto governato e che indicava l'abbandono della casa, i due luminari della scienza esposero i loro affilati e misteriosi strumenti chirurgici, insieme a batuffoli di cotone fenicato, di fascie e tele sterilizzate, e boccette di acque, di tutti i chiarori.
Pilade, essendo arrivato primo, con un grosso sigaro in bocca, pi che fumato, masticato, cacci dentro quell'antro scuro un'occhiata canzonatoria; ma brr si ritir ratto, come se gli avessero dato un pugno nel petto. Non diede per a divedere nulla e per cacciare il malessere, che l'aveva preso, si mise a criticare, motteggiando, e il giardino, e la villa e i padroni.... assenti, e tratto tratto, dava calci ai mobili smunti, e ai vasi di fiori negletti.
Intanto, si aspettava Andrea, che mai non veniva, mentre l'orologio camminava camminava. Gi i padrini e i medici pietosi si guardavano in faccia delusi, mentre l'eroe della giornata fingeva un'ira, che nascondeva la gioia interna di poter sfuggire ad un pericolo oscuro, e facendo cos dell'eroismo a buon mercato.
 Son vili, costoro, son vili, esclamava il giovane ufficiale, fanno propaganda per la pace, perch hanno paura della guerra. Vi sfidano, e poi rompono un vetro con la mano, affinch una scalfittura allontani da loro il dovere di dar la prova di coraggio promessa.
 Quel che  peggio, soggiungeva il conte padrino, si  che costoro vogliono distruggere, sotto l'abbominio, anche questo poco avanzo che ci rimane di cavalleria e di antica nobilt, ch' il duello! I conigli!
 Ah! strillava Pilade, se tarda ancora un minuto, lo squalifico per tutta la sua vita, quel fellone! Ecco, soggiunse quasi subito, il minuto  passato: io non sono il servitore di nessuno; grazie signori, disse ai medici, me ne vado;  passato anche il quarto d'ora accademico, il mio avversario sar certo svenuto per la via, io non voglio ammazzare un morto.
Ed infil il viale del cancello, con una superba prosopopea degna del gran secolo di Pericle. I padrini, nonostante le spacconate che avevano dette, si sentivano, alla loro volta, come sollevati da un peso, perch le condizioni dello scontro, erano delle pi gravi e gi nasceva in fondo all'anima loro una gran noia per ci che ora dovevano presenziare; quella noia, quel disgusto di s e degli altri che sente sempre chi  indifferente al delitto cui assiste, e se ne fa complice o per interesse, o per parola data, o per un malinteso senso di solidariet.
Sul cruccio della giornata tenebrosa, sembrava ora scendere tra le nubi, un raggio di sole; ma quando Pilade fu giunto al cancello, se lo sent urtare nel petto, per qualcuno che l'apriva dal di fuori. Era Andrea che giungeva trafelato, non per la smania di duellare, ma per il timore di essere creduto vile; aveva ritardato per sedare una lite... elettorale ingaggiata a base di rivoltelle e di bastoni: aveva disarmati due o tre de' suoi, aveva richiamato all'umanit gli altri, e quando tutti si furono sbandati, era corso subito qui per pagare il suo debito di sangue all'ultima degenerazione dei costumi d'altri tempi, d'altra civilt, d'altri sentimenti, d'altri uomini.
I due avversari si guardano in faccia, come intontiti.
 Imbecille! pens, tra s Pilade, non potevi aspettare ancora un minuto? Ma la sua esclamazione di disprezzo si tradusse, al di fuori, in un saluto rispettoso.
Oh! quell'uomo avrebbe avuto, per un'ora, in potere la sua vita e, rivestito di tutti i diritti ufficiali per ucciderlo, dunque.... bisognava fargli ossequio.
Andrea, invece, si sent indifferente d'averlo trovato; solo lo prese un desiderio nervoso di far presto, d'uscir in breve da quella tragi-commedia cavalleresca, che gli appariva pi nauseante e stupida d'un'aggressione notturna a mano armata, nella quale c' la delinquenza qualificata, che non invoca costumi, n tradizioni, n onore, per mascherane i suoi delitti; ma affronta, feroce e schietta, e societ e giustizia umana, e grida, nella sua fuga perpetua dalla luce: Io sono la vile fra voi, io muovo guerra alla vita; fuggite da me, o voi che amate la vita!
Pilade, con passo lungo e sicuro e con apparenza d'aria soddisfatta, torn sui suoi passi; Andrea si un a suoi padrini, dicendo loro brevemente la causa del ritardo. Questi scusarono il loro primo presso gli altri. Dopo di che, si misurarono e consegnarono le sciabole; poi si disposero i duellanti sul terreno.
I medici, dalla stanza deserta, avendo visto l'arrivo, riordinarono in bella mostra i loro apparecchi, che gi avevano raccolti. Intanto, i due avversari si erano spogliati della giacchetta, e avevano rimboccate le maniche nella camicia.
Quando tutto fu in ordine, il padrino, che doveva dirigere il duello, snud la sua spada ed ordin in guardia.
Andrea si trovava in uno stato d'animo come atrofizzato, stringeva la spada con disdegno, quasi senz'ira, ed in quel momento, punto preoccupato del suo pericolo, disprezzava, pi che altro se stesso:
 Perch, perch era l?  pensava  erano quelli i doveri della vita? era quella la sua missione in difesa della giustizia e dell'umanit? Non era forse, in quel momento, egli pure, un burattino, nient'altro che un burattino legato al filo d'un vecchio pregiudizio che lo faceva ballare a suo talento?  Vile?  Ma che vile d'Egitto, egli avrebbe dovuto gettare in faccia a tutti il suo pi profondo disprezzo per quel vecchiume di millantato onore, e dare, cos, a' suoi compagni d'ideali e di fede il vero esempio del come si inizi una nuova civilt, cominciando col negare la propria vita alla lotta pi sterile e stupida, che possa essere ai tempi nostri!
L'avviso del primo assalto scosse Andrea dalle sue divagazioni, s che egli non esit pi; ormai.... doveva essere un valoroso.... all'antica.
Il primo assalto vigoroso di Pilade dimostr subito la superiorit di costui sul suo avversario; tuttavia, Andrea aveva saputo respingerlo con destrezza e sottrarsi alla punta del ferro nemico. Bench sapesse, le condizioni gravi fissate, tuttavia egli credeva ad un giuoco da ragazzi, fatto un poco sul serio, ad una battaglia pi o meno schermistica; ma l'attitudine del suo dileggiatore di ieri fece tosto comprendere come si attentasse davvero alla sua vita, e, pi che ira o timore, sent un profondo disprezzo per quell'automa lungo, che forse s'apprestava a compiere un delitto ufficiale colla massima incoscienza.
Al secondo assalto, la visione di Bianca gentile gli apparve fra le spade cozzanti, ebbe un sussulto di dolore per lei e gli rinacque l'amore alla vita che dianzi avrebbe buttata via volontieri. Allora, mirando di punta al braccio destro dell'avversario, tent di metterlo fuori combattimento.
 Non vuole ammazzarmi lui  pens Pilade e con uno scarto rapido, sottrasse il braccio minacciato, s che, l'arma nemica gli sfior soltanto la pelle, il sangue usc. Il comandante, interponendo la sua complice spada, grid l'alt: la ferita era una graffiatura, dopo cinque minuti, il duello fu ripreso.
Andrea, deciso a salvaguardare la propria vita senza toglierla altrui, par due o tre volte felicemente; l'altro dal canto suo, vedendo l'avversario pronto e valoroso pi di quel che credesse, pensava che era un peccato uccidere un duellante che sapeva tenergli fronte come pochi; onde, cambiando di mira, pensava, anche lui, a ferire, piuttosto gravemente, ma senza uccidere. Quando, rapido come il baleno, intravide dirimpetto a lui, tra le spesse piante del boschetto, la trista figura che lo aveva fatto promettere la mattina. Trem, arross, par a stento un colpo di punta diretto alla spalla; poi irato contro di s, contro il destino e contro l'avversario, che mirava sempre a ferirlo al braccio, egli con una finta mossa, nell'istante stesso che Andrea, ingannato, si parava il petto a sinistra, gli cacci la spada nella gola, e poi la ritrasse rapido mentre la sua vittima metteva fiotti di sangue e cadeva riversa nelle braccia de' suoi padrini.
 Maledetto! Grid uno di questi, atterrito dall'enormit dell'accaduto. Andrea non era morto, ma agonizzava.
Fu portato subito nell'albergo pi vicino, mentre arrivavano, proprio in quel momento  guarda un po' che caso  guardie e carabinieri, per impedire il duello, ma neppure abbastanza in tempo, per almeno impedire che padrini ed uccisore non potessero prendere il treno per Ventimiglia, e riparare all'estero.
In un lampo, fu avvisata la famiglia del ferito, che si credette in dovere d'avvertire pure la povera Bianca. Non  a dire lo strazio dei dolenti: la madre rimase come fulminata e si dovette portarla via dalla camera, dove il morente, coi denti stretti e le labbra sanguinose, non poteva neppure darle l'estremo saluto.
Bianca rimase al capezzale impietrita, si chin sul ferito e lo baci a lungo a lungo su quelle labbra care, che non sapevano che la giustizia, la piet e l'amore; baci quegli occhi da cui la luce fuggiva, e che avevano tante volte fatto tremare i falsi e i disonesti; ed in quel momento, ella avrebbe voluto avere tutta la fede dei padri suoi, per poter credere esser possibile ottenere da Dio la grazia del ritorno alla vita dell'anima, ormai abbandonata all'ignoto dalla materia infranta.
Povera Bianca, non piangeva, non poteva piangere, colle lagrime, le sarebbe uscita anche l'anima; invece voleva vivere per consolare, co' suoi sguardi, colla sua carezza, gli ultimi sospiri di chi moriva per aver voluto difender la giustizia e la verit contro i disonesti, contro i calunniatori.
 Andrea, vuoi che chiamiamo Valerio? non sa ancora nulla dell'accaduto, gli disse la dolente con uno sguardo in cui era tutto lo strazio della piet per quello che avrebbe sofferto anche il povero suo fratello.
Andrea lo comprese:  No,  le rispose cogli occhi moribondi  lasciamolo ignorare ancora.
Pareva egoismo di sorella: ed era invece profonda, disperata piet per l'uno e per l'altro. La povera Bianca, tenendo con una mano tremante le mani del morente, gli teneva inumidite coll'altra le labbra: poi gli baciava le palpebre, ne spiava il respiro, gli ascoltava il cuore, scaldando colla sua mano ardente d'affanno e d'amore quel petto che si raffreddava; quel caro capo ferito che lentamente si piegava nell'abbandono mortale.
A lei, di convinzioni materialiste, torn allora la fede nell'esistenza individuale dello spirito; l'anima di Andrea non doveva partire di l: ella l'avrebbe trattenuta colla sua forza immensa d'amore, con una preghiera irresistibile.
 Oh Dio, oh Dio, disse nel suo delirio la misera, datemi la prova che voi sentite le preghiere dei mortali, lasciatemi ancora sulla terra quest'anima cara ed io creder, fate ch'io veda che voi sentite la mia prece suprema, e creder.
In quel momento, il povero Andrea, nel dissolversi del mistero dell'esistenza umana, parve riaprire, per un'ultima volta, i sensi alla vita; le sue pupille la fissarono, forse ne compresero l'ineffabile preghiera, e sorrisero d'una gioia ultra terrena.
Ti amo, ti amer sempre, anche nel mistero disse lo sguardo fuggente col pi eloquente linguaggio, quello dello spirito.
Poi gli occhi amorosi si spensero, ed un soffio ineffabile di dolente addio parve passare sui capelli della misera, chini sul volto di lui.
Bianca sent quel soffio mortale, cacci un urlo e svenne.
Andrea non era pi!
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CAPITOLO 20. 
Parassita d'anime.
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Per soli dieci voti di maggioranza sull'avversario, Xenio era stato proclamato eletto dal presidente delle sezioni elettorali riunite.
Pochissimi sapevano del duello avvenuto, nessuno, che vi fosse rimasta una vittima; d'altronde, la ferale tragedia si era svolta verso il tramonto di quello stesso giorno, poche ore prima che si chiudessero le urne, e tutti erano occupati ben d'altro.
I pi intimi di Andrea, colpiti al cuore per tanto strazio avevano abbandonato ogni battaglia, abbattuti, dinanzi alla morte, sovrana della vita.
Valerio, riassalito in quel tramonto stesso, dagli ardori della febbre, era rimasto a letto, e nell'obblio di tutto.
Il genio del male riusciva trionfatore sul mondo; i suoi nemici, le anime oneste e buone, giacevano annichilite sotto il peso del dolore, ch'esso aveva gravato sulle loro teste altere.
Mentre, per, si stava proclamando il vincitore delle urne, si sparse, come un baleno, la luttuosa notizia; gli avversari d'Andrea, non perversi, ne provarono sincero rammarico, come se avessero avuta, loro malgrado, una lontana partecipazione involontaria al delitto, ed assaporavano perci malamente, quasi fosse insipido, il frutto della vittoria. I perversi, coloro che quasi gioivano per la sparizione di uno de' pi formidabili loro sferzatori, si ammantarono della pi teatrale ipocrisia, e facevano a chi pi piagnucolava sul tristo evento, come le piangenti funebri, d'antico costume, che erano pagate apposta dai parenti perch rappresentassero, alle esequie, con finte lacrime, il dolore vero o falso di chi era lontano.
Xenio, l'imperante del giorno, proib, con fine accorgimento ogni pubblica manifestazione di gioia per il suo trionfo: imprec contro Pilade, contro i padrini che avevano permesso tante scempio e volle essere rappresentato ai funebri, per rendere, diceva, il dovuto rispettoso omaggio al pi grande, al pi nobile avversario, ch'egli dopo Valerio potesse avere.
Diceva che la vita  una baraonda, fatta di piccole e meschine lotte di puntigli, di concezioni diverse, di diversi metodi, ma che in fondo, il bene  uno; i diversi metodi, purch onesti quali erano i suoi e quelli dell'ucciso, s'incontravano tutti nel fine ultimo del giusto e del vero, e che egli e l'avversario suo erano entrambi di tali combattenti, cio appartenenti a corpi diversi, ma diretti alla stessa gloriosa conquista: il bene di tutti.
Moltissimi ingenui furono attratti e persuasi dalle belle parole di Xenio, dal pallore insolito del suo volto e dal dolore che dimostrava; per il che, quand'egli mand ai funebri una splendida corona di fiori, con una scritta gentilissima ed opportuna, si fece nella strada, ove si accalcava la folla, un silenzio profondo ma rispettoso; e quand'egli poco dopo, apparve cogli occhi bassi e gravi accompagnato da un amico domato di Andrea, la gente fece largo, guard stupita e confusa, cercando invano nell'anima propria il giusto concetto del vero e del bene.
Guai se Xenio fosse stato visto in quel momento da Valerio: guai se Bianca, ancor stretta all'amato cadavere, non si fosse sentita donna in mezzo a tanto popolo maschile, che accettava i fatti quali si svolgevano, come se fossero opera di un destino inesorabile, anzich della mano iniqua dell'uomo. Essa fremette quando sent tali cose; non volle vedere, n udire nulla disse solo:
 Vili, non profanatelo; almeno la sua tomba vi sia sacra!
Poi chin il capo, vinta dal dolore che le lacerava l'anima, e non parl pi.
Il giorno dopo, tutto si rinchiuse nel silenzio del mistero, e l'obblo incominci la sua opera distruggitrice delle memorie e dei facili dolori; mentre il triste fato umano andava preparandone altri diversi e nuovi all'affannata cura dei mortali. Solo i due fratelli e la famiglia orbata del povero Andrea educarono sempre fiori sull'amata fossa, sempre sentirono lo spirito di lui in mezzo a loro; sempre vissero in corrispondenza di amorosi sensi con chi viveva ancora, pi vero e pi amato che mai, nelle anime loro.
Xenio, nei giorni dopo, si sent come liberato da un gran peso: Andrea scomparso, Valerio ammalato! non aveva pi rivali. I suoi occhi sfavillavano, la sua stella splendeva, egli era il vincitore.
Mentre nel segreto della sua camera assaporava la cruenta vittoria, un servo gli rec un bigliettino dorato; era la vedovella che reclamava il compenso d'amore dovutole per tante fatiche e sacrifici che aveva fatti. Xenio sent un urto di disgusto nel petto, come chi, sentendosi fra oggetti nobili e preclari,  colpito d'un tratto dalla vista di un oggetto rustico e spregiato. Arricci il naso, port istintivamente la mano al portafoglio, pensando di poterla ricompensare con banco note. Ma poi, riflett ch'ell'era troppo ricca per poter apprezzare il denaro qual ricompensa del suo amore, e del suo affettuoso lavoro.
D'altra parte, per averla schiava devota, egli l'aveva, fino allora, illusa, pudentemente s, ma illusa; anzi, vedendo tutto il vantaggio ch'essa gli recava, aveva avuto per lei momenti di vera tenerezza, ed ella aveva sentiti quei momenti e si era legata pi spiritualmente a lui. Ma ora:
 Ohi! Conte Xenio, si disse,  tempo di richiamarla quella babbuina:  matta? Che si crede? Guardare sino a me? Nobile? ricco? grande? giovane? Deputato? E forse in un giorno non lontano.... minis.... ch' quanto dire: re, per quanto temporaneo, d'un regno, d'un popolo, d'un parlamento, che so io? Una, una.... una miserabile! Ah! per Iddio, ci vuole un bell'ardire, bisogna che sia ben cretina, ben fatua, per crearsi di tali pretese su di me! Alla malora, liberiamocene! Dicono che noi uomini siamo giuoco delle donne! Quanto sono stupidi! Gl'ingenui, s; coloro che cercano l'amore, e battono il naso nella prima pozzanghera che luccica, quelli s; ma noi.... noi.... che sappiamo bene scegliere, e arriviamo all'ultima passando attraverso un esercito di illuse, no!...
Cos dicendo, finiva di vestirsi, infil il soprabito, prese il cappello ed usc. Strada facendo, trovava signore e signorine che gli facevano il loro pi bel sorriso; uomini che s'affrettavano a lasciargli il passo, portandosi il cappello dal sommo della testa ai ginocchi, guardie ed impiegati che lo ammiravano con compiacenza e timore insieme.
Tutto intorno a lui spirava, insomma, quell'aria di soggezione e di ammirazione che mette i buoni nella brama di meritarsela, mentre insuperbisce i tristi ed i mediocri al punto, da far loro credere d'essere superiori a tutto e a tutti, necessari al mondo, ineffabili ed insindacabili.
Xenio si sent uno di questi.
Allo svolto di via Assarotti, s'imbatt in Armida, elegantissima in un abito cremisi, adorno di una sola camelia bianca sul petto, aveva per la faccia accigliata l'aria disgustata. La morte tragica di Andrea, ch'ella stimava, la malattia di Valerio, la riuscita di Xenio, che sconcertava i suoi piani per l'avvenire, tutto la rendeva irascibile, scontenta di s, sdegnata verso chi, comunque, attraversava in quel momento la sua via.
Ella non amava Valerio di passione, tutt'altro, ma sentiva per lui un sentimento vago che confinava tra la piet e la soggezione, sentimento domabilissimo dal punto di vista del suo interesse, ma pur sempre potente in lei. Vedendo Xenio trionfante, sent come una punta al cuore, che le fece salire una vampa al viso; non potendo negargli il saluto, perch ormai egli frequentava la sua casa ne' giorni di ricevimento, volse verso di lui il volto altezzoso, adorno di un sorriso sdegnosetto e non curante, che pareva volesse dire: Non credere che io t'ammiri! e lo salut con lieve cenno, voltando subito altrove la bella testa.
Xenio cap e disse in cuor suo: Superba sdegnosa, piegher te pure, e poi ti spezzer. Nel medesimo tempo per, si sentiva una grand'ira contro di lei, l'unica che non l'ammirasse ancora con entusiasmo, l'unica che mostrasse di non desiderarlo punto, per quanto, da qualche tempo, ella fosse verso di lui cortese molto pi di prima:
 Ama Valerio, si capisce, ma questa non  una ragione, per negarmi la sua ammirazione! Oh! quante, quante....! Che sia pi difficile, costei, a conquistarsi che un corpo elettorale? Vediamo!
E punto da quella prima contrariet che trovava alla propria ambizione, si sent una smania, un desiderio irresistibile di vedersi la sprezzante innamorata a' suoi piedi.
Anzi, questo desiderio divenne in lui s irresistibile, per la stessa difficolt che incontrava, che da quel giorno gli parve passione.
 S, disse a se stesso, certo io l'amo quella superba,  l'unica che sia meco sdegnosa; forse l'amo per questo; ad ogni modo, essa non deve meco essere altera, io non lo posso certamente tollerare! Che m'importa.... di lui? Vada.  un predestinato; la voglio io, la voglio! La mia volont deve trionfare di tutto e di tutti; fatemi largo, o vinti, io sono il vincitore! Cos autosuggestionato d'amore per la bella altrui, e di una grandezza che il denaro e la corruzione e l'iniquit gli avevano fabbricata, entr nel ricco palazzo della vedovella americana.
Ilda l'aspettava a braccia aperte; era vestita completamente di fiamma, e fiamma erano i suoi occhi pieni di gioia e di desiderio; fiamma le sue labbra coralline. Ella considerava la vittoria di Xenio come merito proprio e siccome costui, nei giorni della lotta, l'aveva accarezzata alla saziet, cos essa si teneva sicuramente amata, non solo, ma credeva di esserselo legato eternamente col vincolo della gratitudine. Oh, quanto aveva fatto per lui, la poverina! Era corsa in cento case, aveva detto, brigato coi forti, promesso ai deboli, minacciato i soggetti, donato ai corrotti. Aveva lusingato, supplicato, ansimato, quasich alla riuscita del conte, fosse stato sospeso il filo della sua vita. E quando, la sera del gran giorno, cinquanta servi, pi o meno autentici, le portarono la lieta notizia, ella pianse vere lacrime di gioia, sentendosi ormai giunta nel porto desiderato, dove avrebbero avuto termine le sue ansie, le sue pene, i suoi pericoli di rovina e di morte, com'ella diceva:
 Tesoro, tesoro mio, gli disse, finalmente! perch da quel giorno non potei pi vederti?
 Se avevi tanto desiderio di vedermi, dovevi uscire!  Ilda lo guard meravigliata: scherzava, o faceva sul serio?  Prese la cosa in ischerzo; egli erasi seduto sulla poltrona, ella gli and dietro le spalle, e cos, come scherzando, lo baci sulla testa, dicendogli con vezzo da bambina: Cattivo, cattivo. Poi lo guard negli occhi; egli volse altrove la testa.
 Che hai?
 Nulla.
 Hai avuto da fare molto, allora?
 Molto.
 Che cosa?
 Non sono cose che devi sapere tu.
Ilda sentissi punta da quell'ostracismo datole dai pensieri di lui. Oh! non era essa vissuta, per qualche mese, tutta dei pensieri dell'amante? non le aveva egli sempre, fino allora, aperta tutta la sua mente? Ed ora, perch non doveva sapere le cose che lo addoloravano? Sentendosi, perci offesa, rispose piccata:
 Dovevo adunque saperle solo fino a ieri.
Non rinfacciate mai il vostro beneficio ad un ingrato, ve ne fate un nemico, mentre prima un vago senso di pudore le tratteneva forse dell'odiarvi.
Xenio, offeso da quell'allusione che suonava doppio rimprovero menomandogli anche l'illusione del merito suo personale della vittoria, si volt come un cane prima accarezzato, che si sente d'un tratto tirare le orecchie:  Signora, sappiate che, a questo mondo, non  necessario nessuno, meno che meno poi, una femminetta.
Se la vedovella fosse stata o pi astuta, o pi istruita o meno volgare, avrebbe capito subito che essa si metteva sopra un terreno sdrucciolevole, in fondo al quale era scritto fine e si sarebbe ritardata un poco la caduta colla prudenza, o sarebbe caduta in miglior modo; invece l'incauta, umiliata nel suo orgoglio, volle vendicarsene, menomando all'amato il merito di cui egli si sentiva pieno, e tosto rispose coll'antico modo di monella plebea:
 Se non ci fossi stata io a farmi in quattro, il signore non sarebbe oggi deputato.  Si morse le labbra, comprendendo subito l'enorme sbaglio che aveva commesso.
Xenio sprezzante e sdegnato, senza dir verbo, si alz con una faccia durissima che non ammetteva n indulgenza, n replica. Ilda ne fu atterrita, si sent irrigidire tutta, lo guard con due occhi supplichevoli, come di chi chiede la vita; ma egli, senza neppure guardarla, chiuse freddamente ogni discussione con queste parole:
 Mi spiace, signora, d'avervi, mio malgrado disturbata, se l'avessi immaginato, non l'avrei voluto. Vedo che siamo troppo lontani per poter comprenderci, lasciatemi in pace.
Ilda, memore di tanti recenti baci e carezze e lusinghe sottintese, se non esplicite, rimase un momento perplessa tra i suoi diritti di donna, che aveva donato se stessa, e il sentimento dell'offesa atroce che la spingeva, per vendetta, all'ingiuria; ma questa avrebbe segnato inesorabilmente la fine, mentre la preghiera, l'umiliazione, l'annientamento in lei d'ogni orgoglio potevano lasciare adito alla speranza. Vinse l'umana debolezza; in quel disperato istante, ella si afferr all'unica tavola di salvezza, che le porgeva il mortale naufragio delle sue speranze: la supplica, umile e disperata! Appostatasi, quindi, colle spalle alla porta, volta verso lui, colle mani giunte:
 No, disse, Xenio, no, per piet, perdonami; non lasciarmi cos, ho scherzato, sono una povera ignorante, lo sai, non so quel che mi dica, perdonami. Ti amo, ti amo, muoio se mi lasci cos.
Ma egli voleva uscire ad ogni costo, da quell'aria per lui pesante, e voleva togliere la supplice dalla porta per andarsene.
 No, no, ella ripeteva, opponendosi, non uscire cos adirato, dimmi che ritornerai, che non sei in collera; parla, parla ti dico.  E con una forza sovrumana lo trascin sulla poltrona, urlando di spasimo ed avvolgendolo, lui riluttante, nelle sue braccia convulse.
Le grida della donna potevano essere sentite dai servi e dar luogo a non benevoli, volgari commenti sul conto del neo-deputato; l'egoista prudente comprese tal pericolo, comprese anche che quella donna debole d'intelletto, ma forte di passione, non avrebbe potuto, in quel momento, essere capace della suprema virt del sacrificio dignitoso, e che, com'era discesa dalla naturale dignit di donna a farsi serva di lui, cos poteva discendere ancora di pi, per vendicarsene: tutto sta a mettersi per un pendio, la corsa al fondo si compie poi fatalmente senz'altro.
Xenio comprese tutto ci, e si propose di disarmare la nemica, prima di abbandonarla al suo destino.
Accese una sigaretta, aspir ed espir due o tre volte il fumo, come se fosse stato solo ed annoiato, quindi, senza punto voltarsi, disse guardando il sigaro prossimo a spegnersi:
 Vedete bene, signora, che il vostro male lo volete voi; queste scenate, tutt'altro che dignitose, non possono che disgustarmi, facendomi maggiormente sentire l'abisso che ci divide.
La giovane donna piangeva.
 A che piangere, continuava l'imperturbabile; di che potete lamentarvi? Si sa, le amicizie sorgono e tramontano come gli astri; sono belle perch passano. Voi siete ancora giovane ed attraente, potrete amare, ed essere amata.... da chi meglio di me vi si confaccia.
 No, no, io non amer pi nessuno, amo te solo  rispose l'ostinata col tu abituale.
 Ci  male, signora, bisogna essere pratici nella vita, non sognatori, non esaltati; vi dissi mai io di amarmi cos? Vi chiesi mai il vostro amore? Vi promisi mai il mio per sempre?
Ilda lo guard stupita: era vero, ella aveva fino allora sognato, ed il suo incantatore si dava ora solamente la pena di destarla. Era vero: mai egli le aveva chiesto amore colle parole che hanno, nella lingua, esplicitamente tale significato. Ed allora, come mai, essa aveva dato un amore non chiesto, come se lui ne l'avesse pregata? Com'era nato questo equivoco, non mai avvertito prima? Si chiedeva l'ingenua.
 Vedete bene, continuava il forte, che voi non avete nulla, nulla a rimproverarmi.
 Ma.... voi.... tu.... non sapevi ch'io ti amavo?
 E che ci dovevo fare io? Del resto, non si pu concedere un'ora di felicit a chi la desidera? Voi dovreste essermi grata di ci; ed ora, rientrare nella ragione.
 Ma, chiese smarrita l'infelice, e i.... tuoi.... e i vostri baci, che cosa volevano dire? Non erano amore? non erano promesse d'amore?
 Dio mio, siamo uomini, noi, siamo.... cavalieri; quando  che si rifiuta un bacio ad una donna che ce ne fa cento? Quand' che si dice no ad una preghiera di donna? Eravate sola, avevate bisogno di amicizia, me lo faceste comprendere; io ve l'ho concessa, ma ogni concessione ha un limite, ogni storia ha una fine.
 Sicch il nostro amore era una storia che doveva dunque finire?
 Amore.... non fu amore, fu amicizia.
 Ma il mio fu ed  amore, fortissimo amore, esclam la donna con forza.
 Male, me ne dispiace, dovevate capire l'impossibile, dovevate prepararvi a questa soluzione, e tanto pi, ora che ci siamo intesi, bisogna finirla.
E si alz.
 Perch, perch impossibile? chiedeva la delusa insistendo e trattenendolo.
Egli non rispose, ma la guard con alterezza come chi si sente cos alto, da non poter discendere, ed ebbe uno sprezzante sorriso di commiserazione.
 Voi, non capirete mai niente, signora, perch il vostro egoismo vi acceca; se mi voleste veramente bene, se desideraste veramente il mio meglio, la mia felicit, vedreste volontieri ch'io pensi a prepararmi nobilmente al luminoso avvenire che mi aspetta, prendendo una moglie degna di me e dell'alta condizione sociale a cui la sorte mi chiama.
 Come.... disse trasecolata la poveretta.... io.... dovrei.... essere contenta che tu sposi un'altra! Ma questo  orribile!
 Le grandi amiche dei grandi uomini han sempre fatto cos, mia cara, le disse in tono quasi carezzevole.
 Ma io, rispose lei, scoppiando in pianto, io voglio essere piccola; io non voglio perderti a nessun costo.
E in un impeto di novella, folle passione, gli si avvinghi di nuovo al collo, singhiozzando. Egli badando a staccarsela, le diceva:
 Non mi perderete, se saprete fare; ma bisogna lasciarmi andare per la mia strada, e quando  necessario, scomparire dalla scena della mia vita.
Ilda comprese la parte strumentale e vile che l'uomo le proponeva, ma dacch non c'era altra tavola per poter ricongiungersi a lui, accecata com'era dal suo pazzo amore e sperando sempre ancora nell'avvenire......accett.
 Ebbene, ella gli rispose, sar sempre, sempre l'amica tua, ma non abbandonarmi; vieni sempre, vieni ancora.
 S, rispose lui, ormai messosi al sicuro contro quella disgraziata senza difesa, s, fino a che.... fino a che.... non avr trovata la moglie che mi si convenga in tutto e per tutto.
La misera sent di nuovo un'acre punta al cuore; l'anima si ribellava e risorgevano insieme i suoi istinti plebei; ella avrebbe voluto lanciarsi contro quel parassita d'anime e graffiarlo, morderlo sulla faccia, sul collo, ma egli si era ormai posto troppo lontano spiritualmente da lei. Pareva che non l'avesse mai vista, mai baciata, mai sfruttata; pareva ch'ella gli fosse affatto straniera, quasi fastidiosa, e che a mala pena, la soffrisse.
Ella n'era umiliata, annichilita!
Come mai in un giorno, in un'ora, era sorta tanta distanza fra loro? Qual montagna insuperabile li separava d'un tratto? Lo guard, mentr'egli si disponeva, per la terza volta, ad uscire; aveva una faccia grave, un incedere imponente; la donna non os pi opporsi!
 Allora, disse timidamente, quando tornerai?
 Non lo so, dipender dalle circostanze, da' miei impegni; sii calma e ragionevole, e ti troverai contenta.
E con questo dolce da mercato, le stese la mano e senza pi baciarla n guardarla, usc.
Ilda si gett sul divano di seta, e mordendo i drappi e le trine, pianse lagrime di fuoco per lunga ora, e quando ebbe gli occhi rovinati, e il petto rotto, affranto dai disperati singhiozzi, dai palpiti convulsi del cuore, senza cibo e senz'anima, si assop lievemente, per ridestarsi pi tardi a nuovo strazio e a nuovo pianto.
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CAPITOLO 21. 
La Conquista.
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Quindici giorni dopo la scomparsa del povero Andrea, Delfi scriveva:
Coraggio, ragazzi miei, vostro babbo sta assai meglio, le allucinazioni a poco a poco spariscono, la vista della cartiera di qui, gli richiama, un po' alla volta, le tranquille immagini del passato: s'illude di lavorare, e in questa beata illusione, ha del momenti che par tornato all'uso della ragione. Non chiede ancora di voi, non ha coscienza della nuova abitazione ove si trova; ma il medico illustre che lo cura spera assai, anzi m'incarica di pregarvi a mandare una lettera con tutte le vostre notizie minuziose di casa, di quel che fate, dite e pensate, con frequenti accenni al babbo vostro, e alla vita che conducevate una volta. Lo scienziato illustre vuol valersene per fare un esperimento sul povero malato, che del resto  docilissimo e non disturba nessuno. Fra poco, devo recarmi cost, e chiss, chiss che torniamo insieme, vostro babbo ed io; intanto scrivetemi, state sani, malgrado tante sventure, e non vogliate male all'amico vostro
Delfi.
Valerio fu lietissimo della buona notizia. Il rinsavimento del padre, oltre ridonar loro l'affetto del genitore, avrebbe anche ricondotto un po' d'equilibrio nell'ordine economico della casa.
Bianca, pure, fu contenta che Delfi annunciasse la sua prossima venuta: la sospensione d'ogni lavoro e la malattia del fratello avevano ormai esaurite tutte le risorse della casa, e presto non avrebbe pi saputo come provvedere ai bisogni costosi dell'ammalato.
Giovanna stessa, la domestica, da qualche mese, fiutando l'aria di povert che spirava nella casa, non chiedeva il salario, dicendo che voleva lasciarlo a frutto presso i padroni, affine di accumulare un bel gruzzolo per quando si sarebbe maritata.
La povera Bianca aveva fatto d'ogni necessit virt, ma ora non poteva pi reggere, e si era decisa a rivolgersi, per qualche prestito, all'antico socio, ripromettendosi di tutto restituire, appena avesse finito un suo libro, che stava scrivendo per conto di un ricco editore.
Valerio, quel giorno stesso, dopo venti giorni di febbre continua, se ne sent libero, allora si svegli come da un sogno; egli non sapeva ancor nulla del dolorosissimo lutto, guard la sorella e disse:
 Bianca mia, perch sei tanto pallida, quasi cerea? Vegli troppo, soffri troppo per me? Oh Bianca ne ho rimorso, non voglio pi.... Poi, perch mi vieni sempre dinanzi vestita di nero?  di cattivo augurio!
  un abito vecchio, che voglio finire.
 Va bene, allora metti un nastro rosso al collo, cos che non si dica che sei amante del lutto. Poi.... dimmi, e perch Andrea non torna pi? Ch' andato a fare a Firenze come mi hai detto? Perch non scrive? Ha forse vergogna per la vittoria di Xenio? C' da vergognarsene davvero; ma che ci possiamo noi? Segno dei tempi! Oh! torner il sole, torner! Dopo il turbine, il sereno!
Bianca aveva gli occhi pieni di lacrime.
 Oh! perch piangi? Come? babbo sta meglio, io guarisco e tu piangi?
Si rannuvol in volto, guard Bianca e solo allora le lesse nello sguardo una profonda, inenarrabile angoscia. Le prese ambe le mani, gliele strinse e guardandola intensamente.
 Bianca, Bianca, cos'hai? Dov' Andrea? perch non scrive, perch non torna?
Gli amici di Valerio, venuti spesso a trovarlo, non avevano mai voluto narrare all'ammalato la ferale tragedia; gli dissero che Andrea era partito improvvisamente il giorno dopo le elezioni; che era stato da lui per salutarlo, ma che, dormendo egli in un benefico riposo, non aveva voluto che lo si svegliasse.
Valerio non aveva perci mai dubitato menomamente della sorte dell'amico; ed ora, il compito della tristissima rivelazione spettava a Bianca stessa.
Ma Bianca non aveva pi forze, non reggeva pi, abbandon la testa addolorata sul petto del fratello e scoppi in singulti!
 Oh! Bianca, Bianca mia, anche lui dunque, anche lui  come gli altri? disse l'affettuoso fratello, credendo che la fanciulla fosse stata dimenticata dal fidanzato. Non piangere, hai sempre tuo fratello che ti vorr bene per tutti. Poi.... chiss noi uomini siamo un po' originali, chiss? dovr ben ritornare!
 Oh Valerio, egli non torner pi, pi! non lo rivedremo mai pi!
 Che? esclam il giovane con un grido rauco, staccando la sorella da s. Eh? che dicesti? continuava ansando come un mantice, parla.... Andrea? Andrea....  morto? Disse infine leggendo quello strazio nell'anima della sorella,  morto?! come? quando? dove, perch? E io non l'ho visto? non mi sono mosso? Mi avete 1asciato poltrire in un letto; e tu, tu.... l'hai permesso?
 Oh Valerio, quetati, eri troppo, troppo malato, poi.... se sapessi, quetati, ti dir tutto ora.
Ma Valerio non sentiva pi nulla, colle mani avvinghiate nei capelli pareva volesse strapparseli, non aveva lacrime, ma il sospiro incessante, affannoso era anche pi doloroso delle lagrime; accasciato, terreo, sopra una poltrona, non sentiva pi n le carezze, n le dolci parole dell'angelica sorella, che, in tanto strazio proprio, doveva trovare forza per confortare, come meglio si poteva, il convalescente, ferito crudelmente nel suo pi grande e pi degno affetto d'amico.
La sera, il povero giovane ebbe ancora la febbre, e Bianca al suo capezzale, vegliava e ringoiava il pianto.
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..   ..
La mattina, un raggio di luce trov i due fratelli addormentati; lei seduta sulla seggiola colla testa china sul letto di lui; egli buttato colla testa tra i due cuscini che teneva abbracciati per nascondervi la faccia ardente di febbre lacrimosa.
Bianca si mosse, e vide Valerio immobile, che pareva dormisse, gli accomod alla meglio le coltri ed usc, per riavviarsi i capelli.
Poco dopo, un servitore portava un biglietto, col quale Armida annunciava la sua visita nelle ore meridiane; il volto dell'ammalato si rischiar, bench profondamente triste. Si alz subito, si vest pi accuratamente, quindi, scese in salotto ad aspettare la visita, per lui, preziosa.
All'ora indicata, arriv finalmente Armida, succinta nel suo abito cremisi, accompagnata dalla madre, che, suo malgrado, aveva dovuto cedere alle insistenze imperiose della figlia.
Era amore, era convenienza riflessa, che quivi conduceva l'ambiziosa fanciulla? Probabilmente n l'uno n l'altra; essa aveva il suo piano.
Bianca s'affrett ad incontrarla sulla soglia con un mestissimo sorriso; ora che il fratello sapeva della morte di Andrea, non dissimulava pi il suo lutto; Armida comprese, nulla disse e baci, forse commossa per davvero, la sorella di Valerio; quindi tutte e tre s'avviarono al salotto del convalescente. Il giovane, al rumore ch'era giunto al suo orecchio teso, si era subito alzato, s che, incontr le visitatrici nella stanza che precedeva il salotto. Armida gli stese subito cordialmente la sua manina inguantata, che Valerio port religiosamente alle labbra, quindi passarono tutti nell'altra stanza.
Si parl subito della salute di Valerio.
 Sto meglio, sto meglio, s'affrett a dire il nostro poeta, sono guarito, credano, signore,  una malattia pi di spirito che di corpo; lottare va bene, ma lottare nei campi aperti, non in mezzo alle imboscate, ai tradimenti, agli assassini. Lo sanno, lo sanno, signore, che hanno assassinato il migliore amico ch'io avessi al mondo?
E in cos dire, la faccia di lui pallidissima era divenuta di un rosa vivo, rotto ancora, da macchie bianche.
Armida osservava con viso freddo e taceva; la madre, donna Paola, rispose:
 Sig. Valerio, comprendo il vostro dolore per l'amico e l'ammiro, ma, siamo giusti, non parliamo di assassinio, si tratta di un duello!
 Duello? Lo chiamate duello, contessa? Le forme.... gi, s.... le forme sono del duello; se pure furono osservate, ma il risultato.... il risultato.... un assassinio.
E in cos dire, la sua voce s'era fatta rauca, il petto ansimante, in fine, secchi colpi di tosse gli soffocarono le parole, che sembravano farsi strada fra le lacrime.
 Prego, signore, supplic Bianca, non parliamone pi; il nostro amico comunque,  morto, non ci resta che di piangerlo per tutta la vita e vendicarne la morte col combattere aspramente i nemici d'ogni verit e d'ogni bene, ed il barbaro pregiudizio che lo trasse sotto l'arma feroce. Valerio lo amava come fratello; sa la grande sventura da questa mattina soltanto, il parlarne ora con estranei non pu che fargli sanguinare maggiormente la ferita.
 Con estranei? interruppe Armida, grazie Bianca, credevo di non essere un'estranea in casa tua!
 Perdonate, Armida, s'affrett Valerio, non ha detto in questo senso mia sorella, nevvero Bianca?
Ed un suo doloroso sguardo di rimprovero penetr negli occhi della sorella.
Questa ben avrebbe voluto ribadire il suo apprezzamento, ma l'affezione pel fratello le fece rintuzzare le parole, onde rispose:
 Scusate, signore, volevo dire: diverse da me, perch io e lui l'amavamo ugualmente il nostro povero amico.
 Non se ne parli, dunque, altro, aggiunse la contessina, parliamo piuttosto ancora della vostra salute, Valerio; in poco men d'un mese siete dimagrato spaventevolmente; chiss quando potrete riprendere i vostri lavori.
 Presto, presto, Armida, anzi, lavoravo gi da qualche giorno, a letto: sentendomi bench debole, la mente libera, lucida. Lavoravo, lavoravo, pensando, immaginando, fissando le idee; ora non mi restava che di prendere la penna.
 Ma perch dite non mi restava? non mi resta, dovreste dire.
Povero Valerio, volle essere sincero:
 Dico non mi restava, perch.... da questa mattina, solo da questa mattina, mi pare che mi sia penetrata nella testa una nebbia, una fitta nebbia fredda, gelata, e che il mio cervello si sia rappreso per questo gelo: tutte le idee mi sembrano svanite o chiuse prigioniere in un luogo recondito dal quale io non le potr pi trarre; non ho che un'immagine dinanzi a me, la bara sanguinosa del mio povero amico.
Bianca ebbe un singhiozzo tosto represso; Armida diede segno di stanchezza, e donna Paola s'agitava infastidita sulla seggiola, mentre Valerio, senz'accorgersi di nulla, era rimasto cogli occhi sbarrati, fissi nel vuoto.
 Se fate cos, finirete coll'impazzire anche voi, disse la nobile contessa Paola.
Valerio la guard ed ebbe uno sprezzante sorriso a fior di labbro.
 No, signora, le anime come me muoiono per dolore, ma non impazziscono, tanto pi che mio padre non  impazzito per una tendenza ingenita, ma per una lesione al cranio, causata da una caduta.
 Oh chi ci vede dentro nel cervello? Ripet donna Paola.
Era enorme; Armida arross per la madre ed interruppe:
 Tu non sai, mamma, i miracoli d'oggi della scienza; dunque  inutile che tu ne parli a sproposito.  Quindi, rivoltasi al fidanzato gli chiese:
 Valerio, e come sta ora vostro padre?
 Mio padre  ancora a Napoli, ma Delfi mi scrive ch' quasi guarito e che fra poco, molto probabilmente, ritorneranno insieme.
 Ho piacere per voi e per Bianca, la vista e la cura del vostro povero padre varranno a distrarvi a sollevarvi un poco dal nuovo cocente dolore; nevvero, Bianca?
Questa volta Armida l'aveva indovinata: Bianca assent e Valerio ebbe uno sguardo di grato amore per la fidanzata.
 Sicch, riprese Armida, che aveva ormai cogli occhi, ridotto al silenzio la madre, voi, Valerio, fra pochi giorni, uscirete da casa,  vero, vi rinfrancherete bene in salute; poi ripiglierete i vostri lavori letterari, che vedremo presto finalmente alle stampe! Pi tardi, poi, se n'avrete il tempo, farete una gita a Sestri Levante, per farmene un presente voi stesso, colle vostre mani; vi aspetto.
 Andate a Sestri?
 S, in uno dei prossimi giorni, son venuta a salutarvi per questo, e a dirvi un bell'arivederci laggi, in faccia al lembo pi bello del nostro mare, ove eterna rifiorisce la vita. Rifiorir anche la vostra son certa.
 Speriamolo, grazie Armida; dunque voi fra poco non sarete pi in Genova? disse a stento Valerio, riassalito da una crisi di tosse, a quella notizia per lui dolorosa.
 Eh no, soggiunse Armida, ma che importa? verrete poi anche voi laggi; ed intanto, passata questa raffica, potrete lavorare con pi lena; sapete che la vostra fortuna..... avvenire  sulla punta della vostra penna!
  vero, far tutto il possibile, pensando a voi, Armida.
Donna Paola si alz, ma Armida, senza scomodarsi, prosegu:
 Ed ora vi lascio con una preghiera: il dolore vostro e di Bianca, io lo comprendo, ma che volete farci? Ci sono fatalit terribili, contro le quali la nostra volont si frange come l'onda contro il sasso, lo sapete; ma perch voler morire tutti? Meglio rassegnarsi al destino e vivere; vivere a lungo e meglio che si pu, e fare tutto quello che le nostre forze ci consentono: e voi sapete che io intenda, Valerio, nevvero? siamo intesi?
Il giovane comprese tutto, la donna del suo cuore voleva da lui la fortuna, la forza, la gloria, il solazzo e tutte le soddisfazioni di gioia che il mondo pu dare; poteva egli prometterle tutto ci?
La guard nel bel viso, ed un'acre punta di sgomento gli trafisse il cuore: chin il pallido volto, quasi in segno di affermazione, ma in verit, per nascondere lo scoramento che gli imbiancava ancor pi la fronte patita.
Armida si alz:
 Ed ora, sono contenta, scrivetemi sempre quando sar laggi e parlatemi a lungo de' vostri lavori e delle vostre speranze. Si attende il vostro sole, lo sapete, speriamo che esso salga presto sull'orizzonte ed offuschi tutte le altre stelle che pure si amirano tanto! Addio Valerio.
In verit era in vena di similitudini quel giorno Armida; il giovane, che intanto aveva ripreso coraggio, si alz esso pure. Bianca invit le contesse a fare un giro in giardino; ove avrebbe offerto qualche fiore ad Armida.
Facendo il giro delle aiuole, Valerio e Armida vennero a trovarsi un pochino soli, distaccati dalla mamma e dalla sorella.
 Armida, le disse il fidanzato, mi amate dunque sempre, tanto, da pazientare ancora, da perdonarmi il male che mi afflisse e le mie sventure?
 Che domande, mio Dio! siete ormai guarito, nevvero? di fretta, sapete che non ne ho: in quanto alle sventure, qual colpa n'avete voi? Quel che mi preme  la vostra salute e il vostro lavoro.
 Avrete l'una e l'altro; ma.... se ancora nell'avvenire fossi sventurato?
 Dio mio, che pensieri lugubri:  mai ci possibile? speriamo di no per ogni cosa, in un senso o nell'altro, deve pure avere una fine!
Armida, tutta piena di una filosofia egoistica, aveva davvero ragione, ogni cosa in un senso o nell'altro deve pur finire e dissolversi. Se non che, nel giungere al risultato, ella non cercava che il suo proprio interesse e vantaggio, senza punto badare al dolore qualunque fosse, anche mortale, ch'ella con ci avrebbe potuto cagionare agli altri, non importava se pi o meno amici suoi.
Valerio, che come tutti gl'innamorati intendeva sempre le parole oscure nel senso da lui desiderato, prese le parole nel significato migliore per il suo avvenire e sfior commosso colle labbra i biondi capelli della sagace fanciulla. Ella gli sorrise con uno di que' suoi sguardi angelici, che sapevano far credere ad un'anima infinitamente buona, mentre non erano che armonie pittoriche dell'occhio iridescente colle rose del volto.
Valerio, eternamente poeta, credendo non potervi essere bruttezza morale in forma bella, lesse tutto ci che piaceva a lui in quello sguardo da angelo: gli parve di vedere in quel dolce sorriso qualche cosa che s'avvicinasse all'anima bella di Bianca, arross dalla gioia, e stringendo con effusione le mani alla bella fanciulla, le disse:
 Per te, Armida, sempre, fino alla morte, fino a Dio, tutta l'anima mia! Grazie per tutto il sangue che mi affluisce al cuore.
Armida si illuminava sempre pi nello sguardo, simile a dorata farfalla che pi splende quanto pi batte le ali sui fiori che avvizzisce.
 Armida, chiam la voce materna, si fa tardi.
 Andiamo, andiamo  rispose Armida, e tutti e due si accomiatarono dai due fratelli. Poco dopo, il grande cancello di ferro, in fondo al gran viale, si richiudeva pesantemente dietro le visitatrici, mentre esse salivano sul ricco cocchio che le aspettava.
Bianca rientr in casa col cuore ancor pi stretto, ella capiva, capiva tutto ci che guidava Armida in ogni suo atto o parola, e come il cuore mai non entrasse n negli uni, n nelle altre. L'innamorato capiva niente e tutto interpretava secondo i desideri propri.
 Oh, Bianca, le disse, quanto  buona quella fanciulla, pensa:  venuta a trovarmi, perch sono ammalato, mi ha invitato a Sestri, perch guarisca pi presto, mi ha consolato dicendomi che mi amer sempre per quanti dolori e sventure io mi abbia! Povero Andrea, fosse qui, fosse qui anche lui!
E combattuto tra la gioia ricevuta, e il nuovo dolore che gli opprimeva il cuore, si asciugava il sudore dalla fronte, sulla quale passavano e ripassavano le espressioni dolorose, come nubi sul cielo tempestoso.
Bianca lo guard pietosamente, ma non os turbare quell'illusione confortatrice.
Il giorno dopo, Armida ricevette la visita di Xenio, del quale sulle prime avrebbe fatto senza volontieri, ma poi se ne compiacque. Era giorno di ricevimento, il suo salotto era pieno di pettegole e di grandi uomini, Xenio, vi regnava da idolo e sovrano. Le pi belle intelligenze, indagatrici del vero nella scienza, del buono nella vita, e che tanto bene avrebbero potuto fare colla loro rettitudine innata alla travagliata societ, avevano invece preferito, per una strana incoscienza dei doveri sociali ceder le redini ad un mediocre ambizioso, ricco solo di oro, padrone del suo tempo, dello spazio, nei quali egli non poteva che girare sempre attorno a s come il girasole, il quale immemore della terra che lo nutre pare compiacersi esclusivamente del sole che lo indora.
Armida, dopo i semplici convenevoli d'uso, non parve pi curarsi del neo-onorevole e Xenio fece altrettanto verso di lei: ma egli troneggiava ugualmente fra tutti, bello ed elegante nella sua baldanza adorna di falsa modestia, nel suo abito di societ prezioso e perfetto.
La sua affabilit poi verso le signore era di una squisitezza inarrivabile; e queste ne lo contraccambiavano con lodi infinite, con vezzi e teneri abbandoni e frizzi dolcissimi, e rinunce ad aspirazioni che esprimevano folli desideri; e rassegnazioni, che volevano esprimere ardori e sorrisi, da beare cento innamorati!
Oh il deputato delle signore; il futuro ministro dei mariti e degli amanti, quanto era idolatrato in quel dorato salotto, saturo di speranze presenti e future, di desideri, gi rintuzzati da qualche coscienza onesta e che ora si vedevano riaprire la speranza dal sorriso compiacente del giovin signore della legge.
Per, se le donne fossero state le sole ad adorare quel nume, Armida ne avrebbe riso ed avrebbe disprezzato quel nume troppo amato dalle altre! Ma gli uomini! gli uomini! oh! anch'essi gli tributavano incensi. Gli uomini d'ingegno, gi sacrati dalla pubblica stima, gi grandi nella scienza e nella vita, per un destino funesto, che pesa sugli uomini e sulle cose, s'inchinavano essi pure a quel simulacro dorato!
La mente poco profonda di Armida, ma attenta osservatrice d'ogni forma superficiale, d'ogni vanit che paresse valore, ne fu ammaliata.
Xenio era dunque persona di virt, di vero merito, se l'avevano eletto deputato quegli stessi nobili, e grandi, e ricchi, anche pi di lui e che era mostravano di onorarlo tanto.
Egli era dunque la sintesi, il rappresentante della grande classe a cui apparteneva ella stessa! Che cos'era a petto, di lui, la grandezza intellettuale di Valerio, disconosciuta, criticata, forse spenta? E non era Xenio stato recentemente salutato anche grande poeta, pi grande dell'amico suo?
Con questi pensieri, Armida si cacci nel crocchio e son sottile e gelosa ironia, disse:
 Pare che l'on. Conte, prima di partire per Roma, voglia lasciare di s un grande rimpianto.
 Non si piange mai l'onore reso al merito, e noi siamo ben felici che l'on. Conte debba partire per Roma, rispose Mimosa pudica, sempre adulatrice degli uomini e dei forti.
 Non dico che si dovr piangere l'onore tributato al conte, ribatt Armida, ma la conseguenza di dover perdere l'idolo adorato.
 Non  mai perduto, per noi, l'uomo che va ad onorare la patria, ed a difenderla dai malnati. Disse donna Paola sempre astiosa contro le idee e gli uomini nuovi.
 S, rispose solenne il neo-deputato, mi recher sempre ad onore il difendere, proteggere gl'interessi e i privilegi e l'onore della nobile casta a cui appartengo! Dove andiamo, signore gentili, dove andiamo di questo passo? Dov' il nostro prestigio, il nostro valore, continuamente negato, discusso, vilipeso dalla turba stracciata, ed ignorante?
 Date pane e istruzione, sugger un timido, e non sar pi n stracciato n ignorante.
 Pane, s, istruzione, no! (sentenzi l'onorevole, che ormai stringeva in pugno il mondo); l'istruzione  patrimonio nostro, come la nobilt, il darla alla plebe  un eccitare le sue passioni,  fare un diminutio capitis della nostra legittima autorit: le classi nobili e ricche furono dirigenti, e le plebi, prone ad esse, finch l'istruzione rimase privilegio nostro.
 Sicch voi farete chiudere tutte le scuole? chiese un'ingenua.
 No, ma voter contro ogni pretesa del popolo, lasciandogli libera se vuole, la via al Monte Aventino.
Molte signore rimasero a bocca aperta, aspettando di capire, ma Mimosa, che ne sapeva qualche cosa, cos ad orecchio, rise con un bon tono; poi, si profuse in lodi, approvazioni, ammirazioni per quella esumazione grottesca del Mondo romano; e le altre allora, a far coro come le galline, quando una pi lesta le chiama al becchime che ha scoperto.
Armida ascoltava, ed abituata ai pensieri ben diversi di Valerio, le pareva un po' strano quel discorso, e quasi fuor di tempo come un abito troppo pesante, nel mese che il sole scalda i Gemelli. Tuttavia sentiva il suo sangue come stendersi, tranquillarsi in un equilibrio voluttuoso, assonnarsi quasi nella vaga fantasmagoria di un mondo scintillante, dal quale era inconsciamente uscita, e nel quale le pareva di ritornare e, ritrovarvi il clima dell'origine propria. Contenta, veramente non si sentiva neppure in quell'atmosfera nativa, pure le sembrava che dovesse essere proprio cos, e non diversamente.
Nelle parole di Xenio, ella ritrovava in fondo, se stessa, e la trovata del Monte Aventino le parve bella.
Gli uomini di buon senso, per, sorrisero sotto i baffi, a quell'anacronismo enfatico; e alcuno di loro si domand se il Parlamento fosse una cosa seria o no; e se fosse lecito agli elettori scherzare con un'istituzione, ch' l'arteria prima della vita nazionale; giacch quel neo-onorevole pareva a' quei pochi uno scherzo anzich no.
Questi soli tacquero, gli altri, anche di una certa elevatura, ne furono ammirati, contenti, e plausero all'opera propria di elettori. Chi ne gongolava poi infinitamente era Donna Paola che si arrovellava contro alla figlia, perch aveva fino allora disprezzato il campione della loro razza, per prestar orecchio alle smancerie d'uno straccivendolo.
Intanto, per Armida, ancor ignara dell'anima propria, volle conoscere quella del nuovo eroe, onde ripet:
 Tutte belle cose, ma esse non tolgono che qualcuno potr dolersi delle lunghe vostre assenze dai nostri chiacchieroni salotti.
 Rispondo alla contessina Armida, soggiunse Xenio, il quale in quel momento si sentiva pi grande che mai, che io non credo di lasciar alcun vuoto nei vostri eleganti salotti, gentili signore; ma se dubitassi lontanamente di dover lasciar mesti due occhi, cederei subito il pesante fardello della deputazione ad altri pi degni di me, per rimanere qui ad adorare que' due occhi gentili
 Bravo, bravo, grazioso, vero, un vero madrigale  cian-ciallegravano tutte insieme.
Armida lo guard fissamente; egli pure, la fiss con intenzione, senza batter palpebra; l'orgogliosa si sent rimescolare il sangue: era ira, era suggestione, era un nuovo sentimento, che ella subiva? Non poteva allora rendersene ragione, fatto  che, se dinanzi a Valerio ella si sentiva dominatrice, quivi, in casa propria, dinanzi a Xenio, si sentiva dominata; epper questo fatto psicologico, al quale non era avvezza, la irritava contro s, e contro tutti, le metteva nell'anima una irrequetezza, uno scontento di cui non sapeva darsi ragione.
Xenio trionfava!
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CAPITOLO 22.
 Ultimo sogno.
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La salute di Valerio pareva ritornare ma lentamente; il dolore crudele per la morte dell'amico, deprimendo lo stato morale del convalescente, impediva il libero scorrere del suo sangue nelle vene, e quindi, il rapido ritorno di tutte le forze fisiche nell'organismo indebolito. Tuttavia, la mano vigile e sapiente dell'angelica sorella operava miracoli sullo stato di lui; s che, in breve, egli pot pensare a raggiungere Armida che lo aspettava a Sestri.
Ma... guaio grosso: i denari mancavano, ed occorreva una somma non indifferente, dato anche il lusso ch'egli avrebbe dovuto ostentare accanto alla nobile e ricca fidanzata.
Bianca n'era preoccupata, come fare? Aveva gi pensato a Delfi, ma oltre che le ripugnava un passo tanto umiliante per lei, sentiva anche d'essere gi troppo obbligata all'industriale per le cure costose che egli prestava al padre. E poi... bisognava fare un sotterfugio al fratello; giacch essa non avrebbe mai potuto dirgli d'aver dovuto ricorrere ad un prestito per mandarlo a divertirsi.
Per fortuna, finalmente arriv Delfi, ed arriv accompagnato da Malli, quasi completamente ritornato in s. Un giorno mentre il sole d'oro si mesceva al dolce azzurro della marina, formando uno sfondo ineffabile di luci molli ed armoniose, Bianca, che gi attendeva per avviso ricevutone da qualche tempo, il ritorno delle care persone lontane, vide verso l'ora meridiana fermarsi dinanzi al grande cancello, in fondo al viale, la carrozza di Delfi.
Vol ad incontrarlo seguita da Valerio, accorso rapido alla chiamata: il vecchio padre curvo, bianco e pallidissimo, riconobbe subito i figli, aperse loro le braccia e li strinse tutti e due insieme, piangendo silenziosamente. Poi si guard intorno, come chi ritorna dopo lunghi e lunghi anni di assenza e cerca riconoscere i luoghi una volta cari. Delfi badava a dire barzellette per distrarli dai pensieri tristi che dovevano, in quel momento, incontrarsi nelle loro menti, senza esprimersi; ma, sapendo il perch del lutto di Bianca, e comprendendone, nella sua anima generosa, tutto il dolore, fin col diventare mesto anche lui: cos il pranzo di quel giorno lieto si svolse fra il silenzio generale quasi che un incubo diverso pesasse su ognuno.
Malli, infatti, pensava al suo passato, e non capiva come egli fosse ancora l; perch a lui pareva d'essere stato morto; poi non capiva come avessero rimediato al suo crimine, dacch il suo socio come egli aveva compreso, nulla ne sapeva od era stato pagato puntualmente; ora il pensiero di dover chiedere il come ai figli gli passava il cuore come una lama.
 No, no, concludeva, non glielo chieder mai.
Delfi, dal canto suo, guardava il cereo pallore di Bianca, il suo lutto, come guardava le spalle stranamente incurvate di Valerio, poi... era in grande preoccupazione per il loro stato economico, non conoscendolo appieno.
 Io, pensava, sono abituato a vederci chiaro ne' miei registri; e questi qua non hanno mastri di sorta, n vogliono parlare, come si fa a capirci dentro?
Valerio commosso alla vista del padre, vagheggiava il ritorno della ricchezza, della tranquillit e l'avverarsi del suo sogno d'amore.
Bianca era la sola che potesse veder chiaro in tutto e dominasse la situazione; cos che, sovente tutti gli sguardi si volgevano a lei per aiuto a' propri pensieri, ed anche perch l'indulgenza e l'affettuosit dell'anima femminile inspirano, di loro natura, pi confidenza e fiducia.
Finito il pranzo, Delfi trov opportuno lasciare un po' sola la famigliuola riunita, s'alz e cos concluse un discorso che non aveva fatto che tra s:
 Dunque domani, tutti all'antico lavoro, come se ci svegliassimo dal solito sonno; tu Pietro riprenderai le tue antiche funzioni; voi, i vostri studi, e tutti allegri.... neh?  Guard Bianca: volevo dire calmi e tranquilli! Via, un Dio ci dovr pur essere, le sventure, gi, sono sventure, si soffrono; ma.... ma la vita bisogna viverla, perch....  dovere per noi e per quelli che ci vogliono bene.
Bel discorso, nevvero? Compatitemi, amici miei,  la gioia di rivedervi, di ritornarvi il padre guarito, di essere cont.... oh che si pu essere contenti? No, no; non si pu mai essere contenti! Coraggio per, coraggio e avanti: Dio ci dovr pur essere.
E con questo bel discorso da par suo, li salut, dicendo un forte arrivederci stasera. Ed usc.
I giovani si strinsero, quasi timorosi, d'attorno al padre, che rimaneva muto ed apparentemente insensibile:
 Babbo, disse Bianca, sei contento di ritrovarti qui tra noi? Ora saremo felici come prima: sei contento, nevvero?
 E tu perch sei vestita a lutto  chiese brusco il vecchio senza guardarla.
 Oh babbo,  morto il nostro carissimo amico Andrea, l'hanno ucciso; te lo ricordi  vero?  rispose Valerio, mentre Bianca si asciugava la pallida fronte.
Malli sembr cercare nella sua memoria, poi rispose subito:
 S s, il vostro amico, lo ricordo, ma come  stata?
 Caro babbo, te lo diremo pi tardi, ora siamo troppo addolorati, soggiunse Bianca, e non vogliamo rattristare te pure, appena tornato.
Malli chin il capo, trovandosi di nuovo obbligato a pensare a s; lo soccorse la figlia:
 Raccontaci qualche cosa di Napoli, narra tutto quello che ricordi, che hai visto.
Lo sventurato parl, ma senza continuit, il suo pensiero correva insistentemente al suo passato che gli pareva un lugubre sogno; ed al suo presente, nel quale intravedeva la povert dei figli, bench ancora circondati dagli antichi oggetti di lusso.
Alla sera, torn Delfi e si sent come liberare il respiro, vedendo un po' meno tristi i suoi amici.  Bianca, poco dopo, mentre erano tutti in giardino, colto un momento propizio, gli disse piano, che aveva bisogno di parlargli in segreto. Non  a dire come il buon uomo bramasse di sentir subito, di sapere subito, e si mettesse in un orgasmo indicibile e corresse colla mente a mille cose; fra le quali, era pur quella che Bianca si trovasse in qualche stretto bisogno. E allora, gli pareva d'essere vile aspettando ancora un po' ad aiutarla, aspettando che ella parlasse e chiese subito ansioso di che si trattasse.
Ma Bianca gli disse essere impossibile parlargli a lungo sotto gli occhi di Valerio, ch'era l poco lontano e al quale non voleva far sapere nulla. Tornasse quindi l'indomani mattina, mentre egli si sarebbe trovato ancora in letto, essendosi ormai rassegnato ad alzarsi un po' tardi; ed allora gli avrebbe parlato a suo agio. Delfi promise, e per quella notte dorm nel suo appartamentino nella cartiera, parendogli colpa pur l'allontanarsi semplicemente da chi aveva bisogno di lui.
La mattina dopo, biancheggiava appena il cielo, che gi Delfi passeggiava in giardino, strappava l'erbe, raddrizzava i fiori, legava ai sostegni i ramoscelli cadenti, con la solerzia e seriet di un giardiniere autentico; ed ogni tanto, un'occhiata all'amatissima finestra che non s'apriva mai. Dopo un'ora finalmente, ecco un movimento lass, una figura bianca s'affaccia, guarda fuori, saluta con un mestissimo sorriso, e fa cenno che scender tra breve. Delfi si fa tutto rosso in viso, commosso come un fanciullo colto in fallo, e sterpa e piega, e snoda i teneri ramoscelli facendo i pi grossi e inutili pasticci arborei, tanto per muovere le mani, tanto per non passeggiare, inutile, diceva lui, come un poeta. Finalmente, Bianca comparve in giardino nel suo solito abito nero.
 Nostro amico, cominci, quanto vi debbo dire mi fa tremare d vergogna, ma tutto deve rimanere sepolto tra noi.
Delfi, prendendole la mano ch'ella gli stendeva, rispose:
 Sappiate, cara signorina, che chi trema ora sono io, nella paura di non poter fare per voi quello che desiderate.
 Grazie, nostro buon amico, quanto, quanto vi dobbiamo!
 Questo non ha nulla a che fare col segreto, dunque?
 Sapete che Valerio ha sofferto una lunga malattia.
 S lo so, rispose Delfi: me lo avete sempre scritto, ma ora  guarito bene, nevvero?
 S, ma avrebbe bisogno d'andare e Sestri Levante per rinfrancarsi proprio bene; poi, sapete, l c' la sua Armida, le ha promesso, non mancherebbe per tutto l'oro del mondo, povero Valerio.
E in cos dire, si era fatta ancor pi triste, mentre una lacrima le brillava, come perla, tra le lunghe e nere sopraciglia..
Se Delfi non fosse rimasto l estatico ad ascoltare il sentimento che gli batteva nel cuore, avrebbe capito subito, colla sua intelligenza pratica, di che si trattasse; ma egli, in quel momento trovavasi in un altro mondo, nel mondo dell'amore, ove non han vita che i fantasmi, e la realt non si mostra all'occhio velato del sogno. Bianca, impacciata, colla voce tremante e confusa, continu:
 Poveretto, non ha potuto finire un lavoro di traduzione che gli sarebbe stato ben ricompensato ed io.... dovetti troncare....
Qui la voce le si vel, Delfi era commosso alle lagrime, di lei, senza nulla capire; finalmente, si scosse, arross si cacci la mano sotto il cappello, graffiandosi la testa, poi le cacci tutte e due dietro: aveva compreso, ma non sapeva da che parte incominciare, parendogli di profanare, parlando di denaro, quell'angelica visione mattutina.
La condizione si faceva penosissima, non decidendosi nessuno dei due a dire il pi importante. Finalmente l'uomo ritrov se stesso e rispose:
 Benedetti ragazzi, non vi ho detto mille volte, che voi sarete i miei eredi, e che siccome non ho voglia di morir tanto presto, cos vi prego a voler attingere, fin d'ora, nelle mie, nelle vostre sostanze? Perch avete rifiutato sempre? Forse Valerio non sarebbe ora malato, e voi non sareste tanto pallida.
 No, no, Delfi, noi non vogliamo nulla finch vivete; ora mi occorre solo un piccolo prestito di 500 lire; appena finito il mio libro, ne devo prendere 600 promessemi dall'editore, vi restituir subito le vostre, e di tutto ci Valerio non deve sapere nulla.
 Va bene  disse Delfi, facendosi brusco e pensando a quelle povere cento lire, che sarebbero rimaste sole in una famiglia, ove ora si era gi privi di danaro  va bene, riprese, e quando parte Valerio?
 Fra pochi giorni.
 D'accordo allora, che io lo accompagner sino a Sampierdarena, voi rimarrete a far compagnia a vostro padre: strada facendo, gli dar io, per incarico vostro, le 500 lire.
 Ma allora capir che io....
 Capir e non capir. Ho bisogno di una traduzione dal giapponese anch'io, per conoscere un certo metodo di fabbricare la carta che si usa col; gli dir che sono d'accordo con voi, gli anticipo il compenso e non facciamo pi smorfie! Scusatemi Bianca, se sono un po' maleducato, perdonate ad un povero uomo che non sa che di stracci, ma il cuore non  di stracci, n di cartone, credetelo.
Bianca sorrise e rispose, guardandolo commossa: Forse, avete ragione voi. Grazie, per ora, Delfi grazie, e che la fortuna ve ne rimeriti.
L'industriale le strinse la mano, assicurandola ch'egli non faceva che adempiere un dovere.
Da quel giorno, Delfi non si allontan pi dalla cartiera; la presenza di Malli, tornato in s, ma sempre torvo e taciturno, gli dava il diritto e il dovere di soprastare direttamente ai lavori e all'opera di lui; sovente pranzava coi Malli per distrarre il socio, diceva, per richiamarlo all'antica giovialit. Ma era inutile, il vecchio ricordava.... ed il rimorso ne struggeva la forte fibra; il suo stato patologico gli dava anche una specie di chiaroveggenza, vedeva nel passato, nel presente e nell'avvenire; cos che un giorno, guardando Valerio, gli chiese come se lo rimproverasse:
 Come stai?
 Bene, rispose il giovane ridendo.
 Male! Ripet il vecchio, correggendolo, bisogna esser sinceri.
E si allontan pi cupo, come arrovellandosi contro s stesso.
Il giorno della partenza di Valerio, Malli gli disse:
 Perch vai via? rimani, sar meglio per te, la salute  qui, l canta la civetta.
 Babbo, torner presto, mi prendo un po' di svago, per guarire completamente, ma torner presto.
Malli scosse il capo e s'allontan come chi va in collera, perch non  ascoltato.
Delfi, il giorno dopo, accompagn Valerio a Sampierdarena, quivi giunto gli disse: Caro Valerio, sono d'accordo con vostra sorella per un lavoro che mi dovete fare e che mi occorre; ma io sono un editore diverso dagli altri: vi anticipo met compenso per invogliarvi a finirlo presto, affine di prendere il rimanente.
 Me ne ha gi parlato Bianca.... ma.... vorrei prima vedere di che si tratta.
 Il treno deve ripartire; io resto, prendeteli, sono vostri, perch li guadagnerete poi, son gi d'accordo con Bianca, ha stabilito tutto lei, arrivederci.
E gli pose nella tasca del soprabito un portafoglio.
Gl'impiegati gridavano, gli sportelli si richiudevano.... Valerio dovette risalire in fretta; mentre Delfi spariva nella porta d'uscita. Valerio, rimasto solo nello scompartimento pens a riporre meglio il portafoglio e, prima, ci guard dentro: v'erano cinque biglietti da mille e un biglietto di Bianca con sopra scritto: Tienli, spendili come vuoi e torna guarito, sono nostri, sono frutto del nostro lavoro.
Ma Bianca, nel consegnare quel biglietto a Delfi, credeva si trattasse di 500 lire, com'erano intesi.
Valerio, ignaro di tutto, stup moltissimo, ma incapace ormai a formare un pensiero energico, fid completamente nell'amatissima sorella, che sapeva onesta quanto generosa: ripose il tutto, chiuse gli occhi, e pens al bel volto d'Armida che fra poco avrebbe riveduto.
..
..   ..
La spiaggia di Sestri era scintillante di sole non meno che di gemme e brillanti, ivi portati da una varia moltitudine di signore, dalle braccia bianche, dai colli eburnei, su cui l'onda del mare stendea la sua carezza. Erano risa argentine che trillavano nell'aria come il canto delle allodole, erano madrigali sospirosi che si sposavano al susurro profondo del mare, erano gazzarre geniali, e volteggi nell'acqua serpentini, che parevano imitati dai delfini snelli, i quali apparivano in distanza, quasi cupe visioni d'una lontana minaccia.
Armida era la bella tra le belle, e gi un largo stuolo di ammiratori seguivano le sue ardite avventure nell'acqua; un giorno s'era allontanata tanto dal limite segnato ai bagnanti, che s'incontr con un grosso pesce, mise un urlo di spavento; ma il pesce fugg, e la vaga nuotatrice si ebbe tutto il vantaggio dell'aureola che concede un pericolo corso, perch alla sera fu salutata l'eroina del giorno, nella gran sala delle feste; le furono offerti madrigali, canzoni e rami d'alloro.
Oh! qualche dolce inspirazione, per tanti molli poeti, il soggetto di una vaga Nereide alle prese con un mostro del mare! Il Foscolo aveva avuto nulla da cantare per la sua Pallavicini, in confronto a loro; ch l'essere stata la nobile Marchesa trascinata in mare da un cavallo infuriato, era ben poca cosa, in confronto d'una vergine dea in lotta con un mostro marino.
Armida, in fondo, ne rideva; ma siccome il pesce, forse un grosso storione ella l'aveva visto per davvero, cos fin col convincersi che doveva essere scampata da un gran pericolo, se tutti n'erano ancor deliranti, e la madre s'era messa a letto per lo spavento!
Fra i pi accorati, eravi Xenio, col giunto da pochi giorni; egli pens subito ad un'ode sul modello di quella del Foscolo; ma paragonare Armida a Venere sorta dall'acque, gli pareva ormai troppo trito e ritrito; ormai l'avevano gi detto tutti gli altri versaioli; egli voleva essere diverso da tutti e superiore a tutti; ed intanto che si lambiccava il cervello, cercando invanamente il nuovo, passavano i giorni.
In questo frattempo arriv Valerio, ben lontano dal pensare che si sarebbe incontrato coll'usurpatore del suo merito.
Preso alloggio in un albergo differente da quello ove stava Armida, pens subito alla cura della propria persona, quindi si dispose a far visita all'amata, come ne l'aveva gi avvertita per lettera.
Camin facendo, pensava all'etereo sguardo che egli aveva accolto e chiuso in cuore, quell'ultimo giorno, l nel giardino dell'operosa cartiera; pensava a quel sorriso che gli era penetrato nell'anima, commovendolo sino allo spasimo; a quella manina che gli si era offerta pel caldo bacio e che gli era passata sul labbro con una paradisiaca dolcezza, e in questo dolce sogno d'un recente passato, gi pregustava altri sguardi, altri sorrisi, altre carezze.
Entr nel gran portone dell'albergo principale col cuore che gli sussultava dalla gioia e pareva incapace a contenere il sangue che vi affluiva troppo rapido; si compresse un momento, colla mano il petto, cerc prima a tutte le finestre, poi porse al cameriere il suo biglietto per le signore Contesse....
Il Cameriere spar e torn con una triste risposta.
 Non ricevono oggi, la signora Contessa  ammalata per lo spavento provato, e la Contessina non esce dalla camera di sua mamma.
Valerio fu per tramortire:  Quale spavento? Che  successo?
 Nulla! Un pesce, signore, un pesce che s'incontr in mare colla contessina, e dal quale fu salvata a stento da molti signori accorsi coi fucili.  La storia era goffa, e Valerio ne avrebbe riso di buon sangue, se non si fosse trattato di Armida; ma il pensiero ch'ella avesse corso un qualsiasi pericolo lo fece tremare da capo a piedi.
 Ma..... la signorina, chiese timidamente, sta bene?
 Oh! benissimo, ne  uscita sana e salva;  la mamma che, alla notizia, non seppe reggere allo spavento, e ammal.
Anche questa era comica, anzich no; dal momento che la figlia n'era uscita incolume, perch doveva ammalarsi di dolore la madre? Intanto per tutto ci gli impediva di poter vedere la sua Armida; onde se ne and triste e col cuore desolatissimo.
Quel giorno il mare era cupo e agitato; le onde apparivano d'un colore verde-livido, e rincorrendosi per l'ampio spazio sembravano stendere qua e l candidi paneggiamenti, che tosto sparivano, per risorgere poco lungi. Di sotto quell'onde danzanti, sembrava mugghiare un popolo di oppressi e di schiavi incatenati sulle galee, mentre un vento furioso urlava la minaccia della sua violenza eterna.
Valerio sent quel fremito e quel dolore dell'ignoto e dell'infinito; si sent solo nell'universo, vicino a sparire nell'abisso, senza forza, senza volont, senza pensiero: che  la vita senza l'amore? Che  l'amore, senza il sorriso che l'accoglie e lo infiora? Santa Teresa disse che l'inferno  il luogo ove non si ama; meglio l'avrebbe definito, se avesse detto: L'inferno  il luogo ove, amando, non si  amati.
Valerio era innamorato, ma gli rimaneva ancor tanto di ragione, da poter comprendere che, ove Armida l'avesse veramente amato, sarebbe corsa a lui nel primo momento del suo arrivo, n l'avrebbe ritenuta nessun ostacolo. Poi.... pensava:
 Se almeno almeno, sapendo quanto io l'amo, avesse avuto un po' di piet per me, mi avrebbe evitato il dolore di non vederla, si sarebbe lasciata vedere, sia pure dalla finestra.
Le anime buone amano coloro da cui sono amate almeno nel momento in cui li vedono afflitti; le cattive, invece, s'inaspriscono dinanzi al dolore delle persone che esse stesse fanno soffrire, e le scacciano o fuggono per non essere infastidite dai loro rimproveri.
Armida dunque non lo amava, e per giunta, era senza cuore per lui.
Questa era la cruda realt per Valerio; ma quando mai gli innamorati hanno compresa intera la realt? Eterni illusi, essi non vivono che dell'illusione propria, e ad essa s'attaccano come l'ammalato alla fiala dell'ossigeno che gli mantiene la vita,
I bagnanti, quel giorno, non apparvero alla spiaggia; Valerio cerc scrivere qualche cosa, ma l'inspirazione era muta; il dolore, come il lavoro, stanca la mente, l'assorbe, la rende insensibile alla fantasia, al cuore: toglie la forza, spegne od oscura il raggio.
Sulla sera, si rec al caff; quivi, con suo grande stupore, trov Xenio che stava giuocando al bigliardo, e ne sent una fitta al cuore.
Oh come mai, fra le tante spiagge deliziose d'Italia, Xenio aveva scelto proprio quella? Ci sarebbe forse stata un'intesa.... tra lui ed Armida? No, no, non era possibile!
Dopo le elezioni, essi non si erano mai pi visti; ora, pensava Valerio, il non salutarlo poteva parere piccola rabbia di vinto; e salutarlo gli ripugnava; ma lo tolse subito d'impaccio Xenio stesso, certo pi astuto della Fortuna. Egli, puntata l'ultima biglia e gridato vittoria, s'avvicin frettoloso, quasi ossequioso a Valerio:
 Amico, gli disse, i grandi avversari, dopo la battaglia, diventano amici; vuoi tu che ci stendiamo la mano per passare insieme qualche bell'ora in questo lembo di paradiso, bello pur nella collera del mare?
Il rispondere sgarbatamente sarebbe stata una scenata inopportuna in quell'ambiente spensierato, gaudente, lontano da ogni acre lotta sociale, dilettantesi solo di pettegolezzo e di etichetta. Forse egli avrebbe avuto, in quel momento, l'ostracismo da quell'elegante compagnia del gran mondo fra cui si trovava la sua diletta, e al quale doveva pur frammischiarsi; inoltre, una lotta di quel genere poteva essergli fatale, tanto pi ora che Xenio frequentava il salotto d'Armida. Tutti questi pensieri gli passarono per la mente come un lampo; cos che, dopo le parole dell'impudente mistificatore, gli stese la mano con un amaro sorriso.
Il Conte non rilev quell'amarezza e strinse la mano, ch'egli aveva chiesta, con grande edificazione di tutti i numerosi presenti che osservavano la scena.
Valerio fu invitato a giuocare; giuoc e vinse, bevve anche, e finalmente, stanco pi di tormentarsi che di vegliare, si ritir nel suo alloggio dove trov obblio e riposo nel sonno. Neppure il giorno seguente, il mare si quet, pareva rinfacciare gli spasimi di cento rivoluzioni a quella folla opulente ed oziosa che pretendeva dalla sua frescura il ristoro di fatiche non mai sostenute, il nuovo piacere che togliesse la noia dei vecchi piaceri; il bacio dell'infinito per s, essa che viveva tutta nel limitato godimento dei sensi, ben lontana da ogni supremo gaudio dello spirito.
Valerio scrisse una lunga lettera ad Armida; una lettera che poteva essere un poema d'amore e di dolore, ed a petto della quale, tutti i madrigali e sonetti e canzoni, ricevuti dall'eroina della galante schiera, erano scorie di bassi intelletti, senza sapore e senza valore.
Armida l'intese, ma.... pi che commossa, ne fu seccata; ella non poteva e non doveva abbandonare capricciosamente il fidanzato; d'altra parte, ella se lo sentiva uscir dal cuore, diremo meglio, dalla mente, ogni d pi, ed il sacrificarsi per una parola data, diveniva ora cosa troppo ardua per lei, che aveva l'anima solo volta al proprio vantaggio. Nonostante, bisognava rispondere, scrisse:
 Mamma sta meglio; io, pure; se domani il mare vorr accoglierci, ci vedremo alla spiaggia!
 Alla spiaggia?  si ripet angustiato Valerio, mi accoglie come un amico qualunque? come l'ultimo venuto!
  feroce, ripet, e scoppi in singhiozzi, senza lacrime, come un bambino.
La sera ebbe la febbre.
Il giorno dopo, il mare appariva d'oro; le onde si cullavano quasi scherzando come tante Naiadi in faccia all'Universo. La spiaggia, nelle ore meridiane, brulicava della solita folla variopinta, esultante. spensierata; Valerio vi si rec, bench ancora pallido per la triste notte passata.
Armida, l'eroina del pesce, non tard a comparire ella pur con una signora amica, ma fu tosto circondata da un nugolo nero di madrigalanti, s che se la vide subito tolta a' suoi sguardi.
Egli s'appress tremante, col viso malinconico, leggermente crucciato. Appena Armida lo scorse, gli diede il ben arrivato, gli sorrise, e lo present all'aurata schiero di dame e damerini. Finalmente, lo stuolo si dirad intorno alla dea, ed in un istante in cui Valerio si trov proprio solo con lei, le disse:
 Armida,  il terzo giorno che sono qui, e vi vedo solo ora!
 Ebbene? non siete contento? Ne sapete il perch; non bisogna pretendere l'impossibile!
 Mi rassegno, ma siate buona, ditemi quando potr farvi visita nel vostro appartamento.
 Salvo casi particolari, ricevo tutte le sere dalle neve in avanti; vengono molti, potete approfittare anche voi.
Era una nuova pugnalata per il cuore del povero fidanzato, ma vinse, sul suo dolore, l'amor proprio: chin il capo, pronunci un grazie glaciale, e s'allontan.
Armida entr nella sua cabina per vestire lo splendido suo costume da bagno; quando usc, avvolta nel soffice grande accappatoio, che dolcemente avvolgeva le sue vaghe membra, parve una di quelle celesti apparizioni che vedono gli occhi dei rapiti nell'estasi create dalle immagini fantasiose dello spirito.
Valerio la osservava da lontano. Il respiro gli si era fatto affannoso come un rantolo; gli occhi, annebbiati; quasi subito vide comparire uno sciame di ronzanti, che le si fecero d'attorno; altre bagnanti uscivano dalle rispettive cabine e si buttavano qua e l sulla rena fine e scintillante sotto i raggi del sole. Tutte erano circondate da amici, alcuna si un allo stuolo dell'eletta, e cos la schiera di costei s'ingross.
Valerio, i cui occhi sembravano perdere la nettezza della percezione, vedeva ora come tutto sur un quadro: quelle persone meglio, quelle figure semoventi gli sembravano dipinte sulla sabbia, poi si confondevano insieme, diventavano come avvinghiate l'una all'altra, quasi nodi di serpi, le cui code, uscenti dall'informe conglomerato, guizzassero in cento spire.
Si stropicciava gli occhi, egli voleva vedere, distinguere; il nodo si sciolse, le bigie serpi tornarono ombre umane, si staccarono una dall'altra come i fantasmi del cinematografo sul gran telone: corsero di qua di l scherzando, motteggiando buttando sassolini nell'acqua, rincorrendosi, chiamandosi, spruzzandosi ridendo; quindi, a una, a due, a tre, scomparvero nell'onde, la cui superficie turbata apparve come piena di bianche zucche galleggianti, bizzarramente portate dal caracollare dei flutti.
Valerio pens ch'ella ora era l, con tutti, immersa nell'acqua accompagnata certo da qualche eroe, che sfidava per lei tutti i delfini del mare, forse desideroso che ne apparisse almeno uno in lontananza, per sentirsi di fronte a lei un pochino grande anch'esso.
Per la prima volta, Valerio prov un disgusto indefinibile del suo amore; per la prima volta, ripieg l'anima su se stesso e pens:
 Oh Valerio che cos'ami tu in quella fanciulla? l'intelligenza? No! il cuore? Le manca! Il suo amore? Si perde! Il denaro? Vorresti che non l'avesse! La bellezza, la grazia? Oh s! questo, questo s certamente. La forma, dunque, solo la forma accende, compenetra l'anima tua? Perch? Il tuo pensiero la tua volont son dunque schiavi dei sensi?
 L'anima altro  dunque che un accidente per noi? Se fosse stata meno bella, e assai pi buona, pi amorosa, io non l'avrei dunque amata? Forse! E Andrea.... avrebbe dunque amato, esso pure, meno mia sorella se ella non avesse avute le attrattive del volto? Chiss? Eppure, l'anima di lei, la sua mente eletta valgon cento bellezze! Ma l'oggetto del nostro spirito  dunque sempre un corpo? Siamo dunque artisti, eterni artisti, pur nell'amore?
Due teste galleggianti apparivano staccate dalle altre, avviate verso una di quelle botti rosse, vuote, galleggianti, assicurate alla superficie mobile, per segnare l'estremo limite sino al quale i guardiani hanno in cura la sicurezza dei bagnanti. Le due teste arrivarono ad una delle pi lontane: emerse una figura, tese la mano all'altra; tutte e due saltarono sulla botte, e quivi allacciate, per non cadere, si abbandonavano al moto dell'onda, forse, vaghe di scherzare colla massima leggerezza sul pauroso abisso dell'infinito che si protendeva ai loro sguardi, lontano lontano, sino all'eterno mistico bacio della terra col cielo.
Valerio non poteva distinguere i loro volti, quasi neppur rilevare le loro persone, da lungi come egli era, ma ne sent un'acre punta al cuore!
 Se fosse Armida! pens, e il momentaneo disgusto che aveva provato, constatando poco prima la povert della sua psiche, scomparve per dar luogo alla pi furiosa gelosia.
 Se fosse lei! qui, sotto i miei occhi! Ella non mi vede, pure lo deve pensare certo che io sono poco lontano! Non ha dunque neppure rispetto del mio immenso amore, neppure un pensiero per tutto ci che io posso soffrire! Mi provoca o mi disprezza?
Mentre cos pensava seco stesso, coll'anima in grande rivolgimento, egli moveva passi rapidi verso il limite estremo dell'arena fin dove arrivava l'acqua; spesso l'onda fluttuante giunse a sfiorargli i piedi; qualche volta ei se ne ritrasse a tempo, qualche altra se ne trov bagnato, ma egli camminava sempre. Giunto in vista dei due, e quasi in linea perpendicolare colla botte, egli si ferm, conserte le braccia, a fissarli: lei gli parve Armida.... lui ancor non poteva conoscerlo, di l, ma era un uomo...., e basta!
Tuttavia sper di essersi ingannato, e cerc tra le bagnanti, strette alla corda protettrice e tra quelle buttate sulla ghiaia, il volto della sua fidanzata; e quasi avrebbe chiesto a qualcuna ov'ella fosse, se non l'avesse trattenuto il timore di vedere su labbra sconosciute, un sorriso di curiosit o di commiserazione. Intanto quei due si erano di nuovo tuffati nell'acqua e con un lungo giro vizioso accennavano a voler tornare a terra.
Valerio non vide pi nulla, neppure i visi ironici che, guardando la sua faccia da intontito, se lo indicavano sogghignando; egli non seguiva, collo sguardo attento e coll'anima atterrita, che le evoluzioni molli dei due arditi nuotatori.
Finalmente, furono in vista, e l'ultimo suo sogno scompariva; la nuotatrice, stanca e spossata, poggiava una mano sulla spalla del compagno, mentre coll'altra dominava leggermente l'onda; lui, col forte braccio, soggiogava l'elemento infido, guizzando tra onda ed onda e seco traendo la bella stanca.
Valerio vide, e ne impietr, Xenio ed Armida. Un amante comune sarebbe fuggito, seco portando, per altro tempo, pi opportune, la rampogna o la vendetta.
Valerio invece rimase e s'avvi al punto ove essi accennavano voler metter piede a terra; quivi giunti egli, punto curandosi di Xenio, a cui serbava ben altra ira, fiss tristemente e crucciosamente Armida, avvolgendolo tutta in un severo sguardo di amaro rimprovero.
La bella nuotatrice lo scorse e, senza punto addarsi dell'aria tragica di lui, gli disse sorridendo:
 Oh Valerio, non pigliate il bagno voi? o state componendo un inno al mare, o riunite in una sola immagine tutte le manifestazioni del bello in questo dolce incanto?
 N l'uno, n l'altro signorina.
 Oh! ripet lei scherzando e guardandolo col pi angelico sorriso, vi si direbbe un capitano che sta prendendo norme di tattica, alla vigilia di una battaglia: venite un po' laggi con noi?  E additava la calda asciutta arena.
Xenio, da uomo pratico, aveva subito compreso la gelosia del rivale; e, da vanitoso e cattivo qual'era, se ne compiacque: volle anzi scherzare colla sua vittima per prolungarsi felinamente il piacere di vederla trambasciata tra il dubbio e la speranza:
 Valerio, gli disse, ti consiglio a prendere il mare e ad accompagnare fin laggi la signorina;  una nuotatrice inarrivabile, non chiede mai aiuto, n mai si mostra stanca; sempre la diresti una sirena.
Cos dicendo, s'era buttato per primo sulla calda arena, tutto gocciolante d'acqua, Armida invece, pens ad asciugarsi e voltasi a Valerio:
 Aspettate, gli disse, vengo subito.
E scomparve.
I due uomini, rimasti soli, tacquero per un momento. Valerio sentiva una nervosa irritazione che voleva dissimulare. Xenio cercava nella mente qualche cosa, per sviare i pensieri dell'innamorato, finalmente trov:
 Sai, gli disse, ch' arrivato mio zio dall'Australia?
 Non lo so.
  arrivato con una splendida figlia cresciuta col, ricchissima, educata alla pi elegante scuola moderna; egli vorrebbe darmela in moglie, ed io non sono fuor di proposito.
Valerio lo guard, come chi  incredulo, ma respir.
 S, s, che vuoi che faccia? Ormai ho trentanni e sono stanco della vita di scapolo; e tu?
Valerio rispose semplicemente:
 Anch'io.
In questa, torn Armida, fresca ed asciutta, tutt'avvolta nel vago peplo rosa, color delle sue braccia nude che uscivano dalle pieghe del morbido ammanto: mentre la vaga faccia, incorniciata dal cappuccio, sembrava una di quelle ineffabili testine di madonna, che Frate Angelico ritrasse sulla tela, inspirato insieme dall'arte umana e dalla fede celeste.
Valerio dopo la fandonia, che gli aveva raccontato Xenio, circa quel suo matrimonio in vista, aveva perduto, per tre quarti, della sua gelosia.  Infine dei conti, quelle vaghe Nereidi avevano tutte uno o pi cavalieri. Niente di straordinario dunque che Xenio lo fosse stato per Armida, dati i costumi dell'elegante societ; e del resto, peggio per s, se, non avendo fatto il bagno, non aveva potuto prendere quel posto presso la sua fidanzata. Un altro giorno, non sarebbe cos.
Armida si era sdraiata presso Valerio: Xenio, vedendo quei due bei volti, cos armoniosamente contrastanti per una tenue gradazione di colore e di linee, ma pari quasi di bellezza, ne prov un senso profondo di rabbia e d'invidia.
Valerio era ancora molto pallido, ma si coloriva leggermente sotto i raggi del sole, mentre i suoi grandi occhi neri, supremamente espressivi, riflettevano in mille profondi ed amorosi pensieri la grande anima sua.
Armida appariva, presso a lui, l'angelica farfalla che accarezza coll'ala dorata e tenera il forte, che ne aspetta il bacio e l'amplesso.
Xenio se ne cuoceva, si sentiva piccolo ed umiliato, quella parte di spettatore non gli garbava; s'alzo.
 Dove andate, conte?
 Vedo laggi la contessa De-Grandi, permettete, signorina?
 No, non vi permetto niente, perch non si piantano cos gli amici per una contessa De-Grandi; siete con noi, rimanete; ora, vedete? vengono alla nostra volta i signori Venati.
E gli diede, non vista da Valerio, una di quelle occhiate di tenero rimprovero, che vogliono dire un mondo di cose.
Xenio ne fu lusingatissimo e volse uno sguardo di compassione a Valerio che frugava, col bastone nell'arena.
Intanto i Venati, un'intera famiglia, composta di padre, madre, due signorine ed un giovanotto, erano giunti l, tutti in accappatoio; si gettarono anch'essi sulla rena e cominciarono a chiedere del sole, della giornata bella, del mare calmo e delle storielle che si raccontavano man mano sui nuovi arrivati.
Le due signorine Venati facevano i loro occhi pi grandi che potevano, volgendoli pateticamente ora al mare, ora al cielo, ora alle persone.
Armida, come sicura della sua infallibile potenza sui cuori e sprezzante di tutto, badava a gettare sassolini sull'onda estrema che ogni tanto, giungeva dal mare fino a loro, li spruzzava, poi ritiravasi subito. Ella sembrava non sentir pi la vuota conversazione; poco curiosa, del resto, com'era dei fatti altrui; ella aveva, in quel momento ben altri pensieri pel capo, pensava che bisognava decidersi: o continuare a far la fidanzata di Valerio, ed allora doveva cessare di tener a bada Xenio, perch il suo fidanzato, ormai cominciava a prendere le cose sul serio; o voleva accaparrarsi Xenio, per un probabile matrimonio con lui che ella ora trovava conveniente, e allora, bisognava cominciare a disfarsi di Valerio.
Ma in qual modo? Essa non voleva essere tacciata n di volubile, n di cattiva. Quasi sempre, le anime mediocri, che non sanno essere mai generose, ci tengono assai a non essere credute cattive, e per questo, se devono far soffrire qualcuno per soddisfare le loro tristi voglie, cercano di provocare nelle loro vittime atti che diano a loro una parvenza di necessit dell'azione medesima. Oppure, se lo possono, procurano che la loro vittima stessa si trova indotta a compiere l'atto che, essi soli, desiderano.
Armida si pose su questa iniqua strada: guard il povero poeta, tutto assorto nella contemplazione del silenzio infinito del mare, e gli vide gli occhi cerchiati di livido, le labbra sbiadite, gli zigomi pi visibili del solito; le parve anche un poco incurvato, ed estremamente malinconico. Pens che da pi d'un anno non lavorava pi, che il mutismo e il vuoto s'era fatto intorno al suo nome, dopo l'ultima sconfitta, e sospir.
Xenio, invece, aveva impresa una salita vertiginosa; gli aggettivi pi altisonanti, pi lusinghieri accompagnavano, da tempo il suo nome; era il re dei salotti, il beniamino delle dame, l'accarezzato da tutti! Era deputato, ed aveva un nome gi illustre, ed una fama che saliva sempre pi; avrebbe anche, in breve, potuto essere ministro. Poi, era forte, robusto, di quella bellezza vigorosa che ricorda un po' il gentiluomo di campagna; ma, correggeva quel po' di volgarit di forme con un contegno cos corretto! cos seducente!...
Del ridicolo che sul letterato d'una volta era caduto da pi parti, ella ne sapeva nulla; della diffidenza che, circa quel suo nuovo lavoro, era nata in molte intelligenze lucide e penetranti, qual'era quella del povero Andrea, ella ne sapeva meno ancora. D'altra parte, dinanzi alla nuova rivelazione del suo genio, provata, incontrastata, la maggior parte degli intellettuali era rimasta colpita ed aveva accettati i fatti compiuti, unendosi al facile plauso dei cortigiani.
Xenio era dunque, in quel tempo, per Armida, il maggior ingegno riconosciuto, il trionfatore!
 Non c' pi da esitare, concluse Armida, se costui mi ama, io lo sceglier per mio sposo.
La signora, amica, che l'aveva accompagnata invece di sua madre, venne a riprenderla per tornare a casa. Armida, si alz e cos, tutti gli altri.
 Venite, signori, stasera al mio the? la mamma sta bene,  alzata, ci sar anche lei.
Tutti si profusero in studiati ringraziamenti; Xenio si chin a baciarle la mano, il giovanotto Venati port il cappello di bianca tela, dalla testa tanto in gi, che sfior quasi la terra, mentre Valerio chin semplicemente il capo assentendo. Egli sperava di potere, nella sera, vederla un momento da sola, e sfogare, con lei, tutta la piena del dolore che gli ferveva nel cuore.
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CAPITOLO 23. 
La Gelosia.
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Alla sera, l'appartamento che occupava Armida al Grand Htel era splendente di luci; la fata Alcina attendeva il suo stuolo di ammiratori. Ad uno, a due, a tre, arrivarono tutti, gl'invitati nuovi, e gli abitus vecchi. Ella vestiva un abito di tulle rosa, simile a certe nubi penetrate dai raggi fiammanti di una bella aurora di maggio. Tre tenere rose bianche di seta, spruzzate d'oro spiccavano sui biondi capelli; ed altre ne aveva sul petto, intorno al collo, alla cintura, come si usa nelle feste di ballo.
Il volto di Armida, quella sera, bello pi dell'usato, scintillante di riso e di diamanti, aveva lo sguardo d'una di quelle espressive testine alate, che sbocciano dalle nuvole mistiche di un trionfo di paradiso.
Tutti, appena entrati, non potevano trattenersi dall'esclamare: Quanto  bella!
Ed essa il sapeva!
Le donne l'avrebbero invidiata, ma oramai, si erano rassegnate a quella sua superiorit incontrastabile, e d'altra parte, essa si curava cos poco del comune degli uomini, che questi, non potendo nutrire speranze, rendevano bens omaggio alla dea, ma poi cercavano fra le altre la loro donna!
Perci tutte le amiche le lasciavano incontrastato il suo regno perch ella poco o nulla nuoceva a loro.
Xenio, quella sera osservandola con un'insistenza della quale non sapeva darsi ragione, ne fu oltre ogni dire soggiogato; il suo cuore cominciava a palpitare per davvero, e pensava se, proprio, tanto splendore di bellezza, di grazia e di giovent avrebbe dovuto essere votato ad un poveraccio come Valerio, che andava perdendo, ogni d pi, le forze fisiche e le intellettuali.
Armida, tutta occupata ne' suoi doveri di ospite, fingeva di non addarsi troppo di Xenio, ma dispensava invece maggior copia di sorrisi a degli esseri insignificanti: Xenio ne fu punto sul vivo, e si cacci, senza, salutarla, nel cerchio delle dame.
Poco dopo, comparve anche Valerio, in una toelette nuova perfettissima come voleva l'etichetta di quella societ, e quale non aveva avuta mai; ma in quell'abbigliamento severo del gran mondo, appariva anche pi pallido e sparuto.
Armida lo salut tutta cerimoniosa, lo present al crocchio delle amiche e agli altri signori, ma si guard bene dal pronunciare il nome di fidanzato. Quando giunse a Xenio, fece un Oh! di sorpresa come chi si ricorda solo in quel momento della presenza di una persona.
Valerio, cos ammesso in quella compagnia frivola e superba, non trov con chi intrattenersi e si pose come crucciato e disgustato di s in un angolo, appena che la signorina dovette lasciarlo per accogliere altri ospiti.
In quel momento, per, lo adocchi la signora Venati che lo prese subito di mira per la sua figlia maggiore, la quale se ne era innamorata da tre ore, cio, da che l'aveva visto alla spiaggia.
I discorsi sciocchi della donna ed il continuo suo chiacchiericcio sul conto altrui davano modo a Valerio di parere occupato in una grave conversazione, mentre invece il suo pensiero ed il suo spirito d'osservazione potevano essere perfettamente liberi data la scipitaggine dei discorsi che sentiva, e pochi monosillabi, pi o mono sensati, bastavano a soddisfare, anzi a ringalluzzire la ciarliera.
Armida, vedendolo occupato e tranquillo, non pens pi a lui, anzi ne dimentic, si pu dire, la presenza, attratta come fu da un fatto nuovo.
Xenio faceva una corte visibile, troppo visibile ad una bellissima signora francese divorziata, e libera perci della propria volont. Armida, che credeva di tenere in pugno Xenio, cos da poter essere arbitra della volont di lui, ne fu punta sul vivo, anche perch, la bella francese, d'un brio affascinante e d'una coltura varia e vera, sovraneggiava in quella accolta di dame ignoranti anzichen, e meravigliava, co' suoi giudizi arguti e profondi, tutti quei dilettanti di frivolezza.
Armida, impaziente, stizzita, chiamava spesso Xenio, ora per un favore, ora per un altro, tanto per distrarlo dal crocchio funesto; egli accorreva, obbediva con un sorriso garbato e felice, ma poi ritornava subito al suo posto, come chi si affretta a riprendere cosa che gli preme.
Armida se ne cuoceva, ed avrebbe fulminata la signora intellettuale, se le fosse stato possibile essere villana: si prov, senza che paresse, ma alla prima parola ch'ella le disse un po' acre, madame Jemie rispose con tanta grazia e spirito arguto, che Armida non os pi cimentarsi.
Allora, attacc direttamente la fortezza che stava per cadere in mano d'altri, e rivoltasi a Xenio, gli disse piano:
 Conte, se suono La Gran Sonata di Beethoven, mi voltate voi le pagine del libro?
 E perch proprio io? contessina?
 Perch mi secca che continuiate ad ammirare quella Cianciallegra d'oltr'Alpe.
 Non dite cos, signorina,  veramente uno spirito sagace e colto.
 S?? me ne compiaccio colla vostra ammirazione; gi, gli italiani hanno sempre avuto questa gran stima di s: tutto ci che  straniero vale assai pi di quel che  italiano! Nevvero?
Xenio cap: quando un'anima  gelosa, od ama od  egoista; o, spesso,  l'uno e l'altro insieme.
Xenio che, come tutti i bassi gen dietro al fasto occulti preferiva assai pi la donna fatua ed ignorante che non quella di spirito superiore e colta, non gl'importava proprio nulla della bella francese, e le prestava tutta quell'ammirazione, solo per muovere la gelosia d'Armida. Ora per che lo scopo era raggiunto, pens come non fosse prudente comprometterlo per puntiglio o vanit, epper annu subito al desiderio di Armida. Intanto, il povero Valerio, sebbene intronato dagli alti e bassi della voce stridula di madama Venati, tutto osservava, indovinava e soffriva.
Le gravi note del pianoforte echeggiavano per l'ampia sala; Armida, che in tutta la sua vita non aveva fatto altro che tormentare l'aristocratico strumento, sonava di solito con abbastanza correttezza ed agilit, ma senza colorito di sentimento; quella sera per, le sue dita, nervose per l'anima esaltata ed angustiata dalla contrariet che soffriva, rendevano le note con accenti quasi appassionati; e Xenio, ritto accanto a lei, attento alle note che conosceva appena, badava a voltare, a tempo opportuno, le pagine, tutto compreso della sue missione.... diplomatica.
Armida, quando egli s'attardava una battuta o due, gli rivolgeva un sorriso di perdono e proseguiva a memoria; finalmente una salve d'applausi chiuse la classica Suonata ed Armida ebbe per un poco ragione sulla bella francese.
 Xenio, ella disse, conducetemi alla sala del buffet.
Il conte si affrett ad offrirle il braccio; allora Valerio, offerto il suo, macchinalmente, alla signorina Mirtilla Venati che in quel momento gli veniva presentata dalla madre, si propose di seguirli.
Gl'invitati tutti si erano sparsi a due, a quattro, a crocchi, per le sale, sulla terrazza e intorno al buffet. Donna Paola non si era ancora levata dalla dorata poltrona, su cui fingeva la sua eterna convalescenza, ma, vedendo tutti muoversi, accett il braccio ancora robusto di un vecchio Commendatore, e fece con lui il giro delle sale.
Intanto, Valerio aveva perduto di vista Armida: la signorina Mirtilla, che gli stava attaccata al braccio, lo seccava ora assai pi che, poco prima, la rispettiva madre, e l'avrebbe mandata subito a carte quarantanove, ma non lo permetteva l'etichetta.
 Vuol che andiamo sulla terrazza degli aranci? Vedr come sono belli i fiori imbiancati dalla luna!  gli disse la giovane, cercando di rendersi interessante.
 Anche la luna  pens Valerio: andiamo pure, soggiunse, e pens ancora: forse saranno l.
Infatti, in un angolo, proprio sulla terrazza, presso un grande vaso che conteneva una pianta d'arancio tutta fiorita, stavano Xenio ed Armida a singolare colloquio. Una vampa d'ira e di ribellione sal al viso dello sventurato Valerio; avrebbe egli voluto correre l e stritolare il suo rivale; ma si guard attorno: tutti erano spensierati o disamorati, nessuno era al braccio della propria donna, tutti se l'erano scambiata per usi di etichetta, per variet, per moda capricciosa. Non aveva anch'egli attaccata al suo braccio una signorina, a lui quasi sconosciuta? Quanto avrebbero riso della sua pochezza di spirito, della sua volgarit?
 Mi avviciner, riflett, mi far vedere con costei, ed ella pure si ingelosir di me.
E s'avvi.
Non lo vide Armida, o finse di non vederlo? Valerio pass vicino al vaso d'aranci, ma nessuno di quei due si mosse; Valerio sent per la voce di lei, fine e delicata, quasi mormorare.
 S, conte, noi italiane siamo pi salde negli affetti, tanto che essi, talora, sopravvivono nella forma, anche quando sono morti nella sostanza.
 Che significa ci, pensava Valerio, di qual discorso  frammento questo strano periodo? Ma l'amore, per lei, ha forma che possa separarsi della sostanza? E che intende per forma e sostanza?
Volt indietro bruscamente, facendo fare, senza volerlo, una specie di piroetta alla sua compagna, s'avvicin ad Armida e le disse senza guardare il Conte.
 Signorina, prima d'andarmene, ho bisogno di parlarvi.
La povera Mirtilla, da l'accento con cui furono profferite quelle parole comunissime, per l'intuito istintivo della donna specie in fatto d'amore, comprese subito di che si trattasse, e stacc desolata il suo braccio dal braccio inutile di Valerio.
Armida fiss il suo fidanzato stupita, come chi guarda un intruso, e rispose secca:
 Sar in sala tra poco.
Poi mentr'egli se n'andava:  Quali errori, disse a Xenio, si commettono, quanto si ascolta troppo la nostra fantasia!
 Armida, disse tenero il Conte, l'errore non  ancora commesso.
 Ma la mia parola  sacra, l'ho data, malgrado tutti e contro tutti! Voglio poter sempre stimarmi in faccia a me stessa. D'altronde, vedete, conte, egli  malato.
 Molto, molto ammalato! badate, Armida, la vostra vita  preziosa, voi siete nata per assidervi sopra un trono, e non al capezzale d'un infermo.
Armida rabbrivid al pensiero di dover fare un giorno l'infermiera.
 Voi lo credete molto ammalato?
 Cos non fosse, almeno non temerei per voi, Armida.
 Per me? no; per  una ragione di pi, questa, perch io non gli dia un dolore che ne affretterebbe la morte; ne avrei rimorso per tutta la vita!
 Quanto siete angelo, Armida.
 Dite: santa, perch per me dev'essere un martirio terribile; amar la forza, la vita, la gloria, e dover assistere, sia pur da lontano, un moribondo! Pure lo far.
 Ed io vi adorer ancor pi, come una santa martire, ma.... vi aspetter!
Disse Xenio, appoggiandole quasi le labbra sull'orecchio, mentre l'albero d'arancio proiettava pi scura la propria ombra sui due commedianti d'amore.
Vide Valerio? Mah! Fatto  che in quel momento, si svincol da Mirtilla che scapp sgomenta e impaurita, mentre egli, pallido come un biancospino, si soffocava col fazzoletto alla bocca, un colpo violento di tosse. La sua ombra nera come spettro si disegn nuovamente sulla terrazza, in vista dell'arancio. Armida la vide, e trem:
 Xenio, disse con voce innamorata, lo vedete?  l; ho paura, proteggetemi, liberatemi, soffro, ho paura.  E stringendosi alle mani di lui, pareva una bambina che cercasse l'aiuto del forte, dinanzi ad un oscuro pericolo.
 Andate da lui, disse Xenio, quell'uomo che si vede sfuggire la vita e l'amore tanto agognato, pu essere capace di tutto, bisogna, per un poco, illuderlo ancora; saremo pi felici poi.... dopo l'opera di piet compiuta.  E la lasci.
Armida, scorata in viso per il pericolo corso e per la coscienza turbata, pareva in quel momento una timida rosa irorata dalla rugiada, baciata dalla bianca notte. Mentre Xenio rientrava nelle sale, ella s'avvicin, sorridente ma incerta, a Valerio.
 Son qui, gli disse, che volete?
 Nulla, voglio chiedervi solo, se vi par giusto ci che fate!
 Che faccio?
 Siete stanca di me? preferite il conte e deputato? ditemelo senz'altro.
 Oh! Valerio, non fatemi di queste scene, ci perdete assai nella mia stima: non vi ho data la mia parola?
 Non so che farmene della vostra parola, se non la dice il cuore!
Armida tacque, non poteva rispondere, e il fingere su quel punto, ora non giovava: anzi comprometteva di pi.
 Tacete? aggiunse il giovane febbricitante.
 Che vi debbo dire? Siete malato stasera, ed io non posso rimproverarvi come dovrei.
 Questo non  giustificarsi,  accusare, e voi non ne avete il diritto, perch io vi amo disperatamente.
 Tuttavia mi offendete; bell'amore!
 L'amore oltraggiato offende per passione non per malanimo; mentre chi non ama accusa l'innamorato per non palesare s stesso; voi, Armida, commettete ora questo delitto.
Armida non aveva mai sentito il suo fidanzato, di solito umile e timido innanzi a lei, parlare s duramente! Lo guard stupita e, leggendo nel suo viso severo, crucciato, sdegnoso, si sent debole e piena di torti; ma appunto per ci, n'ebbe maggior sdegno, e risorse pi forte la sua superbia, la sua vilt; onde, squadrandolo con occhi d'acciaio, gli disse freddamente:
 Valerio, io non voglio assere schiava di alcun uomo e neppure vedermi offesa nella mia dignit; mi sento troppo superiore alle piccole malignit, scusate, alle piccole gelosie, per poter tollerare il biasimo di chicchessia! Chi  geloso non stima la persona che ama, ed io non posso certo sopportare un amore senza stima; pensateci, Valerio, vi ho dato la mia parola, e non ve la tolgo ancora; se mi amate veramente, e non volete perdermi, abituatevi agli usi della nostra eletta societ ed abbiate cieca fiducia in me! Pensateci, e preparatevi a meritare il mio perdono.
Ci detto, solenne come una altera castellana dei vetusti manieri, si tolse dal parapetto della terrazza, ed entr nel vasto appartamento, ove la festa si svolgeva nella sua fase massima.
Valerio rimase solo, guard gi: un ampio giardino, tutto ombre e bianchi fantasmi si stendeva a' suoi piedi; laggi, egli vide la notte riposare nel dolore e nel mistero delle eterne cose; dietro a lui invece, nella luce abbagliante prodotta dal genio umano, canti e suoni, e la gazzarra dell'egoismo e della vanit!
Povero Valerio, quale vuoto intorno a lui!
 Oh Bianca, esclam, Andrea, anime dell'anima mia, ove siete? Venite a me, io muoio coll'anima disperata.
Tra le piante, gli parve scorgere un'ombra evanescente nelle tenebre, vide come due grandi braccia tese verso di lui.
Vieni, parevano in quell'ora susurrare a Valerio i fiori pallidi sotto l'argento della luna, e le foglie smosse dal vento; vieni, il riposo  qui nell'annientamento dell'essere umano, nell'ignoto, nell'oblio! Qui nel mondo, l'anima dolora, tutto  dolore; il mondo  l'inferno delle anime buone e amanti; solo gli egoisti, gli abbeverati di piaceri sensuali gioiscono quaggi: noi amanti dell'anima, noi, no!
Io, pareva aggiungere l'ombra gigante, io sono il tuo Andrea, non mi dolse l'ora estrema, eppure ero amato; vieni, l'anima mia ti chiama, vedrai il vero; tutti fummo lontani dal vero, tutti fummo nell'errore; vieni, la verit splende solo alla morte!.
Valerio, guardava a quell'ombra, che, proiettata da un pino, posto a guardia d'una fonte, aveva preso a' suoi occhi forme umane; egli le sorrise intenerito, pur sapendo ch'altro non era che un'allucinazione dei sensi, penetrati di un'ineffabile desiderio dell'anima, e si sent un grande desiderio di pace eterna, un invito alla morte. Cerc con la mano l'arma, ch'era solita portare seco nei viaggi, non l'aveva! Rivide, nello stesso tempo, l'angelo della sua vita, Bianca, poi, il padre dolente e il buon Delfi; pens, che dopo tutto, la morte non fallisce a nessuno, e che l'affrettarla  contro ogni legge divina ed umana.
Guard ancora all'ombra del pino, della quale egli immaginava vestito lo spirito di Andrea vagante d'attorno a' suoi cari e: Verr, disse, verr presto. Ed usc, non osservato, lasciando dietro a s la gioia del mondo, per riparare nel dolore del suo letto deserto; lui, che aveva tanta passione in cuore, da inebbriare di felicit l'anima pi assetata d'amore.
Il giorno dopo, un'altra novit: nella notte, era arrivata la vedovella. Dopo quella sera tremenda del colloquio, cui abbiamo assistito, tra lei e Xenio, essa era vissuta sempre in un'alternativa terribile; ora confortata da una certezza, da uno sguardo di Xenio; ora trattata glacialmente, ora dimenticata affatto per un'altra Venere effimera; spesso rimproverata di colpe che non aveva commesse, o di imprudenze o vendette ch'era stata trascinata a commettere per difendersi.
Respinta per la sua colpa, gi nota a tutti dall'eletta societ in cui era entrata per le sue ricchezze, ella non poteva pi incontrar a caso il Conte, se non nelle vie, ai teatri, ai pubblici ritrovi, ove accorreva spesso per vederlo, per affrontarlo, per trascinarlo con s, rimproverandogli i suoi torti ch'egli, poi, invertiva completamente a danno di lei nella sua pervertita coscienza.
Per un certo tempo, era riuscita, o bene o male, a tenerselo avvinto; tenace nell'amore, quanto debole nel sentimento della dignit propria, ella aveva giurato a se stessa di volerlo ad ogni costo. Ora per, da pi di un mese, non lo aveva pi visto, in casa sua, n egli aveva pi risposto alle sue lettere. Invece, una amica, di quelle che, pur fuggendola pubblicamente, le facevano per ancora buon viso in privato, le aveva scritto qualche letterina, sul conto di Xenio, velenosa ma veritiera. Ci che le si diceva vagamente in quelle letterine, ella accolse qual verit certa, ed accesa da vero delirio di gelosia, accorse sul luogo del pericolo.
Una mattina, proprio la mattina seguente alla festa per lui felice, Xenio, uscendo dal suo albergo, se la vide dinanzi sul marciapiede. Dopo i sogni rosei-dorati della notte, quella faccia di rimprovero e di sofferente, per dolore, gli fece un disgusto profondo.
 Che vuoi qui? perch sei venuta?
 Perch da un mese non rispondi alle mie lettere, perch mi dimentichi.
 Ti ho gi dimenticata da un pezzo, se pure non ti ho avuta in mente mai; sei tu che mi perseguiti, sei tu che mi vuoi!
 Quando venisti la prima volta a cercarmi, non ti avevo chiamato io, rispose lei.
 Ors, soggiunse lui seccatissimo,  tempo di finirla, capirai bene ch'io non voglio star celibe in eterno, ed occorre che tu mi lasci in pace; vattene, se non vuoi che finiamo colle brutte!
 Andarmene? disse lei con voce strozzata dalle lacrime, andarmene cos? Mi scacci in questo modo? non sono una cochette io, sono una signora, io, non mi sono venduta io; ho amato, amato soltanto, e non ho amato che te. Voialtri uomini quando siete saz di un amore, voltate la pagina e volete che tutto sia finito tra voi e la vostra vittima, come se essa dovesse essere morta per voi. Ci vi torna molto comodo, naturalmente! Ma noi non possiamo, noi viviamo ancora e soffriamo per tutta la vita.
 Peggio per voi disse il grande egoista, che c'entriamo noi? Fate altrettanto.
 Ma sei vile, vile!  Grid la sventurata.
Passava gente, Xenio arross, trem, dinanzi ad un possibile scandalo, ma risoluto a disfarsene:
 Bada, le disse, sono deputato (era la prima volta che faceva uso fuori della Camera di tale qualit) se mi comprometti, ti faccio arrestare quale avventuriera perturbatrice!
E pass oltre.
 Vile, vile! gli grid ancor dietro la forsennata, intanto che l'altro fremeva e la gente guardava stupita, rideva e commentava.
Ilda, impaurita per ci che aveva fatto, cap che con quell'atto violento e plebeo aveva scavato tra s e l'uomo, l'abisso; si sent perduta questa volta, per sempre, tuttavia non volle partire da Sestri. Scrisse, si prostern di nuovo, domand perdono, si rovin gli occhi col pianto; lo guard lunghe ore da lontano, ma nulla, sempre nulla!
L'uomo aveva trovato altrove il fatto suo, vagheggiava altri orizzonti, non sapeva pi che farne dell'ormai usato strumento. E intanto Ilda pot persuadersi, co' propri occhi, che la nuova stella di Xenio eta proprio Armida; che fare? Come strappargliela? Due vie le si presentavano: o avvertire il fidanzato d'Armida, od affrontare costei, raccontandole i suoi diritti.
Far l'uno e l'altro concluse e, dopo appena tre giorni dal suo arrivo, scrisse una lettera denunciatrice a Valerio, che da due giorni teneva il letto per ordine del medico.
Letta la lettera, Valerio si alz a sedere sul letto con un amaro sorriso; non dovevano essere cose molto impreviste per lui! Fatto , che si vest per uscire. Erano l'ore meridiane, faceva un gran caldo; la solita brezza taceva, il mare appariva piano come uno specchio; tutto era silenzio sotto il solleone che dardeggiava animali e piante. Seguendo i suggerimenti della lettera, egli si rec verso lo stabilimento dei bagni, prendendo un angolo remoto, dove s'apriva un vago boschetto d'olivi detto: il Paradiso terrestre.
Il Paradiso era dominato da una sala, con vetrata, dello Stabilimento, sala attraversata da chi veniva dal Paradiso per entrare nel gran salone del caff; vi erano alcuni tavolini, ma di solito, non vi si fermava mai nessuno, perch non prospettava il mare, e non era bella come gli altri locali dell'edificio.
Valerio vi si ferm cogli occhi fissi attraverso i vetri semi chiusi, dai quali aveva rimosse lievemente le cortine abbassate. Gi nell'ombroso oliveto, passeggiavano solo pochissime signore, qualcuna stava seduta sulle bianche panchine di marmo, leggendo. Valerio vide passare donna Paola colla signora Venati; poi le due figlie di questa, pallide ed annoiate; pi lontano, altre figure che non distingueva bene: due s'attardavano fra i tronchi, parlavano vicino l'uno all'altra come uccellini, che folleggino fra il susurro delle foglie.
Valerio ebbe un tuffo al cuore, li fiss, ma non si movevano, e gli alti e svelti tronchi degli olivi li nascondevano a' suoi occhi.
Il povero amante cambi due o tre volte il suo punto d'osservazione, ma non riusciva a vedere bene le due teste. Finalmente, ud un piccolo grido allegro, come di chi fugge dinanzi a cosa improvvisa, che pur non lo spaventa. Quella voce gli penetr, come stile, nel cuore; era di Armida: acu di pi lo sguardo, col petto ansante, la bocca aperta, gli occhi dilatati.
I due si mostrarono, finalmente, a' suoi sguardi e si mostrarono nella linea d'una gialla striscia di sole, che aveva trovato sua retta fra gli alterni filari delle piante. Dal suo posto di vedetta, Valerio poteva ora osservarne, a suo bell'agio, i volti, strappar dai loro sguardi il segreto delle parole ch'ei non poteva udire.
Lei reclinava dolcemente la testa e socchiudeva gli occhi con un sorriso d'incredulit sulle labbra, come di chi dicesse: No, no, non ti credo.
Lui.... Xenio, quasi chinava la sua bocca su quella della fanciulla, ripetendo un s, s, pi forte, forse, nell'espressione del volto, che nell'accento della voce. Poi ella accenn allo stabilimento e fece un atto di compassione, come di chi allude a qualcuno; egli croll le spalle con dura noncuranza e le prese la mano, ch'ella pareva voler ritrarre, ma quasi pi per il desiderio di sentirsela stringere ancora, che non per voler ritrarla veramente. Xenio infatti non lasci pi quella mano, e parl, parl a lungo a lei, che, ora sorrideva di compiacenza guardandolo profondamente nel volto; ora abbassava il volto sgomenta! Ora faceva segni di diniego; ora alzava gli occhi al cielo, come a chiedere un coraggio che le mancava. Ed egli, il compagno, pareva rincalzare, rincalzare il lungo discorso, che non finiva mai.
Talora nel fervore della dialettica, giungeva le sue mani, chiudendovi amorosamente quella che l'altra non riesciva a togliergli e pareva supplicasse, supplicasse chi troppo a lungo esitava, pur lasciando concepire molta speranza.
Valerio non aveva pi respiro, ma, mano mano che il colloquio dei due si accalorava, egli sentivasi invadere da una calma suprema e terribile nel suo aspetto; quella che sovente incombe sul creato, quando indefinite, plumbee nubi nascondono, sotto un interminabile velo cupo, l'azzurro ridente, ed incombono sulla terra un silenzio vasto ed oscuro.
Strano, a Valerio pareva di non soffrire pi, sembravagli d'essere stato, fino allora, fanciullo timido e vile, e che in quel momento soltanto, divenisse uomo libero e forte.
 E tu, tu, Valerio, si diceva, amasti costei? Una raffinata civetta, nel cui cuore non vive altra femminilit che quella della fatua ambizione di voler essere regina, di vedersi ai piedi, lei meschina di cuore come di mente, una schiera di sudditi adoratori?
 E tu, Valerio, tu poeta dell'amore, tu fatto d'amore, adori costei, il cui palpito non  che vanit ed egoismo, falsit e petulanza? Ah! l'inesorabile delirio della nostra cecit, ch' tanto pi stupida e meschina, quanto pi ci sentiamo alti, quanto pi ci crediamo veggenti!!
Si cacci le mani nei capelli della fronte, madidi di sudore; il suo respiro era un rantolo.
 Guarda, diceva, guarda, tu che dolori e ti struggi la vita per l'ideale, guarda che sia l'anima di costei! Anima, dici? Ah! un pugno di terra, ch'ella calpesta, vale pi di tutto il suo spirito piccino e mobile, che, centro di se stesso, non vede pi in l dell'essere suo! E tu, Valerio, e tu, fratello di Bianca, tu muori per cotesta vanit! che par persona!
Ah! Bianca mia, quanta ragione avevi: tu s, tu s, sei donna!
Un singhiozzo nel petto gli tronc i pensieri.
Armida teneva la testa china china, come chi si  lasciato convincere suo malgrado; il fortunato, ora, teneva in ognuna delle sue mani una mano di lei; e cos, con moto confidenziale, or le apriva un poco, or le congiungeva; infine se le distese lungo i proprii fianchi, avvicin il suo petto al petto di lei, e rapidamente, ma con studiata devozione, le sfior un bacio sui dorati capelli: do-rati, ora, anche dal sole, che avvolgeva i due giovani e del quale, parevano non darsi pensiero.
Un grido rabbioso strazi il petto di Valerio: fu udito da Armida? Forse s, ma certo, non riconobbe la voce.
La campana dello stabilimento diffuse in quell'istante nell'aria i suoi lieti rintocchi: chiamava per il th. Gli sparsi nel boschetto s'avviarono verso la porta che metteva alla sala di passaggio, dietro l'invetriata della quale stava Valerio. Donna Paola finse di ricordarsi allora della figlia, la chiam, la raggiunse e s'un ai due nuovi amanti. Tutti e tre, unitamente ad altri forestieri, entrarono nella sala di passaggio.
 Armida!  chiam secco Valerio, ormai cieco d'ira e forte di questa forza effimera, ma irresistibile.
Tutti si volsero, meravigliati; Armida sent, per la prima volta, un gelo al cuore: cap che cosa doveva essere successo, ma si riprese subito, e fece un gesto di disdegno per quel modo tutt'altro che di buona societ; ma non ebbe il tempo di finirlo, che Valerio, dominando la scena colla forza che ha il giusto offeso di fronte agli uomini fatui o colpevoli:
 Non si sdegni, signorina, disse con profonda amarissima ironia, basta la commedia, ormai ogni velo  strappato...
 Signor Malli, interruppe rapidamente Xenio, mostrandosi paladino delle dame, le signore non sanno ch'ella si voglia dire.... ed hanno diritto.... a tutto il rispett....
 E che diritto hai tu, miserabile, di fronte a me? Ah, s, s, ne hai uno, lo ricordo! S ebbene.... s...., per quel ricordo.... siete degni uno dell'altro.... prendi; (ed afferrando improvvisamente Armida per la mano, la spinse verso lui, mentre con forza e con voce strozzata ripeteva): prendi...., ti cedo anche questa.
Un grido d'orrore usc dalla bocca di donna Paola, che abbracci la figlia e la tolse di l; Xenio si slanci su Valerio, ma si lasci subito trattenere e condurre via, esso pure, dagli astanti; mentre Valerio, non curato da nessuno o guardato con dispregio e meraviglia, dominava tutti colle braccia conserte, lo sguardo leonino e un sorriso superbo ed amaro, che copriva di sprezzante sfida quella turba dorata e imbelle.
Armida, appena uscita, si tolse subito dal braccio della madre. Xenio rimase loro accanto, fido cavaliere e difensore; ma tosto Armida sopra la rabbia che la rodeva stese un'allegria chiassosa, insolita; non parl pi di nulla, non volle sentir nulla! E con un contegno affatto dimentico di tutto, sdegnosetto ed altero, riusc a far scordare, almeno alla sua presenza, ogni cosa, come se si fosse trattato delle incoscienti furie di un pazzo randagio e sconosciuto! Da quel giorno, per, ella fu la fidanzata di Xenio.
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CAPITOLO 24.
 La rivelazione.
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Valerio, col cuore spezzato, ma con una coscienza pi alta di s, si rec al suo albergo, aspett per pi ore i.... padrini di Xenio, ma visto che nessuno si faceva vivo, la sera stessa part, prendendo per una direzione qualsiasi, desideroso, come si sentiva di correre, correre, dominare lo spazio!
Giunse a casa due giorni dopo, inaspettato, Bianca lo guard, e, per la prima volta, trem per la vita del fratello. L'abbraccio teneramente:
 Non sei felice? gli chiese.
 Tutto  infranto per sempre, rispose Valerio all'amorosa sorella, ma il cuore  guarito!.... Basta.... non parliamone pi! Ora bisogna lavorare, Bianca, bisogna guadagnare le cinquemila lire che ci ha date Delfi.
 Cinquecento, vuoi dire.
 Cinquemila!  ribatt Valerio stupito, e guardando fisso la sorella.
Questa rimase come sgomenta e ripet titubante:
 Eravamo d'accordo cinquecento.
 Un'elemosina, dunque? un'altra elemosina?  disse Valerio esaltandosi, perch ormai troppo facile all'eccitabilit  e tutto ci malgrado il nostro orgoglio, il nostro sapere! Non vivremo dunque che di elemosina? E lo sa Delfi che siamo poveri? Gliel'hai detto tu, nevvero? hai dunque paura della povert tu? tutte deboli voi donne; tutte....
 Oh Valerio!! Disse con accento di rimprovero affettuoso Bianca.
A quella voce, nella vale era tanta nobilt e tanta coscienza di vita, l'ammalato si ravvide subito; un'onda di rammarico gli entr nel cuore, ed intenerito, per la disposizione al pianto, ormai fitta nel suo cuore colla ferita d'amore, sent le lacrime stringergli la gola.
Bianca se n'accorse, e, volendo impedire ad ogni costo il pianto all'uomo, rialz fiera la bella testa e riprese:
 E che perci? non sapremo noi guadagnare in breve cinquemila lire? Egli esige un lavoro di molto valore da te, non per l'ingegno necessario, ma per le enormi difficolt di traduzione e di riduzione che presenta; poi.... se lo credi, ne restituiremo una gran parte di quei denari, quelli che hai riportati, e gli dir a nome tuo, la parola di rimprovero, che gli dobbiamo dire.
 Grazie, Bianca, eccoti pressoch tutto il danaro, non ho speso che 400 lire, e 100 per questo abito di gala, che mi ha servito una sola sera; donalo al primo povero che trovi, perch ne faccia denaro; io non voglio neppure pi toccarlo, mi brucerebbe le carni.
 Sar fatto, disse Bianca con risolutezza, ed ora va a letto, e riposa, che sarai stanco del viaggio; in casa non manca nulla: babbo lavora, sta bene; quando sar tempo di rimetterti al lavoro anche tu, te lo dir io. Ora no! riposa, devi ubbidirmi, sai che noi donne abbiamo l'occhio clinico per i nostri cari; tu sei ammalato ancora, capisci? devi guarire per essere forte, per essere quello che sei, per essere ancora tu. Andiamo, quando hai salutato il babbo, va subito a riposarti.
Valerio si sent come sollevato da quelle parole risolute e fidenti: era l'aria pura della sua casa che gli sollevava lo spirito travagliato.
Si rec nello studio della cartiera che era nel nuovo fabbricato; il Vecchio Malli, guarito ma sempre strano e taciturno, scriveva. Alz la testa, si mosse con pacatezza e baci senza entusiasmo, suo figlio che gli aveva gettate le braccia al collo con passione. Poi si stacc un passo da lui, lo guard fisso e gli disse come perseguendo un suo pensiero e ripetesse un fatto qualunque:
 Tu hai lavorato troppo, e hai pensato troppo, hai pianto ancora, e sei malato!
 No, babbo, sono soltanto stanco del viaggio, perch ho fatto un lungo giro per la Liguria ed ho passato in treno la notte.
 I giovani, ripet il vecchio, inflessibile non fanno mai, per stanchezza, la faccia che ora hai tu. Sei malato, ti ripeto hai lavorato troppo; non lavorar pi, lavoro io adesso.
Chin la testa come chi  riassalito da un pensiero, da un dubbio opprimente.
 Grazie, babbo mio, rispose Valerio, che forse leggeva nel pensiero del colpevole; io sono felice di vederti guarito e tranquillo, questo mi far diventar pi forte e pi robusto, vedrai.
Malli scosse il capo; Valerio, dopo alcune altre parole affettuose, lo lasci.
Un'ora dopo, Delfi entrava nello studio per rivedere alcuni conti, Malli gli disse:
 Hai tempo di parlar con me?
 S, finch vuoi!
 Chiudi e avvisa perch non entri nessuno.
Delfi obbed, dando ordini opportuni a l'impiegato Vanchi che scriveva nella stanza prima.  I due amici sedettero di fronte l'uno all'altro.
 Dimmi Delfi, quanto ti devono i miei figli? Tu non mi hai mai detto nulla; ma io so che essi ti devono una grossa somma.
Delfi, per un momento, dubit che sapesse delle 5000 lire, e rispose: Ma che sciocchezza, sono inezie, e poi, gi, Valerio se le deve guadagnare; ho un lavoro difficilissimo da dargli.
 A Valerio? non voglio,  troppo ammalato e poi come vuoi che un poeta possa guadagnare.... guadagni.... pi di cento mila lire? Disse Malli precipitosamente, quasi che la cifra gli bruciasse le labbra.
 Centomila lire? rispose sorridendo l'industriale, dubitando di un nuovo vaneggiamento del vecchio, cinquemila vuoi dire; non hanno voluto altro!
Malli spalanc gli occhi e mormor: Non capisco niente.
 S, ripet Delfi, Bianca mi fece capire che Valerio aveva bisogno di altra aria, di altra acqua salata diversa da questa, di altro sole, insomma; ed io gli ho pagato anticipatamente un lavoro che mi deve fare.... ma non oggi ve', n domani, ha tempo tutta la vita; non ho nessuna premura io. Non mi devono altro i tuoi figli.
Malli si grattava l'orecchio. Ma.... pensava, o le centoquarantamila lire? Non ne sa nulla lui? Riprese:
 Senti, Delfi, capisco che tu non mi manderai mai in galera, ma vedo anche che non sai nulla.... io vorrei dirti.... vorrei chiederti...., ors, dimmela tu la verit  parla tu, rimproverami, ammazzami, ma levami questo macigno dal petto.
Delfi a quella parola galera aveva sentita, come una scossa elettrica nel cervello; tutto il mistero in cui si erano chiusi i suoi protetti, dopo la fuga del padre, gli tornarono alla mente; finalmente il dramma doloroso si svelava, egli capiva di aver dinanzi un colpevole.
Si alz pallido, era, intelligentissimo Delfi, e ci senza aver alcuna Laurea al suo attivo. S'avvicin alla porta, era chiusa. S'appress all'antico socio e, guardandolo con severit paterna, lui di molti anni pi giovane, gli disse:
 Sciagurato, che hai fatto? Non so nulla io; i conti li trovai perfettamente in regola; non mi devi nulla sull'azienda chiusa, ma la rovina deve essere caduta sui tuoi figli. Parla tu, non mi dissero nulla loro; parla tu, li salveremo, se siamo ancora a tempo; pensa che sei dinanzi ad un fratello, non ad un giudice; sgravati dunque la coscienza! Tuo figlio muore.
Malli si port le mani alla faccia, tremava in tutto il corpo; Delfi, inesorabile, gliele tolse a forza:
 Parla, disse quasi brutalmente, parla, i tuoi figli non ti hanno accusato, non dissero nulla a me; anzi dissero che tu li avevi lasciati ricchi ancora.
Malli si alz, pallido come uno spettro, e con voce soffocata e paurosa confess:  Quel giorno, quel giorno, in cui credetti di poter non essere pi padre, portai via tutto, tutto; non lasciai loro pi nulla! Nulla, altro che gli occhi per piangere e le braccia per lavorare!
Delfi fremette, pensando alle sofferenze dei due giovani amati:  Disgraziato! ripet e non potevi, piuttosto, pigliarti i miei? Non avrei fiatato ve'.... per loro!
 Ma presi anche i tuoi! esclam Malli esterrefatto e come trasognato.
 I miei? ma i miei c'erano ancora nella Cassa!
Si guardarono in faccia entrambi, colpiti da dolore e stupore. Qual sacrificio orrendo avevano sostenuto i due poveri giovani? Nessuno dei due uomini ne sapeva pi dell'altro.
 Vieni, disse Delfi, vieni con me, sciagurato.
E, preso per un braccio Malli, lo condusse nella vecchia palazzina. Quivi, Bianca stava ordinando gli abiti del fratello, riportati dal viaggio. Delfi la preg di recarsi con loro nella sala della Cassaforte, la pi interna, ora piena solo di manoscritti, ma sempre al suo posto. Quivi, assumendo un'autorit paterna, come se fosse lui il vero padre di tutti:
 Bianca, disse, vostro padre sent finalmente il bisogno di confessare ogni cosa; quattro anni sono, egli partiva, lasciando questa Cassa perfettamente vuota; ma la mattina dopo voi mi deste la mia quota precisa, centoquarantamila lire, come ve le procuraste? Io ho diritto di saperlo, perch oggi qui sono colui che ha la coscienza pi giusta ed il cuore pi forte; ho diritto di saperlo, perch oggi voi siete tutti miei figli; vostro padre non  che un nostro protetto, che vive e vivr sempre all'ombra del nostro amore e del nostro perdono; ma dovete parlare, per Dio.
Bianca, colpita in pieno petto da quella rivelazione improvvisa, pensando alla disperazione che ne avrebbe avuta Valerio, gi troppo affannato da altre angoscie, non sapeva se rimproverare, pregare, o ringraziare, o sdegnarsi; guardava muta or l'uno, or l'altro, e non rispondeva.
 Babbo, disse infine, abbiamo sofferto tanto per non dover arrossire mai nessuno di noi, neppur tu, perch hai voluto parlar oggi? Ti chiese mai nulla nessuno? Fu una follia momentanea la tua; e quand' che si rimprovera un uomo per un atto di pazzia improvvisa?
Delfi ora si sdegnava per davvero:
 Signorina, riprese con profonda amarezza, e con voce di rimprovero, io non vi ho pregata di rampognare vostro padre, perch fece finalmente il dover suo.... ma vi ho pregata di dirmi dove avete presa la somma che mi restituiste, perch appunto dalla origine sua devono, credo, derivare tutte le tribolazioni vostre e di vostro fratello.
Delfi aveva colpito giusto, e questa volta il rimprovero andava diritto al cuore di Bianca. Ella pens ch'era quello infatti l'unico segreto che le aveva serbato il fratello, senza ch'ella, che pure era s vigile ed amorosa, non si fosse mai data l'affanno di strapparglielo.
Sapeva per che la somma gliela aveva data Xenio, ma a qual prezzo? pensava ora. E perch Valerio, tanto nobile d'animo, invece di essere grato all'amico munifico, aveva, da quel giorno serbato un s profondo rammarico contro di lui? E lei perch era stata cos stordita, da non tentar mai quella piaga, che forse aveva sempre sanguinato nel cuore dell'amatissimo fratello?
Mentre questi pensieri le passavano per la mente, pareva che un fitto velo, di cui non aveva prima coscienza, le cadesse dagli occhi.
 Ah! pensava, certo certo, egli ha avuto un gran dolore, che ha sofferto tutto da solo! Ed io non ho cercato di conoscerlo mai!
 Dunque?  ripet Delfi con forza.
 Dunque, rispose Bianca, fattasi timida, ora che si sentiva colpevole, le ha trovate mio fratello; gliele ha date il conte Xenio, ma non so a qual patto.
 Bisogna chiederglielo, e, se  necessario o conveniente, restituirle subito subito. La mia sostanza libera ammonta a 500,000 lire, quando morr, ne avrete un po' di meno, ecco tutto. Ma bisogna sapere quel patto, forse la riparazione dei danni sar la miglior medicina per il nostro malato.
Valerio, gi riposatosi, era disceso dalla sua stanza e cercava di Bianca; entr nella sala, e vide quei tre volti, rivolgersi fissamente su lui come se volessero cavargli l'anima; parl Bianca.
 Valerio, gli disse, ti prego di non isdegnarti, non eccitarti ci preme la tua salute; tu devi vivere con noi e per noi. Senti, tu hai fede in me,  vero? cieca fede, perch tu sai che ti sono sorella di spirito, come di sangue; quindi non chiedermi nulla, non cercare il perch, e il come, fa come il bambino che cammina fiducioso all'oscuro, perch attaccato alle gonnelle della madre. Se tu non fossi ammalato non ti parlerei cos, ma credimi....
 Ti credo tutto, ma spiegati, interruppe Valerio nervoso, capisci bene che tante parole che non concludono nulla mi fanno pensare a qualche nuovo dolore; hai restituito il resto delle 5000 lire al signor Delfi?
 Valerio, disse questi, siete ben orgoglioso, troppo orgoglioso; ma non sapete che, a questo mondo, le parti son divise; e che nessuno di noi  tutta la forza, e che essa  la fusione di tanti elementi diversi, uno dei quali  sempre il denaro? Se voi aveste avuta fede in me, nel mio cuore, nel mio valore, perch anch'io sono un valore, perch son ricco, perch non son cattivo, voi non sareste stato vinto.
 Vinto? da chi, e perch?
 Non lo so, ma lo sento  e voi oggi, voi meno di tutti potete negare la necessit del denaro. L'ingegno non basta Valerio per vincere, se non ha chi lo aiuti; anche gli splendori del genio si irradiano dall'oro, esso d loro l'alimento, la forza per crescere ed espandersi. Voi, invece, l'avete rifiutata questa forza, credendo che bastasse aver ragione. No, Valerio, anche avendo ragione, bisogna ricorrere all'avvocato per vincere la causa; e l'avvocato del mondo, e di tutte quante, le ragioni nostre, compresa quella dell'ingegno,  il danaro. Chi  povero, nei tribunali ha torto qualche volta; nella vita ha torto sempre!
 Ed io, aggiunse Malli annichilito, io, figli miei, ve l'ho rubata questa forza, a cui avevate tutto il diritto.
 Sciagurato, url Valerio, siete ancora pazzo? Non  vero?
 Ma che pazzo! Ma che non  vero! url pi forte Delfi,  ora di finirla: pazzi siete voi due, voi che, giovani e forti, vi volete uccidere, e uccidete il vostro ingegno opprimendolo nelle fatica d'ogni ora, d'ogni giorno. Oh io ho ben il diritto e il dovere di salvarvi ad ogni costo! Vostro padre, oggi sano, sanissimo di mente, mi ha confessato tutto, voi Bianca avete ormai confermato e....
 Tu! tu?  esclam Valerio! adirato per la prima volta in vita sua, contro la sorella.
 S, lei meno pazza di voi! e chi credete ch'io mi sia? fratello di vostro padre, io sono. La pazzia che ha commesso lui avrei potuto commetterla anch'io, e che perci? Basta, ora tutto  finito, restituirete la somma a chi la dovete; d'ora innanzi sono io il padrone in questa casa, voi siete tutti e tre miei figli! dovete ubbidire!
 Oh Valerio, aggiunse poi commosso, vi voglio veder guarito, intendete? voglio che torniate grande, come foste e siete; via gli scolaretti, le traduzioni, l'ebraico e il cinese; io non me ne intendo, ma so che siete poeta, e questa non  poesia, non  lo spirito vostro. Questa  la vostra morte, capite? Dovete vivere, vivere e vendicarvi, aggiunse Delfi.
 Di chi? Chiese sorpreso Valerio.
 Non lo so, di qualcuno certo, perch qualcuno vi ha fatto del male. Ors, io non voglio saper nulla dei vostri segreti, che non mi avete mai voluto far conoscere; prendete la somma che vi occorre e restituitela a chi la dovete, non voglio saper altro.
 Non posso, rispose Valerio, sgomento e fiaccato come un'aquila cui sono state spezzate le ali.
 Che? riprese Bianca, non puoi ? non puoi? Ma quale patto infernale hai fatto dunque con quell'anima vilissima?
 Taci! taci! ripet Valerio con forza; tutto  sepolto, nessuno non deve mai sapere nulla, l'ho giurato.
 L'hai giurato? hai giurato?  Chiedeva affannosamente Bianca, cui si diradavamo sempre pi le tenebre di quel mistero; ed intanto, evocava quella lontana mattina famosa, in tutti i suoi particolari: il canto di Valerio, appena desto da un breve sonno; la sua gioia per aver compiuto il lavoro pi caro al suo cuore, la sua fede nella gloria che non gli sarebbe fallita; poi...., la scomparsa del Poema e addotti.... mille pretesti per non pubblicarlo pi. La sua mente correva ansiosa alla ricerca del perch: ricord la visita di Xenio, la somma ingente subito concessa da costui, e pi tardi, la rivelazione del genio di Xenio al quale genio nessuno aveva mai, prima d'allora, pensato. E come se avesse visto tutto sullo sfondo d'una scena:
 Ah sventurato, grid infine con supremo dolore, tu hai venduto, hai venduto....
Valerio le si lanci contro mettendole una mano sulla bocca: snaturando cos, la sua innata gentilezza e grid:
 Taci o mi ammazzo come un cane se tu parli! Ho venduto, s anche l'onore; se tu parli, tutti lo sapranno!
Bianca rimase atterrita e come fulminata; pallida, ansante guardava il fratello in cui era oramai concentrata tutta la sua anima:
 Non parlo pi, rispose affranta e senza fiato, ma ne so abbastanza! Dovevi dirmela la tua intenzione, non l'avresti fatto; non hai avuto fede in me, Valerio. C' un diritto a questo mondo che non muore mai, un diritto d'anima che il mondo sempre rispetta, se non altro colla piet. Dovevi aver fede in questo diritto! La sorte ti aveva dato una cattiva amante, ma una buona sorella: dovevi unirti col tuo pensiero a me, avremmo pensato meglio: guai Valerio, guai a chi  solo!
 Perdonami, Bianca, ma basta, oramai tutto  inutile; quel che  stato  stato! Grazie Delfi, voi siete davvero un amico.... non di questo mondo: accetto oramai tutto quello che volete, vi confido il padre amato e l'adorata mia sorella; io non ho pi forza, non son pi uomo, non ho pi volont; siate voi la mente, il braccio de' miei cari; io non posso pi vivere, sono stanco: basta! E abbandon la testa abbattuta sul tavolo.
Malli, a queste parole del figlio, proruppe in pianto; Delfi camminava su e gi col petto gonfio di passione, e Bianca, colla mano sul capo chino del fratello, andava mormorandogli:
 Valerio,  il dolore che ti fa parlare e sentire cos; sei giovane, rivivrai come una pianta a primavera, troverai l'anima degna di te, e sarai felice come non potei essere io per un terribile fato. Sono profeta io. Valerio, confida e spera.
Corse poi presso il babbo piangente, l'abbracci:
 Oh! babbo, ogni cosa  come il destino la vuole, ma non c' mai colpa, quando c' di mezzo il cuore, e tu non facesti che ci che voleva il tuo cuore. Non piangere, siamo pur sempre tuoi figli, ti vogliamo sempre bene, ci sar sempre io per tutti.
 Sicuro, aggiunse Delfi, che finalmente aveva trovata una parola che gli pareva proprio giusta; sicuro c' sempre lei per tutti, e dobbiamo vivere tutti per lei, altro che morire! Con questi angeli in casa non si deve, non si pu morire. Ors bastano le commozioni non sono uomo da piangere io; sono uomo d'azione, se non fossi stato un cenciaiuolo, sarei stato un capitano; comandare mi piace, comandare e fare. Vediamo cominciamo oggi! Ricordatevi che comando io adesso, e guai a chi dice di no quando io dico s, e viceversa.
I due giovani, vinti sopraffatti dalla piena degli affetti, dinanzi a quell'uomo di ferrea volont, che appariva la bont personificata e che aveva ora in suo potere il loro pi terribile segreto, non ebbero pi alcuna forza da opporre ed acconsentirono tacitamente.
 Siamo d'accordo, conferm Delfi.
Suon, entr Giovanna:
 Direte a tutta quella marmaglia che vien qui a studiare di greco e di latino, che i signori non danno pi lezioni.
 Ma no, interruppe Bianca, risponder io, scriver io; queste cose toccano a me!
 Va bene, fatele voi, ma fatele! E cos sia, ora, Giovanna chiamatemi Vanchi.
Il ragioniere entr:
 Domani, gli disse, il signor Malli riprende le sue antiche funzioni, perch abbiamo uniti ancora i nostri capitali; ritornerete qui, in questa Cassaforte, il deposito, i registri, tutto; le chiavi le troverete sempre presso i Malli, come prima. Qualunque cosa occorra, rivolgetevi a loro, come a me.
Il ragioniere, che nulla aveva compreso del passato, prese atto di ogni cosa, e disse d'essere contento perch, nelle lunghe assenze di Delfi, egli, dovendo sostituirlo in tutto, aveva troppe responsabilit.
Ma da allora, Delfi pens a cedere la cartiera di Napoli e non si allontan da Genova, se non per brevissimi viaggi; il suo quartiere generale divent la casa della cartiera, i suoi pasti li fece sempre coi Malli; della colpa del vecchio non se ne parl mai pi, e sarebbero stati, finalmente, tutti tranquilli, se la malattia di Valerio, non si fosse presto rivelata inesorabile.
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CAPITOLO 25.
 Il destino.
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Appena Armida fu informata della partenza di Valerio da Sestri, si sent come liberata da un peso; perch in verit, nonostante la sua baldanza, non aveva punto la forza di affrontarlo ma neppure voleva mostrar di temerlo, e la gente, specialmente in quel beato soggiorno di ozio, vedendo or l'uno or l'altro, non avrebbe potuto che osservare, commentare e creare leggende.
 Come fare? Si domandava stizzita e mordendosi le unghie dalla rabbia malgrado la sua nobilt.
  partito se Dio vuole, le disse a colazione la madre, che aveva appunto fatto spiare i passi di Valerio.
 Meglio, rispose la figlia, e non se ne parli pi;  troppo malato, ormai non  pi un uomo in s, me ne spiace per lui, ma tutto  finito, l'ha voluto lui stesso.
In quel mentre, entr Xenio, tutto crucciato in volto:
 Ma  fuggito! disse con gesto da Rodomonte.
 Silenzio, interruppe Armida, poi, calcando in ogni sillaba: Come.... se.... nulla.... fosse stato! Guai a chi ne parla ancora.
 Sar fatto!
 Venite al bagno oggi, Conte?
 S, il cielo  splendido, il mare invita!
 Alla spiaggia, dunque, all'ora consueta, indiremo una bella gara fra i pi valenti nuotatori e le pi audaci nuotatrici.
Xenio s'inchin e disse:  Io non mi innamorer della vittoria, io non vorr essere che il vostro cavaliere, qualunque possa essere la vostra sorte.
 Si direbbe che dubitiate della mia energia di nuotatrice, Conte, badate.... vi far sudare in acqua.
Xenio sorrise: egli aveva gi vinto abbastanza, non aveva bisogno d'altre vittorie.
Poche ore dopo alla spiaggia, fu una festa vivacissima, pareva che tutte le Ninfe celebrate in Parnaso si fossero date col convegno ed Armida, in costume candido, il volto circondato di fiori perlacei, sembrava la Venere ricercante le materne spume. Non vi fu motto, frizzo, ardire ch'ella risparmiasse a s o agli altri: la sua vivacit pareva quasi infantile, mentre il suo riso trillante di gioia, i suoi salti nell'acqua e i suoi abbandoni all'onda avida erano pieni di fidanza a di incoscienza del pericolo.
Chi poteva mai pensare alla insultata del giorno prima?
Qualche solitario, ch'era stato presente alla scena, cerc con l'occhio lo sconosciuto insultatore, ma invece di lui, incontr due occhi neri di donna, dilatati e smarriti, in preda a cupa disperazione.
Erano gli occhi di Ilda. Essa, in disparte, osservava tutto quell'armeggio di Armida, e tutto comprendeva.
Al dolore antico della passione oltraggiata, ora un dubbio tremendissimo s'aggiungeva; da parecchio tempo, nutriva un vago timore, il quale, per, sperava fosse vano, e per parecchio tempo pot dubitarne, ma ora era venuta la terribile certezza: ella sarebbe stata madre una seconda volta!
A tal pensiero, per, non si spaventava gi tanto per se stessa ch era ricca; quanto per il figlio senza padre, e d'un tal padre, e per l'ira che avrebbe sentita incontrando, un giorno, quei due contenti e felici nel proprio immane egoismo soddisfatto.
 Se n'avessi la forza, li ammazzerei tutte e due,  brontolava fra s  Ma poi, ma poi?.... il processo, il carcere, la condanna! Bella vendetta che n'avrei! E la mia figlia ch' in collegio? E quest'altro.... No no, che almeno, abbiano una madre.
Poi sperava ancora nel cuore umano, e soggiungeva:  Pure, chi sa? Gli uomini, quando sono appagati, sono crudeli e vili colla donna; ma lei? lei lo vorr ancora per suo sposo, quando sapr?.... Proviamo!
E ferm un altro suo proposito, tanto ardito, quanto ingenuo! Scrisse subito una lettera di lacrime e di suppliche ad Armida, dicendole l'animo suo ed il suo stato.
Armida, leggendola, sbuff due volte e croll le spalle, come una cavallina ben pasciuta. Poi, non fin neppure di leggerla e quando le si present Xenio, gliela porse con una sguardo di sprezzo per chi scriveva.
Il nobile conte mostr ira e sorpresa, chiam l'azione della vedova ricatto, disse ch'essa era stata comune a tanti altri suoi amici e che cercasse altrove il responsabile: egli nulla saperne!
Armida sorrise, credette, naturalmente, a Xenio, e gli avrebbe creduto ad ogni modo, perch oramai il suo intento era fissato.
 Partiamo, disse donna Paola, ce l'ho gi in uggia, questo sitaccio.  Xenio, gi d'accordo esplicitamente colla madre, le rispose:
 S, s, sono annoiato anch'io; potremo recarci in Isvizzera, al Burghenstock, dove c' pi fresco, per qualche tempo, poi scenderemo a Genova, per le nozze.
Cos fu stabilito!
Due giorni dopo, un ricchissimo cocchio conduceva le due contesse e il nuovo fidanzato alla stazione che era alquanto lontana: la noia del mondo ufficiale e la soddisfazione dell'egoismo pago di s brillavano misti insieme sui tre volti atteggiati ad un'espressione di obbligo e perci concorde in tutti.
Mentre i cavalli neri e lucidi, dai fianchi opimi, camminavano per la campagna, con trotto cadenzato e solenne, un'ombra nera si stacc da un campo e sal sul ciglio della via per attraversarla.
Il cocchiere schiocc ripetutamente la frusta, la figura femminile lontana non si mosse e guard il cocchiere; questi, vedendola attenta a lui, immagin che si volesse ritrarre rapidamente all'avvicinarsi dei cavalli; invece la donna non si mosse, in un lampo si aggrapp alle briglie dei superbi corsieri, gridando da forsennata, parole sconnesse d'insulto. I cavalli s'impennarono, n l'automedonte pot fermarli di botto sui quattro piedi, cos, che la disgraziata fu travolta sotto le zampe ferrate. In quell'attimo, un giovane contadino s'avvent, dal campo, sulla strada, dinanzi ai cavalli, e strinse cos il collo fra le sue braccia ad uno di essi, che questo cadde al suolo e l'altro, di botto, rimase immobile. Per questa sola audacia di un oscuro eroe, le ruote del cocchio non passarono sul corpo dell'infelice.
Ilda, era lei, fu tratta di sotto le zampe dei quadrupedi, tutta contusa e sanguinosa, ma non ferita gravemente; la gente, accorsa, imprecando e urlando al cocchiere ed ai signori, port la svenuta in una casa vicina. Xenio, furente, ordin al cocchiere di tagliar corto, sferzando i cavalli, ed Armida, impavida e sprezzantissima, conchiuse:
 Bisogna essere ben pazzi, per voler uccidersi ad ogni costo!
Il pi rattristato fu il povero cocchiere, che, non avendo affatto preveduto il tristo proposito di una disgraziata, l'aveva travolta suo malgrado.
Armida se ne and, cos, verso il suo destino, accompagnata dalle maledizioni di que' pietosi sconosciuti e dai gemiti di una donna, calpestata ne' suoi diritti di amore e di madre.
Passarono sei mesi, era giunto l'inverno mite, dolce, sereno, come le anime buone, ch' tutto proprio della Riviera Ligure. Bianca non aveva ancora smesso il suo lutto per l'amatissimo Andrea; solo qualche volta, su quel nero compariva un po' di bianco attorno al collo, che la faceva rassomigliare ad una Santa Teresa. Un'amica le aveva detto del matrimonio avvenuto fra Armida ed il conte Xenio, ma Bianca si era guardata bene dal partecipare la notizia a Valerio, sempre ammalato.
L'amica stessa le aveva anche detto della seconda maternit dell'antica amante di Xenio, della torva ira di costei per questa maternit, e del disprezzo che per lei avevano le Mimose.
Bianca ne sent somma piet; ella, che l'aveva appena conosciuta di vista, corse a trovarla, a dichiararsele amica nella sventura. Ilda odiava la sua seconda bambina che era gi nata.
 Perch? le chiese Bianca, non capisco.
 Perch  figlia di un vile.
 Ma  anche figlia vostra, e l'amore materno purifica e santifica ogni origine del figlio; onta al padre che l'ha disconosciuto, ma il figlio che colpa ne ha? E la madre non  forse santa come qualunque altra madre e sposa, se non ha negata la dovuta assistenza materna alla sua creatura?
Voi avete fatto atto di dovere e di virt, rispettando i diritti della maternit col tenere presso di voi la vostra creatura: mentre aggiunge colpa ben pi grave a colpa, se pur l'ebbe, la madre che la respinge o l'abbandona.
Suvvia, amatela la vostra creatura e ritenetela come soltanto vostra, poich voi sola aveste viscere umane; lui no!
Ilde pianse di tenerezza, strinse al cuore l'innocente creaturina, e da quel giorno, sotto la luce morale di Bianca, che non l'abbandon mai pi, divenne degna madre, e seppe allevare virtuosamente entrambe le sue figlie, ed amarle allo stesso modo.
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 Donde vieni, Bianca, le chiese un giorno Valerio.  La sorella glie lo disse: era stata da Ilda, perch la sua bambina era un poco ammalata, ed aveva dato dei buoni consigli alla madre.
 Brava Bianca, sei una vera femminista tu; tutto il mondo camminer meglio quando tutte le donne, che si atteggiano a morali e moraliste, somiglieranno a te. E dimmi, e lui, Xenio, il deputato, che fa?
 Non lo so.
 E ammogliato nevvero?
 Non lo so.
 Lo so io.
 A Genova non c'.
 Sono a Roma tutti e due; aspettano, per ritornare, che io sia morto e che quella disgraziata sia ripartita per l'America!
 Oh! Valerio, non pensare cos, la stagione  bella, e tu, non vedi? vai migliorando ogni giorno!
 Grazie, Bianca, questo  ne' tuoi desideri, nel desiderio di voi tutti, ma non  la realt; invece vado rapidamente al mio destino, lo sento. Guarda queste mani diafane, senti la mia voce velata.
 Ma  perch sei cattivo, esclam Bianca con una voce di lacrime, e fai sempre l'opposto di quel che ti dice il medico.
 Che vuoi, Bianca mia, capisco che tutto  inutile; voglio morire in piedi, voglio essere schiantato come la quercia, anzich languire come il lucignolo; che importa a me, un mese di pi, un mese di meno? Non  qui la vita: io vado verso la vita!
Bianca lo guard atterrita.
 Non lo credi tu? gi noi non siamo credenti, siamo materialisti,  vero? Non lo son pi Bianca: all'appressarsi della morte, il mio spirito si ribella all'annientamento di s, e mentre la mia carne cede e si sfascia, il mio pensiero si rinnovella. Che significa ci? Non lo so; io sento qualche cosa di grande, d'infinito in me e fuori di me, di cui io sono un atomo, ed il mio spirito anela a ricongiungersi con questo infinito, cos, come la piccola fiammella tende a confondersi ed a sparire nella grande fiamma che la sovrasta. Non credere, per Bianca mia, che il mio Dio sia quello di quanti farisei e gesuiti sono nel mondo, ve'! Ah no! quello  il Dio che affanna e che consola e che perdoner, dal confessionale, a Xenio ed Armida. Il mio Dio invece, non affanna alcuno e non perdona a nessun tristo, come non colpisce nessun buono, anche se, nella disperazione, ha bestemmiato, ha rigettato la vita. Il mio Dio abbraccia tutte le vite che vanno a lui, da ogni mondo da ogni religione, e anche da nessuna, purch sieno stati buoni come te, come me, come il babbo, come Delfi, come il nostro Andrea. Noi, Bianca, noi siamo gli eletti, perch sappiamo amare e perdonare, perch non conosciamo l'odio. Chi odia, calunnia od offende, chi rattrista un suo simile, chi alza la mano su di lui, qualunque sia l'incenso e la prece aurata che manda al cielo, sar sempre un reietto da Lui. Questa  la mia fede, Bianca, e in questa fede, morr!
Entr Delfi: Si va un po' a passeggio, oggi, Valerio? i cavalli sono attaccati, l'aria  queta, il sole  tepido un po' di moto, Valerio, vi far bene.
 Ecco un uomo, rispose Valerio,  vero, il moto fa bene, quanto mi piacerebbe morire in carrozza al ritorno da una passeggiata.
 Se fate di questi discorsi, me ne vado solo; e voi, Bianca, perch avete gli occhi rossi? Non fatevi, almeno, vedere da vostro padre; non so, ma mi pare che, proprio, vogliate tutti soffrire per forza!
 Oh Delfi, caro amico nostro,  il destino, il destino chi ci trascina nostro malgrado. Vedete? io, figlio di una madre, morta giovanissima dello stesso mio male, avevo bisogno di felicit, d'amore, di serenit e di... minor lavoro per sfuggire all'insidia del male in agguato; invece tutte le circostanze utili a dargli vita e forza mi si strinsero d'attorno, cos il male soverchi le mie forze, e quando il vostro soccorso giunse, era troppo tardi. Colpa mia, colpa mia! Non importa, tanto che si fa, qui? giorno pi, giorno meno!
 Che si fa, che si fa? Tutti egoisti, sempre egoisti, anche nel voler morire! Gi e che faremmo noi qui tre soli? Io solo, vostro padre solo, Bianca sola!
 Ah! esclam Valerio,  vero, povera Bianca, tu sei forte, fosti pi forte di me; ma la solitudine, nel mondo,  terribile, la solitudine uccide quando si ha un cuore che ha bisogno d'un'anima in cui riversare la piena degli affetti, ma tu non sarai sola, Bianca, neppure, voi, Delfi, amico nostro! Ora andiamo a spasso!...
Si alz, vacillando, Delfi lo sorresse, ma in breve, Valerio volle reggersi da s; era diafano sotto i grandi ricci neri e gli occhi profondi, innamorati; sorrideva per confortare tutti, per rintuzzare le loro lagrime col proprio viso sereno.
Sal in carrozza. Delfi gli si pose accanto; il cocchio padronale si mosse e corse, corse attraverso le vie pi belle della citt, animate dai tram, affollate di gente d'affari e di passeggiatrici. Poi, Valerio volle che si costeggiasse il mare, si passasse in vista del Porto; una selva di alberi di navi ergevansi al cielo come tante braccia scongiuranti il Dio delle tempeste; Valerio li vide e li salut chiamandoli, anch'essi pavidi pellegrini della vita, spesso sbattuti dai marosi, volanti sugli abissi, lottanti coi venti, come esseri vivi in lotta col destino doloroso del mondo!
Ad un tratto, Valerio sussult, e cerc un sigaro a Delfi, questi si affrett a darlo col fiammifero acceso, lieto di fargli un favore, e non pensando affatto che il suo giovane amico da pi mesi non fumava pi e non poteva pi fumare.
Valerio preso il sigaro ed aspirando a larghi sorsi il fumo accolto in bocca, mand al vento, con aria di sovrano disprezzo per il mondo che l'attorniava, grossi globi biancheggianti che tosto svanirono nella luce.
Uno di questi globi audaci si rivers come per volere del suo produttore, sopra un'altra splendida carrozza che passava in quel momento in direzione opposta, rasente a quella di Valerio.
La signora ch'era in essa fiss alteramente il fumatore, ma tosto trasal e chin gli occhi. Era Armida accanto al suo sposo; le carrozze si allontanarono rapidamente: Armida aveva visto passare accanto a s un'ombra, l'ombra della vita che ama, soffre e passa.
Valerio aveva, dal canto suo, incontrato l'iniquit e l'egoismo trionfanti nel mondo; quello per ch'egli soffrisse nella sua sete insaziata ed insaziabile di una giustizia vera, nessuno lo potrebbe dire.
Perch? perch?  si domandava.  Dove e quando il regno dei buoni? E costoro hanno poi tutta la colpa d'essere cattivi? Se natura avesse dato loro un cuore come il mio, come quello di Bianca e di Delfi, avrebbero fatto tanto male agli altri? E lo sanno essi, forse, d'esser cattivi? No, no, no! Ed  questo il mistero pi terribile dell'esistenza.
Tornarono presto a casa, da quel giorno, la febbre non lo lasci pi, i suoi giorni erano ormai contati.
Il buon Delfi, vedendo quel suo diletto correre verso la fine, non aveva pi testa; un uomo, come lui, uscendo dalla camera di Valerio, sovente aveva gli occhi rossi. Bianca, bench disperasse pure continuava a parlar di speranza. Ilda veniva spesso a trovarla con la sua creaturina, e su quel tenero bocciuol di rosa, nato dal pi feroce egoismo maschile, l'egoismo che rinnega e scaccia, senz'ombra di rimorso, il proprio figlio in onta alle leggi universali della vita, per le quali, non v' microcosmo vitale che non provveda ai propri nati; su quella creaturina, dico, piovevano tuttavia, per virt femminile, i baci pi amorosi, le cure pi provvide.
 Odio e disprezzo tutti gli uomini, diceva l'avvelenata anima della vedova, sar suora nel mondo, ma sar la suora delle mie creature.
 Io, le rispondeva Bianca, v'insegner ad amare ed aiutare anche altre creature infelici, disprezzate, bisognose del pane e dell'amore, che tutti redime e salva. Noi abbiamo un difetto, ereditato dai secoli che ci tennero, come regali prigioniere, entro quattro mura aurate, ma sempre chiuse; ed  quello di versare tutto il tesoro dei nostri affetti in un solo essere che si chiama amante o sposo.
 Questo amore  troppo intenso: rende noi disperate e senza conforti, se l'infido ci abbandona; e lui: pi annoiato e pi egoista.
Tanto  vero che, sovente, le donne pi amate sono le infedeli. Noi dobbiamo, adunque, amare meno l'individuo, ed amare pi l'umanit: questo nostro amore meno intenso, e meno passionale, mentre lascier che parte del nostro cuore possa sentire affetti pi alti e pi generosi, spoglier l'uomo stesso del grande concetto che ha di s rispetto a noi, e noi saremo pi virtuose e pi utili al mondo, giacch perderemo molto del nostro gretto egoismo familiare per essere produttrici di infinite opere buone e di maggior giustizia sociale.
Cos quella povera donna, povera d'intelletto e di spirito, che si sarebbe uccisa od avrebbe ucciso per vendetta, divenne, guidata da Bianca, nuovo fattore di bene e di pace nel mondo.
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Spirava il maggio, la terra esultava; trionfava nel cielo e nei campi la vita; ma in casa di Bianca si moriva.
Valerio, forte nel suo proposito di voler morire in piedi, stava seduto sopra una poltrona nel giardino, tra il verde degli aranci e l'olezzar del fiori, mentre il lavoro ferveva nella cartiera, ed il rombo delle motrici diceva l'ardire umano, che seppe dare un'anima anche alla materia bruta. Bianca coglieva i fiori che piacevano a Valerio, e ne copriva un sedile di giunchi, posto dinanzi all'ammalato.
 Che fai, Bianca? vieni qui, non saccheggiare il giardino, perch uccidi tanti fiori? lasciali vivere anch'essi; chiss? forse anche loro hanno un'anima! Certo, hanno la vita.
Bianca sedette accanto a Valerio.
 Ascolta, soggiunse il fratello, non senti tu il desiderio di fare un grande, un immenso bene? Il mondo non premia quasi mai la virt, specialmente la virt d'amore. Acclamer scienziati ed artisti, ma l'amore?!.... quando non  strumento d'istinto o d'interessi, specialmente quando non  inteso o contraccambiato, il mondo lo disprezza, lo calpesta, e quel ch' peggio lo deride.
Non sentiresti tu il coraggio di gettare questa sfida al mondo, premiando l'amore? Ce n' cos poca di felicit al mondo, che il poterne produrre una briciola  opera pi grande che il dominare, soggiogare la natura colla scienza e coll'arte; tutte cose grandissime, ma che non valgono la felicit dell'amore.
 Ebbene, disse Bianca, confusa e commossa, dimmi che desideri; per vederti contento, far ogni cosa.
 No, no! Non lo devi fare per me, ma per il principio in s, per adempiere l'unica, la grande missione che hanno i buoni nel mondo, quella di recare agli altri buoni un po' di felicit. Hai tu mai misurata la sovrumana bont di Delfi? Tu non amerai pi alcuno di passione nel mondo, ma potresti amare per virt d'animo, per il sentimento che ci trae a premiare il bene....
Tacque! Bianca pensava: aveva giurata fede eterna alla tomba di Andrea: lo disse tremando.
 Va bene, Bianca, questo  santo per la santa anima tua, ma i morti non sono egoisti; essi non vogliono pi essere causa di dolori ai vivi; chi sacrifica s ed altri vivi ad un morto,  in preda ad una morbosa allucinazione sua, che non corrisponde affatto al senso giusto e reale del morti. Ti ripugnerebbero queste nozze, che darebbero un'immensa gioia a lui, e una gran pace a te?
 No, gli sono affezionata per infinita gratitudine.
 Allora.... vuoi?
Bianca chin il capo affermando; ella sapeva che dava, accettando, l'ultimo conforto all'adorato fratello. Delfi usciva in quel momento dalla cartiera, Valerio lo chiam:
 Amico nostro, gli disse, la grande ora s'appressa; ma, come voglio morire in piedi, cos voglio morire anche contento. Noi due, mia sorella ed io, letterati, artisti, combattenti per l'idea, abbiamo imparato, attraverso le nostre lotte, una cosa che tutti dicono e pochi praticano, e cio, che solo la generosit e l'amore danno al mondo il vero bene, tutto il resto...  nulla... e si potrebbe anche farne senza! E questo amore e questa generosit, voi, nostro buon amico, pur senza dottrina, n scienza, li avete in sommo grado.
Ma siamo buoni anche noi, nevvero Bianca? e sappiamo rendere amore per amore. Dunque, caro Delfi, so che amate mia sorella; ebbene, non sarete pi solo, ella sar la compagna della vostra vita; siete contento?  E gli stese la mano.
Delfi poco manc che stramazzasse per la gioiosa sorpresa e un'onda di sangue gli sal alla bronzea fronte:
 Bianca, Bianca,  vero?
 S, gli disse questa con uno sguardo espressivo, pieno di affetto e di gratitudine.
 Grazie Bianca, le disse Valerio, grazie per me, per lui e per il principio del bene!
Tutti tacquero commossi. Gli ultimi raggi del sole morente avvolgevano quelle tre teste sante e buone in un solo spirito di armonia, e i fiori, che intendono l'amore pi degli uomini, esultavano in quel placido tramonto di luce e di vita.
Pochi giorni dopo, Valerio lasciava questa, cos detta, valle di lacrime; il padre lo seguiva a pochi mesi di distanza, e Delfi e Bianca, unite col tempo le loro sorti, rimasero a piangere insieme sopra tre tombe adorate.
Alla Giustizia rimaneva intero il suo compito!
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FINE.